Archive for the ‘Vimercate’ Category

Prima edifico, poi ti rovino – Racconto medievale

1 aprile 2009

C’era una volta Re Roberto il Celeste, nato dalla casata lecchese dei Formigoni, sovrano di una terra che voleva sempre più prospera, soprattutto a beneficio della pia confraternita che lo sosteneva, i Celesti appunto (poi passato nelle trascrizioni come Cellesti, quindi Ciellisti, infine Ciellini, ndr). Per dare lavoro ai suoi vassalli, signori del mattone, il suo piano fu quello di costruire un grande ospedale, di ispirazione pre-rinascimentale, ricovero per tutti i malati della regione e crocevia dove radunare dottori, esorcisti, monatti e alchimisti cari ai suoi valvassori. Fu trovato il luogo dove edificare il nosocomio: Vimercate, città di mercanti, nonché rifugio di eretici in attesa della conversione al Bene celeste. Un ospedale per la verità c’era già, ma era ormai fatiscente, almeno a detta dei consiglieri reali. Il progetto dunque fu avviato, gli artigiani dell’operosa Brianza si misero ad innalzare un’opera di fine architettura. Intanto, il borgomastro di Vimercate, della fazione ghibellina avversa al Re, pensava a come riutilizzare i terreni lasciati liberi dal vecchio edificio. Pensava a nuove case per i più poveri tra il suo popolo, a botteghe e servizi, a parchi e strade per i carri, sempre più numerosi. Ma passava per quello che voleva dissennatamente riedificare la vecchia area agli occhi dei suoi avversari, vicini al sovrano ma ciechi di fronte al trionfo di pietra – oltre che di alta ingegneria – che si stava consumando nelle campagne fuori le mura della loro città, dove era stato allestito il cantiere del nuovo ospedale. In tutto ciò, il Re si ostinava a non firmare la proposta del borgomastro sulla riqualificazione dei vecchi terreni, nonostante passassero i mesi, nonostante il borgomastro in persona lo avesse invitato ad apporre la firma direttamente sul luogo dei (mis)fatti. Finì che l’ospedale fu quasi pronto, si stagliava tra le nebbie nella pianura. E la firma sulla vecchia area ancora non c’era… Finisce, con un vertiginoso salto nel tempo, che si arriva al marzo del 2009. E questa storia medievale diventa una bagarre di contratti prematrimoniali (nel senso di documenti di indirizzo politico e urbanistico) e firme non lasciate, alla maniera di Prima ti sposo poi ti rovino. Finirà che forse la firma non ci sarà mai. O – come accade a certi registi che si vergognano dei loro lavori – alla fine il “film” passerà con una firma falsa. A Hollywood si usa Alan Smithee. Si cercano pseudonimi per il nostro celeste Re, pardon Governatore.

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Un bel progetto

11 febbraio 2009

I comitati genitori di Vimercate hanno chiesto un incontro pubblico per parlare di riforma della scuola. C’è stato, ieri sera: una commissione consiliare aperta, dove genitori e docenti hanno sottoposto a consiglieri e giunta i loro dubbi sul fatto che l’ottimo sistema scolastico (pubblico) di cui godiamo nel nostro Comune possa essere snaturato. Sul fatto che salti il tempo pieno, che si perda la partecipazione del corpo docenti, che si azzoppi la didattica tornando indietro di trent’anni. Un piccolo esempio locale, per raccontare che si può ancora fare della buona politica: un confronto diretto tra cittadini e rappresentanti, molto trasversale e per niente ideologico, lontano dagli strilli della stampa, la prova che si può discutere anche di grandi questioni nazionali senza cedere al gossip. Per tutta risposta, la nostra sgangherata minoranza – a parole così attenta ai problemi delle famiglie, eh già – ha pensato bene di lasciare la sala, quando si è trattato di parlare direttamente col pubblico presente. Forse si aspettava una strumentalizzazione anti-Gelmini, che invece non c’è stata. Mitico, ad ogni modo, l’intervento di una consigliera di Forza Italia: «Sono stufa che passi tutto dalla politica – e lo dice, aggiungo io, una che fa il consigliere, sic – i genitori e gli insegnanti non si devono lamentare, ma proporci un bel progetto». Già, un bel progetto. Delle riforme e dei tagli ministeriali che penalizzano uno dei sistemi che funzionano meglio nel nostro Paese, chi se ne importa.

Questo ospedale non s’ha da fare

5 febbraio 2009

Pippo su Vimercate (che detto così sembra il faccione della mamma di Woody Allen in Edipo relitto). Sulla questione ospedale-che-non-c’è, da consigliere vimercatese aggiungo che, alla non-firma di Formigoni, si accompagna la schizofrenia della nostra minoranza di centrodestra, che ha smarrito il principio di non contraddizione. E non importa se – su un tema che dovrebbe starle a cuore – il governatore non firma, e se la Regione fa i suoi giochetti sulla nome dell’azienda ospedaliera e sui volumi dell’area lasciata libera dal vecchio ospedale. La colpa è sempre dell’amministrazione. Eh già.

Il sociale è una partita. A golf

30 gennaio 2009

Occuparsi del sociale, ci intima la nostra minoranza (che per fortuna a Vimercate è il Popolo delle Libertà) al consiglio comunale di ieri sera, tema Bilancio. Già, il sociale. Hai voglia a parlare di servizi che da anni non cambiano (e di questi tempi è tutt’altro che scontato), di edilizia convenzionata, di attenzione alle manutenzioni ordinarie, di mantenimento dello stesso livello di servizi nonostante il problema (molto federalista) dell’esiguo trasferimento di fondi statali al nostro Comune, rispetto a città della stessa grandezza neanche troppo lontane. Hai voglia a dire che puntare su realtà come la cosiddetta “filiera corta” (espressione che gli esperti di comunicazione dovrebbero correggere al più presto) nelle realtà locali serve più delle social card. A livello macro, c’è chi fa del sociale puntando sulle pari opportunità (la legge Lilly) e chi, nello stesso campo, ha perso la bussola: il buon ministro Carfagna – colei che in questa mitica intervista paragonava il suo breve cursus politico a quello (nientemeno) di Obama – ha avuto il suo momento di gloria quando disse che avrebbe tolto le prostitute dalle strade: oggi quelle povere ragazze ci sono ancora, mentre il Ministero arranca. A lasciare le strade è l’esercito, piuttosto. L’emergenza sicurezza (anche quella molto “sociale”)? Parole che andavano bene una volta, per uscire sui giornali. La crisi economica di oggi? Un’emergenza – anche a detta del PdL – quando si parla di bilanci amministrativi locali, che poi a livello nazionale si stia ancora nicchiando riguardo al problema (tranquilli, Tremonti ci assicura che le nostre banche sono solide), questa è un’altra storia. Alla fine ieri sera a sparigliare è arrivato il nostro debordante “dirimpettaio” di Alleanza Nazionale. Rivendicate le sue radici che affondano nella destra sociale, si è messo a parlare di sport: «Bisogna offrire ai cittadini delle proposte nuove: in un comune vicino al nostro, ad esempio, è stato aperto un campo da golf». Uno sport decisamente sociale. Eh già.

Pensando alla prima fila di Grant Park

8 novembre 2008

Sono in una delle sedi del Pd vimercatese, aperta eccezionalmente (sic) per la campagna di tesseramento autunno/inverno 2008. Non penso che arriveranno in massa a reclamare la loro tessera (e dire che dopo la vittoria di Obama ci aspettavamo il picco; è una battuta). Penso che sia giusto e utile stare qui, comunque. Penso che servano però altre forme di intercettazione del consenso (che brutte parole). Non siamo i democrats americani, ma c’erano migliaia di giovani in piazza il 25 ottobre, tanto per dirne una. Non abbiamo un Obama da proporre loro come leader, ma sono convinto che al Pd alcuni di loro si avvicinerebbero volentieri. Ma non verranno mai alle 10 del sabato mattina a fare la tessera, ed è giusto così. L’ho già scritto: in prima fila a Grant Park il 4 novembre non c’erano i militanti precettati. C’era gente che si riconosceva in un progetto, in quel momento, e non perché gli era stata data la “linea” dal Partito, tanti di loro il Partito non sanno neanche cosa sia. Dobbiamo pensare alla prima fila di Grant Park. Ma prima ci vuole un progetto chiaro. E le persone disposte a portarlo avanti.

PS: A proposito dell’avvicinarsi ai giovani, stasera ci proviamo alla Festa del Tesseramento (e della Birra) al Basell di Oreno (Vimercate). Tra una media chiara e una salamella, anche l’occasione di fare due chiacchiere con Dario Marini, candidato alla segreteria nazionale dei giovani democratici. Noi ci saremo.

Pensare all’idraulico Giuanin

16 ottobre 2008

Che cosa comunichiamo quando parliamo di comunicazione? Ieri, riunione di maggioranza a Vimercate, si comunicava la voglia di tornare ad esserci. Di tornare ad essere “progetto”, per usare un’espressione cara al marketing (se comunicazione deve essere…). Un progetto riconoscibile come lo era la nostra coalizione che ha vinto a Vimercate due anni fa. E come il Pd nazionale alle primarie del 2007 (ieri si citava Diamanti…). Uscire con due/tre cose chiare. Cambiare l’idea di centrosinistra, prima ancora che il linguaggio. Essere più presenti, in generale. Sforzarsi di raccontare ai cittadini/elettori la realtà (quella vera) che hanno attorno. Perché va di moda dire che la gente “là fuori” pensa solo alla polemica; la gente vuole ascoltare, capire come guardare la realtà, che il problema sia la nuova rotonda o il carovita. Diventare un po’ più puttane, e uscire sulla stampa locale (e non) con qualche titolo forte. Pensare all’idraulico Joe. Che in Brianza si chiama Giuanin.

Il pranzo di Platone

2 ottobre 2008

E se vi dico che da stasera inizio a uscire con Platone…?

(Che poi a me ‘sta bellissima idea dei simposi in Brianza fa tornare in mente quel gran film che è Il pranzo di Babette, dove la provetta chef parigina del titolo coi suoi simposi fa scoprire la bellezza a una piccola comunità danese. «Dovrei cenare con lei tutte le sere, Babette. Non attraverso il mio corpo, che non ha importanza, ma con la mia anima. Perché stasera ho capito, mia cara, che nel nostro bellissimo mondo, nelle nostre parole, tutto è possibile…»).

Si può fare quel che si può

1 ottobre 2008

Odio quelli-che-si-lamentano. Ma nel nostro circolo Pd aspettavamo i materiali per la tre-giorni di protesta democratica contro la scuola gelminizzata, e non sono mai arrivati. E la tre-giorni è finita domenica. (Mo’ vediamo se arrivano quelli sul caro-vita per il weekend del 10-12 ottobre, o così pare). E, a proposito dell’attesa manifestazione di sabato 25, a livello locale si capisce ancora poco o niente (ma almeno una nota dell’ultim’ora ci ha informati che è stata spostata alle 14, dalle 9 di mattina inizialmente – e scandalosamente – previste). Io so solo una cosa: che per tutto questo caldo autunno di tessere e proteste terremo il nostro circolo aperto ogni weekend. E che ci daremo dentro il più possibile coi banchetti. Si fa (o si può fare) quel che si può, con quello che si ha. Noi per fortuna possiamo ancora contare sulle persone. Qualcuno la chiama “audacia della speranza”…

Un luogo comune

19 settembre 2008

Lo scriveva anche Pippo nel suo bel post: è bello avere un luogo dove trovare ogni sera gli amici, le persone che ogni giorno fanno con te un pezzo di strada, i vecchi compagni che ti regalano le loro storie e i nuovi arrivati con le loro nuove idee. Le Feste Democratiche sono state per tutta l’estate uno di questi luoghi. Il rischio è che però si finisca col trovarci posto solo noi. Alla bella Festa di Monza si è capito – un po’ anche per colpa del freddo novembrino – che è sempre più difficile intercettare la gente con una salamella o un bel concerto (io stasera ho scoperto loro, ma eravamo in pochi). Che la gente (anche la nostra) ormai stenta a riconoscersi in questa formula. Che il dibattito funziona quando, almeno sulla carta, promette numeri da talk show (la questione fede-laicismo; la sorpresa Tabacci, che poi regala una prova da wrestler; il solito Aldo Bonomi, che stasera provocava sul solito rancore del Nord).

Sarà un luogo comune, ma c’è bisogno di un luogo (più) comune. Un posto che arrivi ai cittadini prima che pensino loro ad arrivarci. E non è quel vago “stare tra la gente” diventato tormentone mesi fa, e rimasto tale. È da un po’ che vado dicendo (e non sono il solo) che anche a Vimercate servirebbe un Pd in pieno centro, nel senso non politico ma topografico del termine. Un circolo di nome e di fatto, come quelli di una volta, dove si entrava a fare due chiacchiere e qualche volta si usciva con qualcosa in più nella testa. Dove si incontravano gli amici, vecchi e nuovi. E allora, prima che noi con la gente, sarà la gente a stare un po’ di più con noi.

Wake me up when September ends

2 settembre 2008

La ripresa era troppo bella per essere vera (vedi post precedente). Alla prima assemblea democratica della nuova stagione, sembra tutto fermo a due mesi fa, e pure qualcosa in più. Per dirne una, ci si trova a discutere di organizzatori di zona (?), senza capire cosa debbano organizzare. E ci si lancia in provocazioni da ridere: «Costringerci a vendere i biglietti della lotteria della Festa provinciale è un’imposizione dall’alto!». Io dico che sarà più difficile chiedere alla gente di tesserarsi al Partito, piuttosto che di comprare un biglietto. Che è ora di uscire con argomenti forti, a doppio binario, locale e nazionale. Che il risveglio di Walter sul tema del voto agli immigrati non va confinato nelle brevi del giorno (su Repubblica è a pagina 13, per capirci). Che se stanno davvero a cuore temi come la scuola (da noi così sembra), bisogna uscire con proposte caratterizzanti; ad esempio, diciamo che non è possibile che ad ogni nuovo governo corrisponda una nuova didattica. Che si devono affrontare i cittadini, prima ancora che gli elettori: tra nuovi ospedali e vecchi marciapiedi, anche a Vimercate gli argomenti non mancano. Proviamoci, almeno. Altrimenti svegliatemi quando settembre è finito, come cantano loro.


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