Archive for the ‘Viaggi e miraggi’ Category

Sulle navi con Silvio, invece, era tutto uno stappare bollicine

11 agosto 2012

Al cinese maoista di Venice, bellissimo, non servono birra. Mi dicono che posso però comprarla nel negozio dietro l’angolo e portarla dentro. Il negozio dietro l’angolo non vende birra; o meglio: vende solo confezioni da sedici bottiglie, una più una meno. Il pakistano di fronte si è convertito all’organic, pure lui. Torno nella Repubblica Cinese. Ce n’è un altro dietro l’isolato, mi dicono. Si sono presi a cuore il mio etilismo, queste ragazze con le trecce e gli zoccoli. Due angoli, stavolta, e leggo «Liquor», non posso sbagliare. Mi mette la birra in un sacchetto di carta. Sono un alcolista degli anni ’20 del secolo scorso.

Una volta, tanti anni fa, quando servivo costine alla Festa de l’Unità, mi sono sbronzato di martini, e poi sono caduto, e mi sono rotto un sopracciglio. Ma non diteglielo, ai comunisti amerikani.

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Rio casa mia, Capitolo aggiuntivo: Dove si torna giusto un attimo, per un bicchiere d’acqua

14 giugno 2011

La prima volta che ho sentito parlare di Matheus Braga, e di Sarah Clarice, e del Drago (che non è il Silvio delle intercettazioni), e dell’indimenticabile domestico nippopaulistano Mario Ono è stato quasi un anno fa, appena arrivato a Rio, e albeggiava, e avevo i pappagalli sopra la testa e le papaye davanti a me per colazione. Poi mi sono trascinato il primo, pesante manoscritto per le strade del Rajasthan, zittendo tutti, i palazzi dei maharaja non mi avrebbero distratto dalle assai intricate vicende della famiglia Johanssen. Poi m’è arrivato a casa, con la sua bella copertina da libro vero. Ora il romanzo di Alberto è uscito. Ne parlo perché è un amico, sì. E perché è un thrillerone come non ne scrive nessuno in questo paese (mi candido già a fare il direttore di casting per la versione cinematografica, sarebbe roba grossa davvero, è un appello a tutti i Weinstein eventuali). Ne parlo soprattutto perché c’ho trovato dentro più cose incrociate nei miei quindici giorni carioca (qui e a seguire) che in qualsiasi City of God (ho già litigato con varia gente a proposito della pretenziosità di quel brutto film, non costringentemi a farlo di nuovo, grazie). E poi perché c’è stato questo referendum piccolo piccolo, e il romanzo è (anche) di acqua che parla. Privatizzata, alterata, corrotta, sottratta. Poliacqua, quando si è appena capito che di acqua ce n’è una sola. S’intitola Sete, e non per caso.

Natale in India non è un cinepanettone – Capitolo 5: Mortadellywood

30 dicembre 2010

Provate a vedere un meraviglioso film di Bollywood (non riesco a linkarlo, googlatelo: si chiama Isi Life Mein, e già capite di cosa stiamo parlando) in un meraviglioso cinema che proietta film di Bollywood (non riesco a linkarlo, googlatelo: si chiama Raj Mandir, sta a Jaipur). Provate a seguire una storia in cui si passa da La bisbetica domata a High School Musical, e ovviamente matrimoni che non s’hanno da fare, e lei che viene dalla campagna e «come fai a vivere a Mumbai, con tutta ‘sta gente che si mette le corna, e i divorziati, e i gay», e lui avveduto e moderno che «a ciascuno il suo». Provate ad ascoltare gli ooooh della sala, fino al bacio finale che non si può vedere, ma basta il meraviglioso «and it happens» impresso sullo schermo. Provate a registrare il grido che si leva quando in una pubblicità passa Aishwarya Rai. Provate a discutere con un autista hindu di star internazionali – forse anche a voi racconterà per filo e per segno il divorzio di Liz Hurley da riccone di origine indiana; e che Brad Pitt, «pessimo attore», è famoso in India solo a causa di Angelina, «che dovrebbe adottare tutti i bambini degli slum»; e che Freida Pinto è un cesso (sì, lo so, c’ho provato in tutti i modi, a farlo ragionare). Provate ad arrivare alla fine di un discorso con l’autista di cui sopra e sentire le parole «I like Mr. Prodi». Allora anche voi penserete che il musical del pasticcere trotskista (non riesco a linkarlo, ma non devo spiegarvelo, vero?) lo faranno davvero, un giorno. Ma succederà solo a Bollywood.

Natale in India non è un cinepanettone – Capitolo 4: Elefante y serpiente semejante

28 dicembre 2010

Natale in India non è un cinepanettone – Capitolo 3: This-ism, that-ism, ism ism ism

27 dicembre 2010

A Pushkar ho deciso che non mi convertirò all’induismo, o al giainismo, o al buddismo, o all’animismo, ma non perché altrimenti se mettessi sotto una mucca dovrei farmi sei mesi a mendicare, bandito e bannato da ogni rete sociale. Non mi convertirò all’induismo eccetera, ma non perché dovrei poi essere devoto ad ogni scimmia, elefante, cane, asino, maiale, capra, montone, chicken mcnugget. Non mi convertirò all’induismo eccetera, ma non perché dovrei farmi piacere i pallini sulla fronte, e le camminate a piedi scalzi, e le zuppe di lenticchie. Non mi convertirò all’induismo eccetera ma solo perché non vorrei mai, nella vita, che uno mi scambiasse per uno di quei sedicenti freak, o post-freak, o sailcazzo-freak; quelli che arrivano in India coi loro bravi pantaloni thai e le cavigliere del kathakali; che sciabattano in infradito nelle fogne guidati dalle loro Routard; che mangiano pregano amano; che si sentono into the wild perché bevono acqua del luogo in barba a tutti i cagotti, e stupido io che mi lavo i denti con la minerale. A Pushkar ho deciso che, se proprio devo, mi converto a una forma di induismo integralista. Ma solo per piazzare una bomba dentro uno di quei caffè vista-abluzioni dove passano le litanie con cui John Lennon ha rovinato l’Occidente. L’odore del napalm unito a quello delle loro cavigliere mi piacerà moltissimo, mentre sorseggerò la mia tazza di Nescafè, in un bar con equipaggiamento da polo alle pareti.

Natale in India non è un cinepanettone – Capitolo 2: 48 ore e due o tre cose che ho imparato

25 dicembre 2010

Sono tutti Peter Sellers in Hollywood Party.
Gli indiani vogliono portarti a vedere tutti i luoghi, ma soprattutto tutti i laghi.
I camerieri indiani si premurano di chiederti ogni due minuti: “Non è troppo piccante, vero?“. Anche la colazione è piccante, vero.
Ogni due pagine di magazinegiornalelibercolo ci sono Aishwarya Rai e Abhishek Bachchan. Poi dite a me che esagero coi Brangelina.
Il must have del momento è il paraorecchie mimetico.
Al top della scala sociale ci sono i veg astemi. Ma adesso anche i bramini bevono (e per giunta in chiesa).
La compagnia aerea e la birra locali hanno lo stesso nome, e sanno di curry.
La Brianza al confronto è un posto senza dossi.
Va forte la zampa d’elefante, in tutti i sensi, i luoghi, e i laghi in cui mi stanno portando di nuovo.
Le mucche si sentono molto sacre, ma col clacson si spostano. (A questo proposito, mettere in agenda “rivalutazione immediata di The Darjeeling Limited“).

Natale in India non è un cinepanettone – Capitolo 1: Primi incontri

24 dicembre 2010

Nuvole in corsa in un attimo che—passerà

27 novembre 2010

Metti qualche ora a Torino.

«È che da una parte ci sono gli Agnelli, pardon gli Elkann, che vogliono internazionalizzare, dall’altra i chiamparini, che vogliono “gestire”.»
«Voi torinesi riuscite ad essere campanilisti anche con le luminarie di Natale.»
«Se […] diventa sindaco farà il comunista come al solito: farà quello che la Fiat gli dirà di fare.»
«Non voglio fare il repubblichino, nel senso di Repubblica, ma cazzo adesso lancio lo slogan “siamo tutti marchionniani”, lo giuro.»
«Fassino. No, dico: Fas-si-no.»
«È riuscito a portare il partito dal venti al trenta percento, e allora ha detto “ve lo porto al quaranta, però a ‘sto punto non faccio il segretario per volontariato, datemi duemila euro al mese”, e sai, noi torinesi siam figli di immigrati terroni, duemila euro sembran tanti… e insomma alla fine se n’è andato, e il partito è crollato.» «È una parabola?»

Rio casa mia, Capitolo 7: Dove arriva il momento di lasciarsi (o forse no)

22 agosto 2010

(Thanks to Alberto, per un po’ di cose.)

Rio casa mia, Capitolo 6: Dove si iniziano a tirare le somme

21 agosto 2010

Ho visto il paradiso. Era molto simile a un negozio di Havaianas.
«Qui è come l’Italia del Boom
A Bahia ci sono le ragazze più simpatiche. Del mondo.
Nuovi must have: l’escapulário.
Propaganda elettorale: «Mandela. Obama. [Inserisci nome di candidato nero al Senato brasiliano]»
L’odore di pão de queijo in metropolitana.
Le esercitazioni della tropa de elite al poligono. Di notte.
L’opossum che viene a rubare le banane. Di notte.
I quadretti naïf con la faccia di Lula.
L’olio di dendê, che rivaluti quello di ricino.
È tutto un attimo.
A origem (sensi assortiti.)
La città più bella del mondo, dal Pan di Zucchero.
Il samba, stasera, al Clube dos Democráticos.
Sarà un samba porta a porta.


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