Archive for the ‘Stare collegati’ Category

Civoto

5 dicembre 2013

Avevo pensato di scrivere una faccia da schiaffi del tipo «Pensionati che guardano i cantieri per Cuperlo» (ma mi han detto che sarebbe stata un fake del fake: pare che i cigiellini contattati via mail non avessero neanche il pc); oppure «Asili nido per Renzi» (altro che sfruttamento dei ragazzini alle Feste de l’Unità, e so per esperienza diretta di che parlo).

Ma poi mi son detto che no, io guardo a Obama (più che altro al presidente Grant di Scandal): in politica valgono solo gli endorsement (o le schede elettorali truccate: in fondo un po’ me lo auguro sempre).

Alle primarie di domenica voterò Pippo Civati non perché abbiamo scritto insieme un libretto ieri molto ben recensito e ora perculato dai giornalichecontano (anche se è fuori catalogo), né per il viaggio in Mali che oggi sicuro ci avrebbero chiamati per Mission, il reality umanitario con Al Bano che mi son perso ieri sera.

Voterò Civati perché è il miglior candidato possibile.
Perché mi piace essere maggioranza, ma voglio arrivarci con la gente giusta.
Perché se è vero che non cambia mai niente, bisogna (bisognava) ascoltare chi le soluzioni le aveva proposte.
Perché di fronte ai civatiani più integralisti divento renziano, ed è giusto così.
Perché l’economia e i diritti vanno insieme, e chi non lo capisce cambi canale.
Perché sono di sinistra, e voglio continuare ad esserlo.
Perché ho tenuto in braccio Nina, anni uno, e dobbiamo pensare anche a lei.
Perché è l’amore ai tempi del Pd: forse possiamo sperarci ancora.

Retweeted by GrammarNazi83

22 dicembre 2011

(Tweet sparsi cominciati qui.)

GiornalistaAuanagana
@VateDelDuemila Massì, continuiamo così, facciamoci del male, mettiamo l’apostrofo tra “qual” e “è”.

VateDelDuemila
@GiornalistaAuanagana che problema chai? rosichi perchè non vendi i miei milioni di copie? perchè ora a new york invitano a me?

GiornalistaAuanagana
@VateDelDuemila «chai», «perchè», «a me»… No, non voglio levarti il potere di quello che scrivi. Ma ti prego, la grammatica.

luigipirandello
@VateDelDuemila dice che anch’io scrivo “qual’è”: volevo solo dire che la colpa è di Svevo.

VateDelDuemila
@luigipirandello @coscienzadizeno e tutti quelli come noi che formano le generazioni, mica stanno qua a dire quanto sono bravi in italiano (e in inglese).

GiornalistaAuanagana
@VateDelDuemila La volta che ti vedrò pubblicato sul FT ti twitterò, promesso.

coscienzadizeno
@luigipirandello Ho smesso di fumare due giorni fa, sono molto nervoso, per favore evita di taggarmi. Grazie.

VateDelDuemila
@coscienzadizeno la sigaretta è un’altro simbolo delle infiltrazioni camorristiche nell’immaginario.

GiornalistaAuanagana
Va bene, ci rinuncio.

E se non c’ero era solo perché non avevo ancora aperto il Mac

6 ottobre 2011

C’erano mail varie, chiamate senza risposta varie, uozzappamenti vari quando mi sono svegliato, cioè tardissimo, tutti già sapevano. Una mail era della mia Coscienza. Mi chiedeva se ero davvero convinto di poter mandare in stampa la cosuccia che ho scritto nelle ultime settimane con un capitolo dove Steve Jobs era citato nel titolo. L’aver citato solo lui, con nome e cognome, è segno che fortuna e tempismo non sono dalla mia, d’accordo; ma anche che Steve Jobs era qualcos’altro. Era il dio degli invasati di ogni tavoletta elettronica, lo spauracchio hi-tech per chiunque di noi non abbia mai saputo usare il computer se non come una macchina da scrivere (tipo me), il sinonimo troppo facile di contemporaneità, anche se era così vero, mica potevi sempre star a confutarli, quegli invasati lì. Non era neanche un mito strettamente generazionale, parlo della mia generazione quantomeno, che di miti passati a miglior vita ha avuto giusto Uan di Bim Bum Bam. Steve Jobs era Steve Jobs punto. Non ho l’iPhone, non ho l’iPad, non sono titolato a mettere il naso in nessun obituary, oggi. Non posterò discorsi di Stanford o mele listate a lutto. Aspetterò solo di dire ai nipotini: quella mattina dormivo, l’ho scoperto via mail. Quando ho aperto il MacBook.

Aspetto con ansia il giorno in cui daranno del vivisezionista a chi vuole chiudere Pet Society

5 ottobre 2011

Ditemi pure che anch’io, in fondo, sono connivente, ma che dico: sono contro la libertà d’espressione. Ditemi che è solo un primo, simbolico passo verso la persecuzione virtuale. Ditemi che da blogger (il giorno in cui mi definirò tale abbattetemi, ve lo chiedo per favore) dovrei essere invece assai attento a queste cose. Ditemi quello che volete. Risponderò sempre che, almeno per ora, non sento di dover rimpiangere pessime traduzioni di lemmi pessimamente scritti da un mullet sfigato che abita nel profondo Iowa. Vi ricordo che Wikipedia è pur sempre il posto in cui Ingmar Bergman veniva definito «regista mistico».

[Comunicazione di servizio]

23 luglio 2011

Dopo tre anni, l’immagine nella testata qui sopra ha deciso di scomparire. Il “re della mezza porzione” non me ne voglia: la scelta della nuova è semplicemente dovuta ad uno dei tanti disservizi di WordPress (fortuna non c’è un servizio clienti, almeno che io sappia). Ma, se avete avuto di tanto in tanto del tempo da perdere su queste pagine, sapete che non è casuale.

I segreti (ancora più segreti) della casta

19 luglio 2011

La casta si prende i resti delle macchinette del caffè.
La casta parcheggia nei posti riservati agli handicappati.
La casta aveva una paghetta settimanale più alta della vostra.
La casta ha il doppio dei Punti Fragola su tutti i prodotti.
La casta vi fa pagare lo scatto alla risposta.
La casta non c’ha la tariffa notturna sul taxi.
La casta trova sempre 5 euro nelle tasche dei jeans.
La casta ha il 30% ovunque.
La casta ha l’affitto bloccato dal ’97.
La casta sa dove sono piazzati tutti gli autovelox.
La casta ha sempre il secondo drink gratis.
La casta se vuole alza il tetto e si fa la mansarda.
La casta vi ha rubato lo scudetto.
La casta non timbra il biglietto sul tram.
La casta trovava sempre “una sorpresa su cinque” negli ovetti Kinder.
La casta vede in 3D anche i film normali.
La casta non fa la raccolta differenziata.
La casta vuole fare alla romana quando voi avete preso solo una margherita e una birra.
La casta non ha mai problemi col digitale terrestre.
La casta supera sempre la prova del palloncino.
La casta metteva la Smemo vicino al foglio per non farvi copiare il compito di matematica.
La casta non si deve fare la ceretta.
La casta non paga le spese di spedizione di Amazon.
La casta becca sempre i pezzi che vuole ascoltare nelle shuffle songs dell’iPod.
La casta ha l’aria condizionata dappertutto.
La casta è già in vacanza al mare – e soprattutto ha superato la prova costume.

(per il resto, ci sono i blog – aspetta che cerco di non ridere – seri.)

Un film parlato (è una citazione colta)

12 luglio 2011

Non vi parlerò di Harry Potter Gran Finale Grande Evento Gran Soleil (forse anche perché ancora non posso). Vi dirò solo che all’anteprima di ieri sera, in una sala in cui la gente si ostinava a non spegnere i cellulari, il Noto Critico nella poltrona accanto alla mia (firma un dizionario: non è il primo che vi viene in mente, dunque resta solo l’altro), con pantaloncini corti e occhialini 3D portati come la Regina Elisabetta, ha sbottato: «Imbecilli! Siamo il popolo con più cellulari al mondo… E solo perché nessuno sa stare solo». Lungi da me fare della psicosociologia 2.0. Solo pensavo che, se non m’avessero fatto spegnere il telefono, quello che il Noto Critico andava dicendo sarebbe stato uno status perfetto.

Non è mai troppo tardi per farsi un’infanzia felice, avremo tutta l’eternità per stare in pace

14 maggio 2011

Poi, finito il concerto, su una terrazza che guarda i loft di via Tortona, ci si trova a discutere su La messa è finita. E allora quel dialogo che devi andare a ripescare perché non lo ricordi esattamente – «Stavo pensando all’amore universale: esisterà veramente? Voi preti cosa ne pensate?» «Noi preti pensiamo di sì. E io anche» – è uno dei modi per definire quello che si è visto qualche ora prima? Era l’ecumenismo di una messa cantata e infinita? Era amore vero? Il big bang, e l’elemento umano, e tutte quelle immagini – ché con Lorenzo va così: in testa ti trovi libellule sopra gli stagni e le pozzanghere in città e lucciole che tornano a Roma, e mica l’avresti mai detto – sono più che un ritornello? E cos’è l’ora che si sceglie? Votare per il candidato giusto? Sono tribù che ballano, nel Nord Africa della non sempre bella vita, nelle piazze nostre e straniere coi loro incroci possibili? Sono battiti di ali di farfalla a far ballare la fashionista anoressica e l’anonima cicciona benignamente accolta sul palco? Il designer con le scarpe borchiate e il novenne al suo primo concerto? È questa la notte dei desideri? E allora, l’amore universale esisterà veramente? Lorenzo pensa di sì. E io, ieri sera, anche.

«Il piccolo principe» è una cagata pazzesca

6 maggio 2011

Ieri, alla fine, la mail mi è arrivata: «Ma anche tu, come tutti i morettiani, stai cercando di risolvere il quiz dei 40 film?». No, non sto cercando di risolverlo. No, non so qual è il film numero 18, e manco lo voglio sapere. No, non ho tempo per risolvere il quiz di Nanni, né per gareggiare sul social network a proposito dei 100 migliori libri secondo la BBC con gente che cita a memoria Il piccolo principe e non ha mai letto Gogol’, né per fare lo stesso coi film di Empire ed essere costretto a litigare con persone che hanno visto dodici volte Amélie ma non hanno mai sentito nominare Preminger o LaCava, né di prendere il primo libro che trovo, e andare a pagina sailcavolo, e copiare la sailcavolo di frase perché è la sailcavolo di «settimana del libro» (sic). Ho già letto, ho già visto, ma soprattutto odio i quiz. Quel poco di vita che (non) ho lasciatemelo impiegare nel laicaggio di pagine cretine, se mai. Grazie.

Habemus Principessam, o anche: del senso di responsabilità di Kate, che non ha cacciato un urlo come Michel Piccoli ed è uscita sul balcone

29 aprile 2011

Quella che segue è la cronaca imperfetta, via miei status su Facebook, delle nozze reali(ty). Si consiglia la lettura a un pubblico adulto, o che quantomeno non abbia caragnato ai funerali di Lady D. Al-Fayed.

In chiesa ci sono gli alberelli, fa tanto Salone del Mobile.

Inglesi, non vi vedo convinti, ma che razza di sudditi siete.

Arrivano quelli con l’invito solo per la torta. Poveretti, con tutte quelle telecamere addosso.

Comunque c’è più gente in strada al mercato di via Macedonio Melloni.

Kate, fai ancora in tempo: scappa con Mr. Bean. È lui l’uomo per te, io lo so.

Victoria Beckham: «Non è male questa chiesa, è un sacco vecchia, potremmo trasferirci qui visto che col Castello Sforzesco ci è andata male.»

Una faccia più da pirla di quella di John Major credo non sia mai esistita, dico nella Storia.

Samantha Cameron con i brillocchi in testa. Tuttalavita le catenine da cesso del Silvio nostro.

Unuomochiamatocavallo è agitato, me l’ha detto quello che gli ha dato la biada stamane.

Harry è un adorabile cazzone pure bardato da best man.

C’è un Cesare Ragazzi in sala?

Dai Camillona, dacci dentro con le pinte.

Togliti tutto quel pizzo, Kate. Vieni qua e facciamo a chi piscia più lungo, dai.

Harry, sei un grandissimo cazzone, dai stasera molla i matusa e facciamoci il giro dei peggiori bar di Caracas.

Quella palincula di Kate si guarda attorno e dice: «Cazzo ce l’ho fatta cazzo.»

Lo vedi, Kate? Ti stai già annoiando. Dai smettila di fare la principessa e vieni qui che andiamo a fare le sgommate.

Tra gli alberi e le patacche da zarri pare di essere in Corso Garibaldi, più che a Westminster.

Dai andate sul balcone a fare un po’ di hanky panky.

Kate mi fa una Pippa.

Harry e Pippa sposi subito. Dai ora. C’avete anche i vestiti. Doppio matrimonio, come i cinesi.

Kate, William, adesso potete andare. Vi capisco. È quella che si dice una giornatasbattimento.


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