Archive for the ‘Senza Categoria’ Category

Noè sull’Arca di Eataly

11 aprile 2014

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Dio è proprio ingiusto col povero Noah, che poi sarebbe Noè, che poi sarebbe Russell Crowe. Intanto, gli dà i capelli prima come Paolo Limiti e poi come Shalpy e lo veste tutto di jeans effetto délavé, ché DSquared ci tocca dalla notte dei tempi. Poi lo costringe a scegliere tra essere vegano e senza sorca per portare a termine la sua missione oppure seguire il libero arbitrio. Essendo il film based on The Bible, deve scegliere per forza la prima. L’Arca sembra il nuovo Eataly di Farinetti. Poi ci sono gli angeli caduti, che sono dei robottoni digitali di pietra tipo Fantaghirò ma con la voce di Nick Nolte e il passo dei fenicotteri. Cam, il figlio ribelle di Noè, domanda: «Ma se tutti gli animali sono in coppia, perché io devo stare a spipparmi da solo?». Allora si ribella all’autorità paterna e va in cerca di regazzine, ma l’unica che trova (peraltro in una fossa comune) gliel’ammazza Noè, perché nell’Arca Eataly vegana la sorca non è ammessa, l’umanità è malvagia e non deve sopravvivere nessuno, in confronto The Passion di Mel Gibson era un film senza sensi di colpa. C’è anche Anthony Hopkins – quando c’è della bella roba zarra non manca mai, come i vecchietti alla balera – che qui si aggira per i boschi in cerca di bacche di goji pettinato come Massimo Boldi. Anthony Hopkins è Matusalemme, e ha il potere di far tornare fertile Emma Watson, che la famiglia ciellina di Noè, come se non fossero stati già abbastanza, si è dovuta accollare dopo averla trovata ferita in un villaggio di Tatooine, Star Wars. Quando sa di poter essere ingravidata, Hermione salta addosso a Sem, l’altro figlio di Noè, senza prevedere che se partorirà femmine Noè le dovrà uccidere, ché la specie umana non può sopravvivere, non siamo mica in The Passion, appunto. Ovviamente sono due gemelle, Noè è lì pronto col pugnale, ma poi si ricorda che è dentro un film ad alto budget e decide di risparmiarle. Quando finalmente arrivano sulla terraferma, che poi è probabilmente la Nuova Zelanda, Noè si ritrova coi figli che non lo vogliono più vedere, la moglie che si è rotta del marito peggio di Snack e Gnola e si è messa a fare l’orto, quindi finisce da solo in una grottazzurra vista mare tipo Capri a ubriacarsi di succo d’uva pestato coi piedi due minuti prima però alcolicissimo caipiroska alla fragola sciottino bum bum. Il tutto coi capelli che ormai gli sono diventati lunghi grigiobiondi tipo Richard Branson di Virgin. Alla fine, però, essendo tutti dentro un film ad alto budget, lo riaccolgono in casa e nell’orto (scena di intreccio di mani di marito e moglie nella nuda tèra), e in un epico finale con sfondo di terra di mezzo Noè benedice le due creature femmine (quelle che doveva uccidere) dicendo loro: «Andate e moltiplicatevi!». A occhio, coi membri maschi della famiglia, essendo gli unici uomini sopravvissuti al diluvio insieme alla bufala campana di Eataly.

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L’han deciso i ricchioni, e io devo accettarlo

28 agosto 2012

Ho preso coscienza della parola lobby la prima volta che ho visto Il presidente – Una storia d’amore. Michael Douglas era il personaggio del titolo, Annette Bening la lobbista (ramo ecologia) di cui si innamora con rischio d’impeachment. Avrò avuto undici anni, non esisteva l’internèt (quantomeno non nella misura in cui esiste oggi), era difficile scoprire prima le cose e tanto più gugolarle dopo.
Ho ripreso coscienza della parola lobby quest’estate a San Francisco. A San Francisco i lobbisti (ramo gay) hanno deciso che quello è il posto dei diritti, dell’emancipazione. Delle scelte. Non bisogna vedere i film con Sean Penn premiato con l’Oscar (dagli stessi lobbisti-ramo-gay) per sapere che è tutto storicamente piuttosto vero. E però non basta. La lobby – prima di andare, quando sei là, una volta tornato – ti vorrà convincere che: Questo È Il Posto Della Libertà Vera; Qui Siamo Over The Rainbow, E Sticazzi Se Il Tuo Cult D’Infanzia Era Die Hard; Devi Leggere Armistead Maupin, Cosa Ne Vuoi Sapere Altrimenti; Devi Andare In Giro Tuttonudo Anche Se Fuori Ci Sono Meno Diciotto Gradi, Solo Così Capirai La Libertà Vera Di Cui Sopra.
Coppie di omosessuali benestanti col cagnetto dietro i loro bovindi Vs. Tossici col bovindo dentro un carrello del supermercato ad ogni angolo di strada – la libertà, le scelte.
Ma direte, voialtri lobbisti, che è riduttivo. Nella misura in cui è riduttivo dire che a Los Angeles c’è sempre il sole, son tutti presi bene, corrono dalla mattina alla sera, le rifatte ti salutano dalle loro decappottabili e a Venice c’è un costante odore di maria.
Non faccio quello che è tornato e che ha capito tutto. Non ho capito niente, avete ragione voi. Ma ridatemi tutto l’ultimo capoverso e tenetevi le lobby. Io, del resto, fin da quella volta al cinema, non le ho mai capite.

PS: Il titolo è loro, non mio, anche se avrei tanto voluto lo fosse.

«La creazione di una grande compilation, così come una separazione, richiede più fatica di quanto sembri»/3

31 dicembre 2011

La Terza Famigerata Classifica (film usciti in Italia tra l’1 gennaio il 31 dicembre 2011)

1. Another Year, di Mike Leigh
2. Una separazione, di Asghar Farhadi
3. Habemus Papam, di Nanni Moretti
4. A Dangerous Method, di David Cronenberg
5. Carnage, di Roman Polanski
6. Sorelle Mai, di Marco Bellocchio
7. Faust, di Aleksandr Sokurov
8. I ragazzi stanno bene, di Lisa Cholodenko
9. Miracolo a Le Havre, di Aki Kaurismäki
10. Easy Girl, di Will Gluck

Maggie talks!

13 maggio 2009

L’ho scritto su Facebook un paio di giorni fa, ora ho trovato il video. Sono un po’ sconvolto. Per i puristi della versione originale: la voce è di Jodie Foster, avetecapitobene…

Dove scorre il fiume

20 gennaio 2009

The river, canta il Boss. Il fiume oggi era lì, a Washington D.C., dal Campidoglio al Lincoln Memorial. Un fiume di persone, due milioni e più, e basta guardarle, non servono le stime della questura. Un fiume che segna la vera vittoria, e insieme il vero inizio. Il cambiamento, oggi si può dire davvero. Poi è arrivato lui. Il presidente. Un puntino, davanti a quel fiume di gente. E ha parlato come non parla nessun altro, di questi tempi. Ha parlato di responsabilità, e di dialogo, e di tolleranza, e di rispetto. Tra le genti del suo Paese, e di tutto il mondo. Ha parlato di lavoro, quello che è servito per costruire questo mondo e tutto quello che si dovrà fare per risolvere la crisi. Ha parlato di minoranze (a proposito del post precedente), e di etnie, e di religioni. Ha parlato coi simboli della retorica del suo Paese, ha parlato della terra dei pionieri. E della terra da (ri)utilizzare oggi, e del sole, e del vento. Dell’ambiente, una parola così astratta che invece si poteva toccare. Ha parlato alla classe media che oggi vede franare le sue certezze e dei profughi e dei segregati che ora trovano riscatto. Ha parlato mischiando le culture, Roosevelt e gli spiritual. Ha parlato di speranza, non ha parlato di paura. Ha parlato, e noi, nella nostra Italietta che ridimensiona la crisi e celebra Mamma Rosa, sembravamo lontani anni luce. Ha parlato mentre sua moglie lo guardava fiera, e le sue bambine scattavano foto-ricordo, è un giorno speciale e un po’ strano anche per loro. Ha parlato, il presidente. E sembrava di entrare in una nuova era.


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