Archive for the ‘Politics’ Category

Civoto

5 dicembre 2013

Avevo pensato di scrivere una faccia da schiaffi del tipo «Pensionati che guardano i cantieri per Cuperlo» (ma mi han detto che sarebbe stata un fake del fake: pare che i cigiellini contattati via mail non avessero neanche il pc); oppure «Asili nido per Renzi» (altro che sfruttamento dei ragazzini alle Feste de l’Unità, e so per esperienza diretta di che parlo).

Ma poi mi son detto che no, io guardo a Obama (più che altro al presidente Grant di Scandal): in politica valgono solo gli endorsement (o le schede elettorali truccate: in fondo un po’ me lo auguro sempre).

Alle primarie di domenica voterò Pippo Civati non perché abbiamo scritto insieme un libretto ieri molto ben recensito e ora perculato dai giornalichecontano (anche se è fuori catalogo), né per il viaggio in Mali che oggi sicuro ci avrebbero chiamati per Mission, il reality umanitario con Al Bano che mi son perso ieri sera.

Voterò Civati perché è il miglior candidato possibile.
Perché mi piace essere maggioranza, ma voglio arrivarci con la gente giusta.
Perché se è vero che non cambia mai niente, bisogna (bisognava) ascoltare chi le soluzioni le aveva proposte.
Perché di fronte ai civatiani più integralisti divento renziano, ed è giusto così.
Perché l’economia e i diritti vanno insieme, e chi non lo capisce cambi canale.
Perché sono di sinistra, e voglio continuare ad esserlo.
Perché ho tenuto in braccio Nina, anni uno, e dobbiamo pensare anche a lei.
Perché è l’amore ai tempi del Pd: forse possiamo sperarci ancora.

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Il grande e grillino Oz

19 marzo 2013

«Siete soldati?»
«No, ma io sono un fattore.»
«Io un falegname.»
«Io faccio il pane.»
«Siamo più forti di quanto sembra. Siamo pronti ad assaltare la Città di Smeraldo.»

«Sono tempi disperati, riesci a far credere loro che sei il Mago?»
[Dopo un attimo di esitazione] «Sono il Mago! Ma avrò tutto quell’oro, vero?»

«Siamo uniti e siamo un vero popolo, e ora il Mago è qui per guidarci.»

«Vi accorgerete presto che il Mago è bugiardo, egoista e mortale.»

(Frasi dal film Il grande e potente Oz, in testa al botteghino italiano)

Candid Camera

16 marzo 2013

Il merito di aver riportato l’attenzione sulle cose giuste, le parole che servono, la politica di cui c’è bisogno, il qualcosa di sinistra che mancava.

Il merito di aver inondato in pochi minuti i giornali on line, i social network, i uozzapp degli amici col nuovo profilo di una donna che apre un nuovo varco, che parla una nuova lingua, non quella delle funzionarie frattocchiane di ieri, non quella delle marionette bevitrici di acqua pubblica di oggi.

Il merito di aver distolto l’attenzione da quel gruppuscolo spuntato per caso, a inneggiare contro istituzioni di cui è finito ad occupare le poltrone, coi suoi slogan, i suoi apriscatole, le sue foto col telefonino da gita della scuola.

Il merito di aver dimostrato anche ai giornalisti che quel gruppuscolo l’hanno inseguito e celebrato per giorni, coi presunti scoop di finte lauree e la caccia a uomini mascherati, che il Paese è un’altra cosa, che forse sta andando da un’altra parte.

«Meglio frocio che fascista» è un’invenzione della sinistra, del resto

13 giugno 2012

Posto che un calciatore, in campo, può dare del frocio a chi crede; o anche del negro, dello zingaro, del bastardo, dell’obeso, al massimo si prenderà una testata e pace. Posto che chiunque può insultare chiunque come vuole. Posto che prendere sul serio un’uscita di Cassano è come credere che Antonella Elia sia un fine economista (no, ho sbagliato esempio: io credo che Antonella Elia sia un fine economista). Posto che è sicuramente molto più infido e dannoso il cecchipaonismo del “chi si è fatto chi” da spogliatoio. Posto tutto ciò, è vero che dalle altre parti ci saranno i teocon, i picchiatori neonazi, tutto quello che volete, ma è altrettanto vero che, le cronache correnti alla mano, l’immagine dell’Italia esportata dalla Nazionale è quella di un paese dall’omofobia neanche troppo strisciante, dove – penso a interviste recenti a [chi le ha lette lo sa] – è ancora tutto un «perché dovrei fare coming out quando poi mi danno del frocio senza che io abbia fatto fallo a nessuno?». (Posto anche che di là l’endorsement pur elettorale ai matrimoni omosessuali, di qua i Fioroni che si candidano alle primarie del principale partito di centrosinistra. Ma questa è un’altra, ehm, insomma, storia.)

Che Formigoni ci ha già rubato l’arancione, per le sue camicie

28 maggio 2012

Cos’altro vogliamo aspettare, amici democratici, e sinistrilibertisti, ed ecologisti, e senonoraquandisti, e robertovecchionisti? Vogliamo prima scoprire che il Formigoni ha un conto aperto da anni nel panificio sotto il Pirellone? Che riceve buoni di Group On gratis per farsi la french? Che, la giunta ormai agli sgoccioli, gli indaghino per cosacce assortite pure la donna di servizio? Che è, gliela lasciamo vinta anche stavolta, come sempre da [inserire numero con esponente molto alto] anni? L’effetto Pisapia è durato solo un anno scarso? Dovremo per forza morire ciellini, sotto il cielo di Lombardia? E dai, fate casino. Fate anche solo qualcosa. Basta che non lasciate il nuovo Palazzo della Regione sfitto, che è un attimo che arriva Macao.

Beppe Grillo, hai fatto una bellissima «Isola»

21 maggio 2012

«Sapete, io non sono un sindaco, di Parma o di qualunque altro posto. Io sono una persona normale. E finalmente ci sono al potere le persone come me, come noi: le persone normali. E non chiedetemi chi ci ha appoggiato: la destra, la sinistra, che importa. L’importante è che ora sia tutto così: normale. E adesso ci impegniamo e facciamo delle cose normali. Non so, cosa sono le cose normali? Voi che siete persone normali che dite? Ma no che non siamo un partito: siamo un movimento, veniamo dal basso, dalla strada. Come tutti. Normali. Non vogliamo parlare con nessuno, non vogliamo i consigli comunali coi politici con le loro auto blu… Sì, anche a Sesto Calende… Chi? Beppe Grillo? Ma che c’entra, lui dice cose normali: far fuori tutti, uscire dall’Euro, sentire i parenti su Skype, non fare il cambio degli armadi perché c’è l’effetto serra… E non dite che ha usato noialtre persone normali per fare il suo show, queste son le cose dei giornalisti che rovinano il paese, tutti a ingigantire sempre, ad alzare i toni, cosa volete adesso, una bella conferenza stampa, eh, così poi siete contenti… Che poi “la normalità è la vera rivoluzione”, come diceva… Chi? Muccino? Ma piantatela, ci mettete sempre in bocca cose che non diciamo… E adesso basta, lasciatemi andare, c’ho un sacco di cose normali da fare, mica come voi.»

Com’era quella di Michele Apicella sul dibattito, che ora mi sfugge?

9 maggio 2012

Il punto non è se i cittadini (moltissime virgolette) sono migliori dei piddì e dei pidielle, della politica, delle camere e dei senati. Il punto è, sempre, centrare il racconto del paese. È non credere in oscure forze giornalistiche per cui sono morti i Grandi Partiti, i Terzi Poli ristabiliranno lo scacchiere con neutralità svizzera (sì, ciao), gli uomini di spettacolo siederanno su sogli governativi (come se fino ad ora, eccetera eccetera). La realtà insegna che nei piccoli centri ci si raduna in liste civiche (centrosinistra vs. centrodestra, per capirci), nei grandi sotto marchi registrati che sempre a persone hanno fatto e faranno capo; come a dire che nel paesello di montagna si va a comprare la fontina nell’alimentari all’angolo e in città la fontina confezionata dell’Esselunga ti vale qualche punto fragola. Il piccolo e il grande (c’è chi per darsi un tono politichese dice il micro e il macro), così, da sempre, diversamente ma ugualmente organizzati. Non esiste autarchia, lo sfogo di pancia non si è mai tradotto in governabilità, il girotondismo è materia per titolisti in crisi di idee – per gli sceneggiatori no: sono ancora troppo impegnati a raccontare poveri silviosoldiniani che non si possono amare nei loro appartamenti Ikea. L’unica società civile (peggiore conio linguistico degli ultimi dieci anni) che si rispetti è quella capace di strutturarsi, appunto civilmente. Tutto il resto – crisi da aggiungere alle Crisi, boom di dubbia esistenza giusto per riempire qualche prima pagina, Monti e Grillo magicamente a braccetto nel paese dell’eterno «tutti sono uguali, tutti rubano alla stessa maniera» – è antirealistico, oltre che francamente poco interessante.

Non credo nella maggioranza delle persone, ma anche sì

26 aprile 2012

Vocazione maggioritaria. Una cosa che ormai s’attaglia a un’epoca antica, come i gettoni d’oro, come il tamagotchi. Ci pensavo ieri, primo 25 aprile milanese di sinistra (senza virgolette) almeno per la mia generazione, manifestando tra compagni nostalgici e comencine con le Camper; dicevo, ci pensavo ieri quando un’amica ha detto, più o meno: «Ma adesso con chi ce la possiamo prendere?». Che è un po’ come quell’altro che scrisse, tempo fa, che su Facebook si stava meglio quando si era in quattro gatti. Che lo spritz era più buono quando si beveva solo nei bacari veneziani per un paio d’euri. Che le isole sperdute nell’Egeo eran più belle quando non venivano colonizzate nel giro di un’estate dai milanesi, che più che ouzo al baretto del campeggio ormai fa birrino in Ticinella (questo un po’ è vero, però). No. Si sta bene in tanti. Si sta bene quando si governa. Lo dice uno che nelle sue vite passate ha fatto il consigliere comunale: di maggioranza. Lo dice uno che si ritroverà sempre con una minoranza di persone, ma che il mainstream, quello se lo porterà fin nella tomba.

Io lo conoscevo bene

19 aprile 2012

È, quella del Trota, la saga dei giovani d’oggi? Della generazione post-Muro, ma soprattutto post-Cepu? Dei giovani uomini senza qualità per cui la cultura va sfottuta, la formazione oggi passa attraverso gli orecchini col brillocco alla Cristiano Ronaldo? Dei poveri cristi tenuti su poltrone che non dovrebbero occupare da ricchi squali che vogliono metterla in quel posto ad altri ridicolizzandone la prole? Delle giovani fidanzate belle e oche che vogliono fare le scioghèrl, e allora chiedono delucidazioni ad altre belle e oche, perché lo penso anch’io che in fondo è meglio nascere belle e oche? Dei soldi facili, del razzismo facile, delle macchine facili, delle parabole facili (citazione da quel film) dei matteocambi, dio ti prego non farmi finire come lui, che era ricco e c’aveva le belle donne e oggi è tornato a fare il fattorino? Di quelli irrecuperabili, perché se no il modello qual è, il Partito che ancora tromboneggia in sezione e le Camusso che vogliono mandare in paradiso le classi operaie che non ci sono più?
No. Probabilmente sono solo io che sto diventando un vecchio moralista a neanche trent’anni. E mi scuso con Pietrangeli per il titolo di questo post.

Lusi? Stava solo raccogliendo buoni spesa, sai, con la Crisi che c’è

29 marzo 2012

Ieri mi son preso paura. Ho visto mezz’ora di reality in cui – lo spiego come lo spiegherebbe un bambino di sette anni – delle tizie americane raccoglievano buoni spesa, organizzavano spedizioni ai supermercati con la precisione di chi ha in mente il delitto perfetto, compravano merce per migliaia di dollari, centinaia di vasetti di yogurt, e senape a chilate e pacchi di scottex da stipare poi dentro la doccia, e alla fine, di fronte alla cassiera incredula, tiravano fuori i loro coupon, e scontavano tutto, e al posto di quelle migliaia di dollari se la cavavano con pochi spiccioli. Era il loro modo di affrontare la Crisi. Perché mariti cassintegrati significano una cosa soltanto: «Non poter più fare shopping come lo facevo una volta», e crescere giovani obesi, e celebrare il Sogno Americano con un supermarket ricostruito nella cantina di casa.
Ieri mi son preso paura. Ho visto mezz’ora di D’Alema nel salotto buono di RaiTre, ed ero d’accordo su tutto o quasi, su cose come «Deve tornare la politica, dobbiamo ridarle dignità» (più o meno), e già questo m’inquietava. E poi ha detto che il capitalismo è stato il peggiore dei mondi possibili. Che il problema della nostra classe dirigente sono stati gli imprenditori in politica, di destra, sinistra, centro. E io immaginavo la politica che, se andiamo avanti così, non tornerà più, la dignità che peggio me sento, e Lusi, alla cassa del supermercato, a farsi scontare capitalisticamente migliaia di euri di finanziamenti.


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