Archive for the ‘Piddì’ Category

Civoto

5 dicembre 2013

Avevo pensato di scrivere una faccia da schiaffi del tipo «Pensionati che guardano i cantieri per Cuperlo» (ma mi han detto che sarebbe stata un fake del fake: pare che i cigiellini contattati via mail non avessero neanche il pc); oppure «Asili nido per Renzi» (altro che sfruttamento dei ragazzini alle Feste de l’Unità, e so per esperienza diretta di che parlo).

Ma poi mi son detto che no, io guardo a Obama (più che altro al presidente Grant di Scandal): in politica valgono solo gli endorsement (o le schede elettorali truccate: in fondo un po’ me lo auguro sempre).

Alle primarie di domenica voterò Pippo Civati non perché abbiamo scritto insieme un libretto ieri molto ben recensito e ora perculato dai giornalichecontano (anche se è fuori catalogo), né per il viaggio in Mali che oggi sicuro ci avrebbero chiamati per Mission, il reality umanitario con Al Bano che mi son perso ieri sera.

Voterò Civati perché è il miglior candidato possibile.
Perché mi piace essere maggioranza, ma voglio arrivarci con la gente giusta.
Perché se è vero che non cambia mai niente, bisogna (bisognava) ascoltare chi le soluzioni le aveva proposte.
Perché di fronte ai civatiani più integralisti divento renziano, ed è giusto così.
Perché l’economia e i diritti vanno insieme, e chi non lo capisce cambi canale.
Perché sono di sinistra, e voglio continuare ad esserlo.
Perché ho tenuto in braccio Nina, anni uno, e dobbiamo pensare anche a lei.
Perché è l’amore ai tempi del Pd: forse possiamo sperarci ancora.

Candid Camera

16 marzo 2013

Il merito di aver riportato l’attenzione sulle cose giuste, le parole che servono, la politica di cui c’è bisogno, il qualcosa di sinistra che mancava.

Il merito di aver inondato in pochi minuti i giornali on line, i social network, i uozzapp degli amici col nuovo profilo di una donna che apre un nuovo varco, che parla una nuova lingua, non quella delle funzionarie frattocchiane di ieri, non quella delle marionette bevitrici di acqua pubblica di oggi.

Il merito di aver distolto l’attenzione da quel gruppuscolo spuntato per caso, a inneggiare contro istituzioni di cui è finito ad occupare le poltrone, coi suoi slogan, i suoi apriscatole, le sue foto col telefonino da gita della scuola.

Il merito di aver dimostrato anche ai giornalisti che quel gruppuscolo l’hanno inseguito e celebrato per giorni, coi presunti scoop di finte lauree e la caccia a uomini mascherati, che il Paese è un’altra cosa, che forse sta andando da un’altra parte.

Facce da schiaffi (primarie edition)

24 novembre 2012

Il politico di centrosinistra in tempo di primarie

Il politico di centrosinistra vuole partecipare alle primarie e però non vuole, ma il suo è un grande partito con ambizioni americane, ci vuole un grande confronto all’americana, anche un grande confronto televisivo all’americana, e sottrarsi a tutto ciò vorrebbe dire essere conniventi con quella cosa del morire democristiani, come se invece non…
Comunque.
Il politico di centrosinistra sa che per partecipare alle primarie ha bisogno di poche cose: un pezzo di Concita De Gregorio da mostrare come endorsement; un paio di pubblicazioni con titoli che vanno da La mia politica – Da John Fitzgerald Kennedy a Pietro Folena a L’Italia di domani spiegata a mia figlia Sveva; passaggi televisivi assortiti, si comincia da Ballarò, che discorsi, ma poi ci vuole pure un salto a Uomini e donne edizione ottuagenari, gli ultimi vent’anni hanno insegnato che bisogna essere nazionalpopolari.
Alle primarie del centrosinistra si presentano un politico della Vecchia Scuola in quanto rappresentante di Massimo D’Alema, un politico donna vegetariana in quanto rappresentante delle donne vegetariane e un politico del Sagittario in quanto rappresentante degli elettori del Sagittario.
Il compito più difficile per un politico di centrosinistra che partecipa alle primarie è trovare i nomi da mettere nel famigerato Pantheon. Va a finire che ogni ballottaggio diventa una straziantissima scelta di Sophie. Nelson Mandela o Nelson Piquet? Jimmy Carter o Lola Falana? Don Milani o Eleonora Giorgi?
Il politico di centrosinistra che partecipa alle primarie non sa che la Grande Occasione Democratica delle primarie sveglia ciò che davvero chiunque ha voglia di fare in democrazia: dare schiaffi. All’americana, si capisce.

(Sta per uscire l’ebook del libercolo del mio omonimo. Stéi tiùnd.)

Massimo D’Alema dovrà pure finire su «Forbes», un giorno

24 luglio 2012

«Ma la campagna di Bersani alle Feste Democratiche, no, dico, l’hai vista?»
«Ma dai, è il paese reale, le sciure emiliane col grembiule, i pensionati che grigliano costine…»
«Per favore. Ci hanno illuso per quarant’anni che quello fosse il paese reale, poi alle Feste de l’Unità ci venivano giusto per tre giri di liscio, e alle elezioni tutti a votare Lega.»
«Ma che negatività. È solo che i tempi sono cambiati, la gente è cambiata: non c’è più spazio per la pesca dove con una piccola sottoscrizione ti portavi a casa un tostapane, figuriamoci per i dibattiti politici.»
«Ci vuole qualcosa di nuovo. Un gadget.»
«Sì, una cosa un po’ vintage, la nostalgia funziona sempre.»
«Guarda J.Lo: ha rilanciato la Lambada ed è diventata la star più influente del mondo.»
«Ammazza, come sei sul pezzo, sicuro che ti occupi di comunicazione per il Pd?»
«Stupido. Piuttosto, pensa: ‘sta cosa di D’Alema che dice al Pdl di collaborare sulle riforme…»
«Eh.»
«Eh cosa. Non capisci? È solo una Bicamerale travestita.»
«Il gadget vintage!»
«Quando vuoi sei sveglio.»
«Ma sì, hai ragione, serve questo al popolo democratico. Bisogna solo trovare il modo di venderglielo.»
«Alleghiamolo a Italianieuropei, come fa Gente con le infradito. “La Bicamerale in quattro bellissimi colori moda”: non suona bene?»

Ripartiamo dalla cultura (scarica il testo integrale della mozione in pdf)

18 giugno 2012

E proprio stamattina, mentre guardavo col mio solito tempismo la numero uno di Aniene 2 sputando il caffè sullo schermo del Mac, proprio dopo il pezzo sulle primarie del fantomatico Partito Democratico della fantomatica Torneggio, ecco, proprio in quel momento mi è arrivata la solita newsletter dei deputati del Pd-quello-vero, “tema caldo” (direbbe qualcuno) la legge anti-corruzione: «È vero che il Pd avrebbe approvato misure ancora più nette ed efficaci, ma non si può dimenticare che non abbiamo in questo Parlamento i numeri per far diventare legge tutte le nostre proposte»; e «Dobbiamo fermare la crisi finanziaria e questo possiamo farlo solo integrando la politica e l’economica dell’Europa: occorre un cambio di passo importante perché dobbiamo combattere per una diversa visione dell’Europa, occorre che l’Unione trovi una voce assertiva nei confronti dei mercati», subito seguito dal “ma anche” «Noi garantiamo l’azione del governo con piena e leale convinzione: ci siamo assunti la responsabilità di una mediazione molto difficile nel paese e non verremo meno al nostro impegno». E non dico un corso di comunicazione, ché le iscrizioni a parteciparvi sono chiuse dal 2007. Ci vorrebbe un ingaggio da parte di Beppe Caschetto, altrimenti si finisce come quell’altro personaggio là, il comico che, senza più il Silvio in circolazione, cosa vuoi che abbia da dire ancora.

Stupenda, chi è: Fossati?

6 giugno 2012

Da un amico in vacanza alle Eolie mi è arrivato questo messaggio: «C’è qui Lidia Ravera che blatera su artisti e dischi di vinile. E anche “assessori alla cultura”». E ho pensato che sta tutto lì, nei cicli che eternamente ritornano, nei congressi che «mi si nota di più se lo faccio o se non lo faccio?», nei pur comprensibili dalemismi per cui «si vota solo quando lo decido io», nei rigurgiti di femminismo che diventano Se non ora quando per il tempo di una collezione Birkenstock primavera/estate, nei transfughi da un Rutelli all’altro che si fanno intervistare come le starlette sui rotocalchi, nei «massì, lasciamo fare ai tecnici finché ci sono, ché a Capalbio è già cominciata la stagione», perché tanto è estate, la gente è stufa, non si accorge di niente, non c’ha né voglia né tempo, neanche per l’antipolitica.
È un mio pallino, lo so, ma lo ripeto: con questa gente uscita da Ferie d’agosto non vinceremo mai.

Non credo nella maggioranza delle persone, ma anche sì

26 aprile 2012

Vocazione maggioritaria. Una cosa che ormai s’attaglia a un’epoca antica, come i gettoni d’oro, come il tamagotchi. Ci pensavo ieri, primo 25 aprile milanese di sinistra (senza virgolette) almeno per la mia generazione, manifestando tra compagni nostalgici e comencine con le Camper; dicevo, ci pensavo ieri quando un’amica ha detto, più o meno: «Ma adesso con chi ce la possiamo prendere?». Che è un po’ come quell’altro che scrisse, tempo fa, che su Facebook si stava meglio quando si era in quattro gatti. Che lo spritz era più buono quando si beveva solo nei bacari veneziani per un paio d’euri. Che le isole sperdute nell’Egeo eran più belle quando non venivano colonizzate nel giro di un’estate dai milanesi, che più che ouzo al baretto del campeggio ormai fa birrino in Ticinella (questo un po’ è vero, però). No. Si sta bene in tanti. Si sta bene quando si governa. Lo dice uno che nelle sue vite passate ha fatto il consigliere comunale: di maggioranza. Lo dice uno che si ritroverà sempre con una minoranza di persone, ma che il mainstream, quello se lo porterà fin nella tomba.

Moriremo democristiani, ma con un ordine del giorno perfetto

12 marzo 2012

All’affermazione dell’Alfano Angelino, secondo cui (sintetizzo) «con la sinistra al governo avremo i matrimoni gay», non è arrivata neanche stavolta la risposta che ci si aspetta da una forza progressista di un paese del G8 (che poteva essere, che so, «ma certo, continuiamo a fare i retrogradi; e comunque sì, nel programma si parla di coppie di fatto, che paura, eh?»), bensì il puntuale e bersanianissimo commento (sintetizzo) «ucci, ucci… sento toni da campagna elettorale». Laddove si vede il partito che punta alla modernità che ancora non siamo, e l’eterna sezione – con le sue paturnie sullo statuto, il linguaggio, i compagni – che rischiamo di restare per sempre.

Genova, così vicina all’Ariston

15 febbraio 2012

E mentre i giornalisti italiani dei giornali italiani fanno quello che gli riesce meglio, e cioè parlare di se stessi, titolando con le farneticazioni di Celentano su Avvenire e Famiglia Cristiana e Aldo Grasso (che per Repubblica però non esiste neanche all’anagrafe), nessuno dice che – proprio in tempi di tecnicismi, di regole, di scontrini fiscali – la macchinetta del voto popolare è saltata su Bersani, quell’altro. Del resto il Piddì ha già vinto l’anno scorso, con Roberto “anche gli operai possono innamorarsi” Vecchioni che tirava la volata a Pisapia e a tutti gli altri. Non si può mica vincere sempre.

Un giorno queste primarie ti saranno utili

14 febbraio 2012

Non serve sbroccare andando troppo lontano, a Ipazia, a Giordano Bruno, a Gesù Cristo (l’ultima è da leggersi come una bestemmia, chiedo scusa). Basta ricordarsi di Renato Soru, a quei tempi il migliore in circolazione, trombato perché non si era menato l’uccello quattro sere a settimana fin dai sedici anni nelle sezioni (pardon, circoli) a dire cose come «intercettare la Base» e «essere più presenti sul territorio», perché era finito sotto l’etichetta idiota di «società civile», perché si era inventato Tiscali (un imprenditore! che paura!) senza passare dalle Frattocchie, perché Vendola stava già fregando tutti parlando come la Yourcenar, e i piddini ancora a fare i Bobby Kennedy di Prati. Anche perché Soru odorava di contemporaneità più della Vincenzi e di tutti i sinistri-e-libertari messi insieme, ma questa è un’altra storia, al Piddì la spieghiamo alle prossime primarie, quando probabilmente vincerà Pancho Pardi.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: