Archive for the ‘Grande scherno’ Category

«La creazione di una grande compilation, così come una separazione, richiede più fatica di quanto sembri»/6

22 dicembre 2014

La Sesta Famigerata Classifica (film usciti in Italia tra l’1 gennaio e il 31 dicembre 2014).

1. A proposito di Davis (Inside Llewyn Davis) – Joel Coen, Ethan Coen
2. The Wolf of Wall Street – Martin Scorsese
3. L’amore bugiardo – Gone Girl (Gone Girl) – David Fincher
4. Father and Son (Soshite chichi ni naru) – Hirokazu Kore-eda
5. Due giorni, una notte (Deux jours, une nuit) – Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne
6. Il regno d’inverno – Winter Sleep (Kis uykusu) – Nuri Bilge Ceylan
7. Maps to the Stars – David Cronenberg
8. Pride – Matthew Warchus
9. Cattivi vicini (Neighbors) – Nicholas Stoller
10. Il capitale umano – Paolo Virzì

+ serie tv: The Honourable Woman, The Affair; il video di Blank Space.

«La creazione di una grande compilation, così come una separazione, richiede più fatica di quanto sembri»/5

19 dicembre 2013

La Quinta Famigerata Classifica (film usciti in Italia tra l’1 gennaio e il 31 dicembre 2013)

1. Lincoln, di Steven Spielberg
2. La vita di Adèle (La vie d’Adèle), di Abdellatif Kechiche
3. Un castello in Italia (Un château en Italie), di Valeria Bruni Tedeschi
4. Gravity, di Alfonso Cuarón
5. Dietro i candelabri (Behind the Candelabra), di Steven Soderbergh
6. Sugar Man (Searching for Sugar Man), di Malik Bendjelloul
7. La migliore offerta, di Giuseppe Tornatore
8. Il caso Kerenes (Pozitia copilului), di Calin Peter Netzer
9. Che strano chiamarsi Federico, di Ettore Scola
10. Miele, di Valeria Golino

Il grande e grillino Oz

19 marzo 2013

«Siete soldati?»
«No, ma io sono un fattore.»
«Io un falegname.»
«Io faccio il pane.»
«Siamo più forti di quanto sembra. Siamo pronti ad assaltare la Città di Smeraldo.»

«Sono tempi disperati, riesci a far credere loro che sei il Mago?»
[Dopo un attimo di esitazione] «Sono il Mago! Ma avrò tutto quell’oro, vero?»

«Siamo uniti e siamo un vero popolo, e ora il Mago è qui per guidarci.»

«Vi accorgerete presto che il Mago è bugiardo, egoista e mortale.»

(Frasi dal film Il grande e potente Oz, in testa al botteghino italiano)

«La creazione di una grande compilation, così come una separazione, richiede più fatica di quanto sembri»/4

28 dicembre 2012

La Quarta Famigerata Classifica (film usciti in Italia tra l’1 gennaio il 31 dicembre 2012)

1. Amour, di Michael Haneke
2. The Avengers, di Joss Whedon
3. La guerra è dichiarata, di Valérie Donzelli
4. La talpa, di Tomas Alfredson
5. Io e te, di Bernardo Bertolucci
6. Skyfall, di Sam Mendes
7. Reality, di Matteo Garrone
8. Moonrise Kingdom, di Wes Anderson
9. J. Edgar, di Clint Eastwood
10. The Way Back, di Peter Weir

Il Paese Reality (il cinema delle Comencini un po’ meno)

2 ottobre 2012

Reality di Matteo Garrone è un film sul bisogno di fama e i suoi derivati.
Un giorno speciale di Francesca Comencini è un film sul bisogno di fama e i suoi derivati.

Garrone è il cinema di costume, ovvero la giusta astrazione del – sintetizzando – Grande Fratello.
Comencini è il cinema di costume, ovvero la sbagliata didascalia di «wannabe olgettina con la french e mamma connivente che la mette tra le gambe di un onorevole leghista maroniano, ma poi l’olgettina si ravvede perché siamo donne, oltre le gambe c’è di più: c’è Se non ora quando».

Garrone co-sceneggia con gli unici due-tre capaci di scrivere oggi in questo paese.
Comencini co-sceneggia con la nipote.

Il protagonista di Garrone è un napoletano il cui modello di recitazione fortunatamente non è Totò.
Il protagonista di Comencini è un romano il cui modello di recitazione sfortunatamente è Riccardo Rossi.

Garrone è Fellini. Perché è moltotroppo Sceicco bianco, han detto i detrattori che han visto due film nella vita. No: perché, rispetto alla media italiana corrente, gioca nel campionato in cui giocavamo decenni fa.
Comencini vorrebbe essere la commedia romantica on the road. E non è né Frank Capra né Stanley Donen, per dire.

Garrone andava girato dieci (facciamo cinque) anni fa. O forse no.
Comencini è stato girato vent’anni fa. È una puntata di Chiara e gli altri. O forse no. Purtroppo.

Garrone andava chiuso un quarto d’ora prima.
Comencini l’ho chiuso un quarto d’ora prima. Nel senso che sono uscito un quarto d’ora prima.

Garrone ci ripensi il giorno dopo e diventa bellissimo.
Comencini… Comencini… Ecco, facciamo finta che Lo scopone scientifico non l’abbia mai girato un tizio con lo stesso cognome.

To Rome with Woody (e la pro loco)

13 aprile 2012

A Roma si comincia con Volare, oh oh.
A Roma la Mastronardi diventa protagonista di un film di Woody Allen.
A Roma si chiamano tutti Gina o Luchino. O Leonardo e Michelangelo, come la Tartarughe Ninja.
A Roma le guest star sono del calibro di Maria Rosaria Omaggio.
A Roma anche se sei di Pordenone parli romano.
A Roma gli americani mangiano salumi Beretta e vanno da Intimissimi.
A Roma Benigni è bravo quando è diretto da altri, sì, certo, come no.
A Roma si prendono soldi anche dall’Alta Moda Romana, se serve.
A Roma Carol Alt è in (no: a) Via Margutta, ma fa subito Via Montenapoleone.
A Roma le donne sono Pine Fantozzi, o vedove siciliane vestite di nero che tirano fuori coltellacci.
A Roma Ornella Muti rilascia interviste per un secondo di apparizione.
A Roma non siamo a Parigi, dove comunque pure la Cotillard sa recitare.
A Roma la cosa migliore è Alec Baldwin, ma questo lo sapevamo già, e non solo da Alice.
A Roma c’è quello che aveva fatto Manhattan, e Mariti e mogli, e anche solo La dea dell’amore. Ma questa – lo dico col cuore spezzato di chi ha visto e rivisto tutti i film, tutta la vita – è un’altra storia.

È Kate Winslet che è diventata piccola

3 aprile 2012

Gennaio 1998, un affollato cinema di provincia, gridolini e lacrime.
Aprile 2012, un’anteprima disertata dalla stampa, silenzio e lacrime diversamente piante.
Il 3D del nuovo Titanic appena varato non serve a niente, e forse è questa l’unica visione che Cameron ha toppato (non rispondete: anche lui ha un mutuo da pagare).
Titanic non è invecchiato di un’inquadratura, di un effetto speciale, e son così nerd che potrei stare a parlare della fotografia per sedici ore di seguito. Tra gli sguardi in avanti del regista/sceneggiatore, c’è soprattutto la narrazione che ha il respiro di un serial di oggi – è un complimento.
È cambiato l’approccio. Allora si piangeva sui vecchietti che si abbracciavano nel letto in attesa dell’onda che li avrebbe travolti; sull’inarrivabile fotogenia di DiCaprio inghiottita dalle acque.
Oggi si piange quando la vecchia smaschera il gioco in cui siamo cascati quasi quindici anni fa: l’archetipo kitsch della storia d’amore di Jack e Rose è il solo modo possibile per raccontare i ricordi di una vita, sempre merlettati, romanzati, idealizzati, selezionati da chi li ha (forse) vissuti. Probabilmente Cameron ha fatto un saggio di Jakobson, solo che all’epoca eravamo troppo piccoli per saperlo.
(Stacco. Leonardo in cima alle scale, non più in smoking ma in abiti shabby chic da terza classe di un kolossal, ci porge la mano, ci invita al viaggio, ce ne andiamo dalla sala su we’ll stay forever this way, è stato bello anche stavolta, ora che facciamo finta di avere trent’anni.)

Vedere Piazza Giordana (pardon, Piazza Fontana) in un cinema del centro di Milano

2 aprile 2012

I film sono (anche) i luoghi in cui vengono proiettati? Non lo so. Non ho visto Manhattan in una sala del Village, né Fino all’ultimo respiro a Saint-Germain-des-Prés, né I vitelloni a Rimini. Ieri, però, vedendo Romanzo di una strage di Emme Ti Giordana in un cinema del centro di Milano molto snob, molto radical, molto effettopisapia, ho capito che la risposta alla domanda è: sì. Soprattutto ho riconfermato un dato inconfutabile: il milanese, che non può vantare quel gusto cartolinesco di indicare una giostra di Montmartre o un Teatro di Marcello, deve partecipare alla storia, ai caratteri, alla milanesità che si manifesta – non certo sotto forma di scorci o monumenti – sullo schermo. (Per questo dico da un pezzo che una delle cose più milanesi apparse al cinema negli ultimi cento anni è il personaggio di Gabriella Pession ne L’uomo perfetto, ma questo ora non c’entra.) E allora la storia di Piazza Fontana, che da noi ha formato e reso consapevoli almeno tre generazioni (il nonno d’estrazione comunista, il padre cresciuto nella sinistra extraparlamentare, io e la mia ingenuità liceale che manifestavamo negli opachi maggi del duemila), non può essere ridotta a una pagina di Wikipedia recitata da romani di passaggio. A quella storia raccontata in quella sala di quel cinema del centro non ha partecipato nessuno: non il signore che ha sollevato giusto un timido borbottio davanti alla piena assoluzione (almeno cinematografica) di Calabresi, non la sciura col foulard a cui Rulli e Petraglia cercavano di vendere la Cederna come una sciura col foulard, non il quasi trentenne che non ha avuto nemmeno le didascalie nei libri di scuola, figurarsi se le vuole sentire ora al cinema.

Non succederà più (che mi alzo alle nove per andare a vedere Ozpetek)

13 marzo 2012

Dopo aver visto Happy Family meets «Vedo la gente morta» meets Midnight in Monteverde Vecchio; dopo aver visto il povero Elio Germano cantare Patty Pravo, la barbie di Raffaella Carrà sulle note di Claudia Mori, Platinette stravestita tra le travestite modello sartine cinesi di Gomorra; dopo aver visto saccheggiare Almodóvar e Wong Kar-wai, per citare solo i vivi; dopo aver visto fare il nome di Greta Garbo, Marlene Dietrich e Blanche DuBois nel giro di tre minuti; dopo aver visto ricette di polpettone con l’uovo della nonna e novelli Siddharta di Martina Stella lasciati sotto il tergicristallo; dopo aver visto la Proclemer pontificare sul valore della bellezza in un contesto che non si allontana di molto da I Cesaroni; dopo aver visto, insomma, Magnifica presenza, le conclusioni sono: che Ozpetek nei suoi cosiddetti “film della maturità” sfoggia i riferimenti culturali di un immigrato calabrese gay diciannovenne a Milano che va al Plastic tutti i sabato sera; che Il bagno turco al confronto era Bergman; che alla prossima anteprima sarò una magnifica assenza.

L’immagine dell’Italia in Italia: la pizza, il mandolino, il Vaticano che non paga l’Ici

30 gennaio 2012

«Ma lo sa che cosa si guadagna oggi con l’edilizia?», ma anche «La verità è che lei spende il doppio di quello che guadagna. Vada in bicicletta invece di andare in automobile! Fumi Nazionali! Faccia lavare i piatti a sua moglie!», ma soprattutto «C’è un terreno qui vicino, alla Camilluccia, mille lire al metro quadro, un terreno che dall’oggi al domani può valere ventimila lire, le dico come: noi regaliamo tre ettari ai frati di San Maurizio, loro ci costruiscono il convento, la foresteria, […] allora il Comune che fa, ci porta l’acqua, la luce, le strade, e il valore del terreno va alle stelle automaticamente». E niente, non è per dire che Zavattini aveva già detto tutto, che quel che valeva post Boom di ieri vale pure post miracolo italiano di oggi, che il meritarsi Alberto Sordi non passerà mai di moda, un po’ come il coordinato a Roma. Ma forse anche sì.


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