Archive for ottobre 2012

Poi dice perché suo figlio usava la Batmobile

22 ottobre 2012

Ho una bicicletta ma ieri, per vari motivi, ho dovuto noleggiare per la prima volta una bici della Moratti.
Un abbonamento occasionale (che modi!), nella fattispecie giornaliero, costa 2,50 euri, più 2 di commissione.
Per prima cosa bisogna comodamente registrarsi al comodo sito lasciando nome, cognome, indirizzo mail, numero di cellulare (!), colore preferito, squadra del cuore, droghe provate nella vita, canzone del primo bacio, eccetera; soprattutto il numero di carta di credito. Lo si può fare comodamente in piedi dal proprio smartphone oppure chiamando un comodo numero verde. (5 minuti usando il telefono)
Delle due bici prese dopo aver inserito codice e password una non si sgancia dalla barra in cui è parcheggiata. Perso un po’ di tempo a bestemmiare (2 minuti), chiamo il numero verde. Solita attesa (1 minuto), quindi l’operatore risponde. Dice che non può fare la cosa più ovvia, ovvero annullare il noleggio di quella bici e permettere così di prenderne un’altra. Dice che un servizio di assistenza c’è, ma ci vogliono almeno quaranta minuti. Dice che alla fine la cosa più veloce è sbattere la bici tipo vandalo per far credere alla barra in cui è malamente riposta (non scherzo) di essere stata appena riparcheggiata. La psicologia delle bici della Moratti. Funziona. Ti guarda l’intero marciapiedi come se fossi uno scugnizzo di Forcella ma funziona. (6 minuti, tra telefonata e atto di vandalismo.)
Ora la bici che avevo noleggiato e che non sono riuscito a prendere è a posto, ma devo aspettare altri dieci minuti prima di poterne noleggiare un’altra. Arrivato a un’altra stazione delle bici della Moratti, giusto per far passare quei dieci minuti (e un paio in più, così, per sicurezza), finalmente ho le due bici che voglio. Che volevo. (12 minuti)
Tempo totale: 26 minuti.
Volevo andare alla galleria di via Palestro, che nel frattempo aveva chiuso.

Il Paese Reality (il cinema delle Comencini un po’ meno)

2 ottobre 2012

Reality di Matteo Garrone è un film sul bisogno di fama e i suoi derivati.
Un giorno speciale di Francesca Comencini è un film sul bisogno di fama e i suoi derivati.

Garrone è il cinema di costume, ovvero la giusta astrazione del – sintetizzando – Grande Fratello.
Comencini è il cinema di costume, ovvero la sbagliata didascalia di «wannabe olgettina con la french e mamma connivente che la mette tra le gambe di un onorevole leghista maroniano, ma poi l’olgettina si ravvede perché siamo donne, oltre le gambe c’è di più: c’è Se non ora quando».

Garrone co-sceneggia con gli unici due-tre capaci di scrivere oggi in questo paese.
Comencini co-sceneggia con la nipote.

Il protagonista di Garrone è un napoletano il cui modello di recitazione fortunatamente non è Totò.
Il protagonista di Comencini è un romano il cui modello di recitazione sfortunatamente è Riccardo Rossi.

Garrone è Fellini. Perché è moltotroppo Sceicco bianco, han detto i detrattori che han visto due film nella vita. No: perché, rispetto alla media italiana corrente, gioca nel campionato in cui giocavamo decenni fa.
Comencini vorrebbe essere la commedia romantica on the road. E non è né Frank Capra né Stanley Donen, per dire.

Garrone andava girato dieci (facciamo cinque) anni fa. O forse no.
Comencini è stato girato vent’anni fa. È una puntata di Chiara e gli altri. O forse no. Purtroppo.

Garrone andava chiuso un quarto d’ora prima.
Comencini l’ho chiuso un quarto d’ora prima. Nel senso che sono uscito un quarto d’ora prima.

Garrone ci ripensi il giorno dopo e diventa bellissimo.
Comencini… Comencini… Ecco, facciamo finta che Lo scopone scientifico non l’abbia mai girato un tizio con lo stesso cognome.


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