Archive for maggio 2012

Monti, non siamo più il paese della gnocca, Cristina Comencini non te l’ha detto?

29 maggio 2012

C’è una sola cosa che interessa nell’Italia della Crisi, di cui parlano tutti ossessivamente, trasversalmente, la sciampista come il notaio. Monti, puoi fare di meglio. Monti, puoi dirne una più grossa. Monti, per una volta puoi intercettare il vero Paese Reale. Monti, non sospendere il calcio: sospendi Belén.

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Che Formigoni ci ha già rubato l’arancione, per le sue camicie

28 maggio 2012

Cos’altro vogliamo aspettare, amici democratici, e sinistrilibertisti, ed ecologisti, e senonoraquandisti, e robertovecchionisti? Vogliamo prima scoprire che il Formigoni ha un conto aperto da anni nel panificio sotto il Pirellone? Che riceve buoni di Group On gratis per farsi la french? Che, la giunta ormai agli sgoccioli, gli indaghino per cosacce assortite pure la donna di servizio? Che è, gliela lasciamo vinta anche stavolta, come sempre da [inserire numero con esponente molto alto] anni? L’effetto Pisapia è durato solo un anno scarso? Dovremo per forza morire ciellini, sotto il cielo di Lombardia? E dai, fate casino. Fate anche solo qualcosa. Basta che non lasciate il nuovo Palazzo della Regione sfitto, che è un attimo che arriva Macao.

Beppe Grillo, hai fatto una bellissima «Isola»

21 maggio 2012

«Sapete, io non sono un sindaco, di Parma o di qualunque altro posto. Io sono una persona normale. E finalmente ci sono al potere le persone come me, come noi: le persone normali. E non chiedetemi chi ci ha appoggiato: la destra, la sinistra, che importa. L’importante è che ora sia tutto così: normale. E adesso ci impegniamo e facciamo delle cose normali. Non so, cosa sono le cose normali? Voi che siete persone normali che dite? Ma no che non siamo un partito: siamo un movimento, veniamo dal basso, dalla strada. Come tutti. Normali. Non vogliamo parlare con nessuno, non vogliamo i consigli comunali coi politici con le loro auto blu… Sì, anche a Sesto Calende… Chi? Beppe Grillo? Ma che c’entra, lui dice cose normali: far fuori tutti, uscire dall’Euro, sentire i parenti su Skype, non fare il cambio degli armadi perché c’è l’effetto serra… E non dite che ha usato noialtre persone normali per fare il suo show, queste son le cose dei giornalisti che rovinano il paese, tutti a ingigantire sempre, ad alzare i toni, cosa volete adesso, una bella conferenza stampa, eh, così poi siete contenti… Che poi “la normalità è la vera rivoluzione”, come diceva… Chi? Muccino? Ma piantatela, ci mettete sempre in bocca cose che non diciamo… E adesso basta, lasciatemi andare, c’ho un sacco di cose normali da fare, mica come voi.»

Non è Berlino (perché la prima cosa che viene in mente resta Boncompagni)

14 maggio 2012

La domanda che mi hanno fatto più spesso in questi giorni è stata: «Ma tu l’hai vista, Macao?». No, non l’ho vista. Mi hanno detto che però, insomma, Ligresti, c’era un motivo; che l’amianto, c’era un motivo; che tutti si stanno ammalando (non saranno i pollini?), c’è un motivo; che Pisapia ha fatto bene a endorsare, e certo, che discorsi, ma se succede qualcosa è la sua rovina, ci sarà un motivo. Mi hanno detto che era bellissimo, la prima sera; che sembrava di essere in una qualunque altra parte d’Europa, perché a Milano ci si sente europei, all’occorrenza; che hanno sistemato l’orto, e se non c’è una cascinaqualcosa non si va da nessuna parte, di questi tempi. Non l’ho vista, Macao. E mi sta anche simpatica, questa torre espugnata. E però mi sembra tutto come da copione milanese: giocare a “facciamo che siamo a Berlino” e poi risolvere tutto, almeno per ora, in un centro sociale un po’ più fighetto degli altri, in un’eterna autogestione del Berchet – o del Mamiani, ché lo striscione «Si potrebbe anche pensare di volare» puzza di quel capolavoro là.

Amare non è un privilegio (o anche cose più pubblicitarie e meno sentimentali)

10 maggio 2012

Si può tranquillamente affermare che l’endorsement definitivo di Obama ai matrimoni gay sia da mettere alla voce campagna elettorale, o pierraggio, o lobbismo. Il presidente sa che oggi conta di più un tweet di Lady Gaga, ma anche solo di un attore minorenne di Glee, che sedici ore di comizi nella Carolina del Sud. E però mi è piaciuto il uozzàpp di un amico, ieri sera, sugli americani nella Milano downtown che gridavano «Gay marriage!». Lo facevano nel paese dei Giovanardi, dei boy-scout che hanno paura del babàu arcobaleno, degli eterni Pacs promessi da gente che all’estero sarebbe progressista quanto un amish, del vanno bene sono i cristianomalgioglismi televisivi, mai il corso quotidiano delle cose. E loro non lo sapevano, ripetevano il mantra come un claim della Pepsi. E però, come sempre, avevano ragione.

Com’era quella di Michele Apicella sul dibattito, che ora mi sfugge?

9 maggio 2012

Il punto non è se i cittadini (moltissime virgolette) sono migliori dei piddì e dei pidielle, della politica, delle camere e dei senati. Il punto è, sempre, centrare il racconto del paese. È non credere in oscure forze giornalistiche per cui sono morti i Grandi Partiti, i Terzi Poli ristabiliranno lo scacchiere con neutralità svizzera (sì, ciao), gli uomini di spettacolo siederanno su sogli governativi (come se fino ad ora, eccetera eccetera). La realtà insegna che nei piccoli centri ci si raduna in liste civiche (centrosinistra vs. centrodestra, per capirci), nei grandi sotto marchi registrati che sempre a persone hanno fatto e faranno capo; come a dire che nel paesello di montagna si va a comprare la fontina nell’alimentari all’angolo e in città la fontina confezionata dell’Esselunga ti vale qualche punto fragola. Il piccolo e il grande (c’è chi per darsi un tono politichese dice il micro e il macro), così, da sempre, diversamente ma ugualmente organizzati. Non esiste autarchia, lo sfogo di pancia non si è mai tradotto in governabilità, il girotondismo è materia per titolisti in crisi di idee – per gli sceneggiatori no: sono ancora troppo impegnati a raccontare poveri silviosoldiniani che non si possono amare nei loro appartamenti Ikea. L’unica società civile (peggiore conio linguistico degli ultimi dieci anni) che si rispetti è quella capace di strutturarsi, appunto civilmente. Tutto il resto – crisi da aggiungere alle Crisi, boom di dubbia esistenza giusto per riempire qualche prima pagina, Monti e Grillo magicamente a braccetto nel paese dell’eterno «tutti sono uguali, tutti rubano alla stessa maniera» – è antirealistico, oltre che francamente poco interessante.


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