Classifiche (to break the spell of aging)

L’altra sera abbiamo convenuto con amici coscritti che gli album che hanno segnato quegli anni lì, quei nostri anni lì, i primi col suffisso teen, sono fondamentalmente: (What’s the Story) Morning Glory? degli Oasis, Jagged Little Pill di Alanis Morissette, Californication dei Redòt (come si diceva allora), quest’ultimo con relativi video. Che i singoli sono fondamentalmente: Don’t Speak dei No Doubt, Torn di Natalie Imbruglia, Bitter Sweet Symphony dei Verve (menzione anche a Nobody’s Wife di Anouk, da me non appoggiata). Tutti, tranne io e un altro, si erano dimenticati della dimenticabile Thunder degli East 17, ma passava così, mica l’avremmo mai classificata. Tutti eravamo d’accordo su un paio di cose: che i Blur non hanno un album solo, e che «amiamo l’Inghilterra» anche solo per Back for Good dei Take That. Poi c’era chi urlava «I Radiohead! I Radiohead!», perché certo, bisogna sempre infilare i Radiohead (gli altri devono, non io). Ne abbiamo scordati tanti. Tra gli album italiani fondamentali di quegli anni fondamentali io ho votato Dove c’è musica di Eros.

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