È una catena, ormai (o forse è sempre stato un girotondo)

Farò, sulla Tav, un discorso (brevissimo) che, non essendo io particolarmente originale, non si discosterà da quello che hanno detto in molti, specie la categoria “fighetti di sinistra” di cui secondo molti faccio parte, e soprattutto dall’elementare tema: il miraggio della modernità in questo paese. Dirò che non sarà quel po’ di ferrovia che cerca di collegare montianamente almeno il Nord all’Europa che resta così lontana a compromettere il nostro granitico status di luogo delle bellezze salvaguardate, di parco divertimenti del mondo intero, coi suoi Fori Imperiali, la sua Piazza San Marco, la sua Santa Croce. Non penso che sia giusto l’alzar di mani dei celerini, né il bloccar cortei, né il denigrare chi si vuole intralicciare da novello Cosimo Piovasco, né altro di quello che state per dire, e che fa schifo a me come a tutti. Dirò solo che, nel weekend in cui tutti cantavano Caruso, riecheggiava nella mia testa il Caruso quell’altro, il Francesco dei movimentismi da parlamento di un paese vecchio. Anche perché, finché i partiti di maggioranza staranno a sbranarsi internamente per voti di primarie malamente distribuiti in pubblico, c’è ben poco da sperare, in fatto di modernità – o anche solo di miraggi.

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