Archive for febbraio 2012

Genova, così vicina all’Ariston

15 febbraio 2012

E mentre i giornalisti italiani dei giornali italiani fanno quello che gli riesce meglio, e cioè parlare di se stessi, titolando con le farneticazioni di Celentano su Avvenire e Famiglia Cristiana e Aldo Grasso (che per Repubblica però non esiste neanche all’anagrafe), nessuno dice che – proprio in tempi di tecnicismi, di regole, di scontrini fiscali – la macchinetta del voto popolare è saltata su Bersani, quell’altro. Del resto il Piddì ha già vinto l’anno scorso, con Roberto “anche gli operai possono innamorarsi” Vecchioni che tirava la volata a Pisapia e a tutti gli altri. Non si può mica vincere sempre.

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Un giorno queste primarie ti saranno utili

14 febbraio 2012

Non serve sbroccare andando troppo lontano, a Ipazia, a Giordano Bruno, a Gesù Cristo (l’ultima è da leggersi come una bestemmia, chiedo scusa). Basta ricordarsi di Renato Soru, a quei tempi il migliore in circolazione, trombato perché non si era menato l’uccello quattro sere a settimana fin dai sedici anni nelle sezioni (pardon, circoli) a dire cose come «intercettare la Base» e «essere più presenti sul territorio», perché era finito sotto l’etichetta idiota di «società civile», perché si era inventato Tiscali (un imprenditore! che paura!) senza passare dalle Frattocchie, perché Vendola stava già fregando tutti parlando come la Yourcenar, e i piddini ancora a fare i Bobby Kennedy di Prati. Anche perché Soru odorava di contemporaneità più della Vincenzi e di tutti i sinistri-e-libertari messi insieme, ma questa è un’altra storia, al Piddì la spieghiamo alle prossime primarie, quando probabilmente vincerà Pancho Pardi.

E comunque, altro che Lisbeth Salander: la vera eroina dei ghiacci è Rita Dalla Chiesa

7 febbraio 2012

La strategia nordista è che a Milano il Giulianone Pisapia ha sparso sale, spalato, raccolto clochard dalle strade, la gente si è messa un maglione più pesante ed è andata a scuola, al lavoro, a fare l’ape e a bere un coffee. (I coffee li aveva bevuti pure con la Letiziona, ma non era andata così bene. Ma non c’è da rivangare nella neve passata.) A Roma ha nevicato forse un po’ di più, sai fa freddo, sai capita, e son rimasti chiusi (alcuni lo sono ancora) scuole, panettari, cinema, e «non dirmelo, ieri il giro di tutte le edicole (e dico tutte, da Prati a Piazza della Repubblica): “No, i giornali oggi non sono arrivati, solo quelli sportivi”» (ah, i miei amici romani filomilanesi), laddove si capisce anche perché in questo paese funziona solo il calcio. E niente, è evidente che la colpa è del Nord – forse perché darla ancora alla Protezione Civile, dopo averla tenuta in palmo di mano per anni tra giubilei e terremoti, è sembrato, finalmente, davvero inelegante.

Ah, mi hanno detto che da McDonald’s assumono a tempo indeterminato

2 febbraio 2012

Dicevo l’altro giorno, a pranzo con avvocati, che in questo paese non conta granché l’intelligenza; conta avere il titolo di [inserire categoria a scelta tra medico, avvocato, giornalista, eccetera eccetera]. (Parentesi. Tutti mi davano ragione: i miei amici avvocati sono differenti.) Questo per dire che in un paese normale parlare di monotonia del posto fisso non dovrebbe aver nulla a che fare con la lotta al precariato, che è altra (e giusta) cosa e causa. E va bene, sarà salita la disoccupazione, ma l’aspirazione piccolo-borghese a crescere un figlio ìcs purché medico purché avvocato purché giornalista purché eccetera eccetera, senza tener conto del nuovo e magari pure stimolante stato delle cose, be’, quella non scenderà mai.

E non ditemi che in fondo, a un certo punto, De Gregori aveva pure endorsato la Bindi

1 febbraio 2012

Caro Partito Democratico, sono un tuo ex iscritto, ho anche ricoperto una pur esigua carica a – diciamo – tuo nome, anzi ho proprio assistito alla meravigliosa creazione del Gruppo Unico, ho contribuito a stendere mozioni, ti ho difeso anche quand’eri indifendibile (be’, poi mi son stancato), probabilmente ti rivoterei anche oggi, per la stessa assuefazione alla perpetuità con cui ogni anno mi trascino a vedere i sempre più modesti film di Woody Allen. Epperò, quando leggo storie edificanti come quella del buon Lusi, ormai mi viene da associarti solo a quella canzone lì. Quella che strofa con «Tu sei seduto comunque, dovunque, qualunque cosa fai»; e con «Tu sei un ragazzo pulito, hai le orecchie piene di sapone. Sarà per questo che non distingui più la regola dall’eccezione». E potrei citare tutti i versi di tutta la canzone, sicuro troveremmo 13 milioni di metafore.


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