Archive for gennaio 2012

L’immagine dell’Italia in Italia: la pizza, il mandolino, il Vaticano che non paga l’Ici

30 gennaio 2012

«Ma lo sa che cosa si guadagna oggi con l’edilizia?», ma anche «La verità è che lei spende il doppio di quello che guadagna. Vada in bicicletta invece di andare in automobile! Fumi Nazionali! Faccia lavare i piatti a sua moglie!», ma soprattutto «C’è un terreno qui vicino, alla Camilluccia, mille lire al metro quadro, un terreno che dall’oggi al domani può valere ventimila lire, le dico come: noi regaliamo tre ettari ai frati di San Maurizio, loro ci costruiscono il convento, la foresteria, […] allora il Comune che fa, ci porta l’acqua, la luce, le strade, e il valore del terreno va alle stelle automaticamente». E niente, non è per dire che Zavattini aveva già detto tutto, che quel che valeva post Boom di ieri vale pure post miracolo italiano di oggi, che il meritarsi Alberto Sordi non passerà mai di moda, un po’ come il coordinato a Roma. Ma forse anche sì.

Che poi, caro viceministro, più che un’analisi del lavoro in Italia “Sfigati contro Secchioni” è una puntata di «Ciao Darwin»

25 gennaio 2012

Ho esattamente 28 anni (ancora per poco), sono riuscito a laurearmi, perdere la voglia di specializzarmi, trovare lavoro, cambiare lavoro, mettermi a fare due-tre lavori insieme. Ma non è questo il punto. Non sono meno sfigato di chi a 42 anni vuole studiare filologia romanza o fisica dei quanti – purché non mi venga a dire che ah, com’è difficile trovare un posto, una casa, una qualsivoglia stabilità, di questi tempi. Il punto è che in questo paese parla troppo spesso di meritocrazia chi il merito per trovare il posto di lavoro non l’ha avuto (o non del tutto, quantomeno) e di precariato che ammazza le nuove generazioni chi arriva da stagista a 35 anni con la spocchia dell’esperto di redazioni, studi, uffici, pronto a fare scioperi della fame random. La dirò facile facile. Facciamo che – per stare in un campo che più o meno mi è noto – sostituiamo ogni “figlio, nipote, secondo cugino di” piazzato a tempo indeterminato a un desk e incapace di fare una qualsiasi ricerca fotografica con uno stagista che non arrivi, dopo due articoletti firmati su una fanzine on line, con l’aria imparatissima del caporedattore di Newsweek. Facciamo così, per ogni caso che vi viene in mente. Che abbiano entrambi gli interessati 28 anni oppure no.

Come se alla Regina Elisabetta avessero chiesto i confini dell’Afghanistan

24 gennaio 2012

Se da una parte c’è The Queen – poche ore nella vita di voi sapete chi per raccontare in realtà il potere tutto, la tradizione contro la modernità, il conservatorismo contro [d’accordo, mi fermo, o sembro uno di quei critici con gli occhiali e il maglione color senape che si vedono alle anteprime] – dicevo, se da una parte c’è The Queen, da quella precisamente opposta c’è The Iron Lady, bigino Evita-meets-Potiche su cinquant’anni (e più) di vita e politica thatcheriana, raccontati come un memoir dell’ex primo ministro ormai vagamente alzheimerata (poi chi: Bush Senior incontinente? Kohl diabetico? Gorbaciov che raccoglie i buoni sconto del supermercato?). Il punto è che ci ha rovinati la retorica sulla Casta. Perciò, se biopic di Personalità Politica dev’essere, che sia il più possibile della serie “uno di noi”; non il racconto della Grande Statista che è o non è stata, ma della massaia che sa quanto costa un panetto di burro e guarda la cartina delle Falkland con la sperdutezza di una donna che tenta un parcheggio difficile. Alla fine, più che una sceneggiatura su Vita Di Personalità Politico Del Secolo Scorso, un’intervista di Zincone. (Che poi, nota a margine, al confronto Il Divo era un film recitato bene. Perché va bene che «Ah, la Scuola Inglese!», ma a volte avrebbero da prendere lezione dai Legnanesi.)

Tutti Tom Cruise, coi codici d’onore degli altri

18 gennaio 2012

Più del vano domandarmi chi mai vorrebbe salutare l’Isola del Giglio dal ponte di una nave in pieno gennaio, più dei servizi dei tiggì di prima serata con commenti musicali che manco Apocalypto, più di Brunone Vespa che dopo anni di plastici di villette minimizza (parafraso) «Sì, va bene che anche un solo morto fa una traggèdia, ma in fondo mica è così immane, eddai, suvvia, siamo seri», più di tutto mi resta l’eco del commento di un’amica mia, a questa tre giorni in cui la parola naufraghi s’è smarcata dall’Isola dei Famosi: «Che poi, vorrei proprio sapere quanti di questi che gridano allo scandalo sarebbero rimasti sulla nave a fare gli eroi patri. Che poi, prima i militari tutti fascisti, adesso di colpo tutti a fare quelli che ah, il codice d’onore.».

Well, I guess that is about it

17 gennaio 2012

C’è una scena in The Descendants, che sarà purtroppo rititolato Paradiso amaro, da cui si evince che l’etichetta «un film di George Clooney» ha valore – nella misura in cui ne aveva, per dire, «un film di James Stewart» o «un film di Joan Crawford». Variazione su uno stesso tema, carattere, copione; stessa visione del mondo, direbbe un elettore del Partito Democratico. Nella scena, che come si dice di questi tempi non spoilererò troppo, una donna si sfoga su un’altra donna, stesa in coma su un letto d’ospedale; George, alle sue spalle, sa che quel che sta facendo è cosa giusta e sconveniente insieme, e per dirlo fa le sue faccette, che però non sono mai state così convincenti. Il volto cinematografico della contemporaneità è, spesso, «un film di George Clooney». Lo è stato il sottovalutato Burn After Reading, e poi il precisissimo Up in the Air (Tra le nuvole), e pure il dimenticabile The Men Who Stare at Goats (L’uomo che fissa le capre), e anche il non riuscito “Machiavelli for dummies” più noto come The Ides of March (Le Idi di marzo) – d’accordo, c’è stato anche The American, ma quella è la famigerata eccezione che; o forse solo colpa della Canalis. Solitamente la traccia è: solitudine; relazioni coatte da cui si impara comunque qualcosa; scelta di giocare nella squadra dei così malamente detti liberal, pur riconoscendone i limiti; leggerezza, come la intendeva quel tipo che ha scritto le Lezioni americane. C’è tutto anche in The Descendants. Guardatelo. Annoiatevi, come mi ha scritto qualcuno stanotte, o caragnate, come ho fatto io. Poi tanto lo so che, nel caso, non userete mai quel titolo; direte, al massimo, quel film di George Clooney.

Che, se Gad Lerner rifacesse quella trasmissione oggi, forse la intitolerebbe «Milano, Svezia» (ma forse no)

12 gennaio 2012

Vivo a Milano, nella cerchia dei bastioni. Uso la bicicletta anche d’inverno, anche se fa un freddo porco e non c’ho i guanti, anche se le poche piste ciclabili che esistono sono molte volte occupate dai furgoni dei corrieri, molte altre dalle auto e dalle moto dei vigili urbani che chiacchierano come in CHiPs. Cammino molto, perché Milano è piccola, è il mantra che ci ripetiamo da una vita. Ho comprato una macchina a gpl, per sentirmi, proporzionalmente ai ritardi assortiti del nostro paese, un po’ DiCaprio. Fortunatamente ho la metro, come diciamo da queste parti, sotto casa: gli amici che abitano vicino a fermate del tram soppresse da tredici anni non si contano; ma se voglio uscire ad alcolizzarmi la sera, un qualsivoglia vagone che mi carichi per tornare a casa non lo trovo. Se chiamo un tassì arriva con otto euri così, cash, a mio carico, il che vuol dire che se va bene ne spendo il doppio per fare tre chilometri e mezzo.
Da lunedì Milano sarà sulla carta un posto civilizzato come Londra, o Berlino, o Stoccolma, o la cittadina lappone di Babbo Natale, con la differenza che in quei posti davvero civilizzati non c’è un isolato che non sia coperto da una stazione della metropolitana, del treno, delle slitte con le renne. Ai troppi passi avanti delle nostre pur illuminate amministrazioni arancioni corrisponderanno svariati passi indietro.
Io penso che sia tutto giusto. E che, in ogni caso, passerò quel che resta dell’inverno a farmi portare del sushi a domicilio – sperando che il mio giappo, come diciamo da queste parti, abbia un motorino quantomeno catalizzato.

E dal prossimo mese, solo interrogazioni programmate

9 gennaio 2012

Ed è stato in quel momento preciso che il buon Monti si è rivelato per quello che è: un professore retto, giusto, ma che non puoi interrompere durante la lezione. È stato quando il pur docile alunno Fazio, seduto in prima fila e con tutti i compiti delle vacanze fatti, gli ha chiesto qualcosa a proposito di Iva e ventitré percenti, e il prof ha replicato secco: «Ma che caduta di livello!». Non una domanda legittima e fin troppo cauta su quel che va legiferando il suo governo, solo un’interruzione della lezione. Sto qua a spiegarti la poetica di Virgilio, e tu mi dai noia coi tuoi problemi di metrica? La cosa buona è che in questo paese non si accettano più giustificazioni – specie quelle dei genitori.

Keeping Up with Clint Eastwood

5 gennaio 2012

A me J. Edgar di Clint Eastwood è piaciuto, e con qualcuno ho già litigato per questo. A me J. Edgar di Clint Eastwood è piaciuto perché non è un film su J. Edgar Hoover, né sull’FBI, né su quanto è bravo Fat Boy DiCaprio, né su quanto è truccato male Fat Boy DiCaprio. J. Edgar è un film sul progressivo scollamento tra corruzioni di dentro e moralità di fuori, messo in atto attraverso i simboli che sempre servono al conservatorismo per applicare la sua forza (ieri, si vede nel film, il rapimento del piccolo Lindbergh, oggi, che so, l’11 settembre?). Ma sto parlando come uno di quei critici che è un attimo e dicono «è un film necessario». Il punto è un altro: è che dopo aver girato un film sul confine variamente oltrepassabile che esiste tra pubblico e privato, Clint ha firmato per essere ripreso dalle telecamere di un popolare canale d’intrattenimento per così dire leggero insieme alla sua famiglia. «What’s important at this time is to re-clarify the difference between hero and villain», dice Hoover nel film. Diventando una sorella Kardashian qualsiasi, il più grande autore della Hollywood post-liberal dimostra di aver compreso la differenza tra passato e moderno, dove pubblico e privato c’illudono d’intrecciarsi. Per dire: lavorasse oggi, quel conservatore di Hoover non credo twitterebbe.


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