Bisogna trovare un nuovo nome al “tafazzismo”, ché ormai son sparite anche le palle

Ieri ho pensato che forse sono sempre stato comunista e non lo sapevo. L’ho pensato leggendo i commenti di tanti militanti dell’ex maggiore partito d’opposizione a cui io pure son stato iscritto. «Non fino al 2013: voglio che questo governo duri fino al 2023!», si leggeva nelle loro bacheche piene di punti esclamativi. E non per dire che però, insomma, i banchieri; no, anzi: i banchieri alle infrastrutture. Non per confermare che certo, è il migliore governo possibile, serio, giusto, corretto, meravigliosamente grigio e maròn, specie dopo la patonza che gira; il migliore governo possibile per davvero, per qualche mese. Né per replicare «l’avete voluto voi» a quelli che «perché, se si va a elezioni in primavera chi mettiamo: Bersani?», ché far crescere una classe dirigente di centrosinistra in questo paese è come allevare struzzi in Lapponia, e io mi sono sfilato prima – preferisco le uova di quaglia. Nemmeno per azzardare che l’interim all’economia, insomma; che cambiare la legge elettorale con lo stesso parlamento di prima, figurati. Solo così, per dirvi che siete stati voi a farmi la lezione intitolata “La democrazia è quella cosa per cui si scelgono i propri rappresentanti eccetera eccetera”. E io me lo ricordo, anche se tante sere in sezione – o come si chiama ora – le ho bigiate per andare al cinema. E tenere le mie palle lontane dalla vostra bottiglia di plastica.

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