Il bunga bunga di se stesso

Se pensate che il momento di culto sia stato il tipo che, per definire la sua natura controcorrente, diceva «voglio essere il salmone di me stesso», allora è perché siete di quelli che si fermano al primo livello di lettura. Il fatto è semplicemente che quest’autunno il bunga bunga era in overbooking. Ma per fortuna i palinsesti Mediaset offrivano ai castisti di stanza alla rotonda di Segrate quella grande occasione di piazzamento di gnocca più nota come Grande Fratello. Ragazze prese dal pubblico, ragazze semplici: un po’ di silicone sparato in vena e via. Quando è arrivata un’igienista dentale, che non per niente era presentata come «una ragazza supermoderna», con la realtà che superava la realtà (la fantasia lasciamola alla sinistra, che deve inventarsi dei modi per evadere dalla tristezza), ecco, da quel momento è stata un’escalation di modernità. Strappone con sei metri di extension che per essere in controtendenza dicevano di leggere Schopenhauer «nei ritagli di tempo», perché «se lo fai di sera stai veramente messa male». Madri di famiglia così appagate dalla famiglia da presentarsi in società nude: è che fanno la spesa, loro; e subito dopo il burlesque. Donne carichissime all’idea che sarebbe arrivato un uomo ricchissimo e avrebbe scelto una di loro come moglie. Ventenni la cui unica ragione di vita è far casino nei locali. Non fate gli snob. È solo che per voi il reale e il suo specchio son troppo moderni. Supermoderni.

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