Archive for settembre 2011

A far coming out comincia tu

23 settembre 2011

Bene, adesso che sono usciti i primi nomi di politici pseudofroci, adesso siete contenti? Adesso potete andare a gugolare le fotine di ciascuno di loro (spero non serva nel caso di Formigoni e Calderoli, ma non si sa mai, i froci in politica arrivano solo in questi momenti) e a dire «Questo me lo farei»? Adesso potete dire che il nostro è un paese civilizzato? Mi direte: è l’unico modo per combattere l’omofobia, l’ipocrisia, mettiamoci pure l’ipertiroidismo. Mi direte: tutta ‘sta Casta di animatori di Family Day quando invece Raffaella canta a casa loro. Mi direte: se gli austriaci l’avessero fatto con Haider non ci sarebbero state le leggi razziali (per capirci) negli anni duemila, o subito prima (no, non: mi direte; quest’ultima roba mi è proprio stata detta). Cercherete di convincermi che avete ragione voi, black bloc arcobaleno che squattano altarini sessuali altrui. Cercherete di convincermi che è libertà e non un’altra forma di bigottismo, ‘sta cosa di creare un confessionale prude dove fare i froci coi coming out degli altri.

Oggi, non a caso, li chiamano «debiti»

14 settembre 2011

Il segno dell’effettiva ripresa non è la riapertura delle scuole.
È la gente che torna a postare Crozza su Facebook.
È la Dandini che, dopo i soliti piagnistei agostani, è ancora lì sul solito divano dove l’avevamo lasciata.
È il Popolo di Sinistra che «oh, stavolta Silvio lo interrogano per davvero!», quando invece è l’ennesimo esame di riparazione.
Ora corro a comprarmi la Smemo e mi faccio fare una dedica dall’alunno Veltroni W., che ripete anche quest’anno.

The way we w(h)ere (io ero al cinema Palestrina, a vedere questa meraviglia)

11 settembre 2011

Lettera a una regista mai nata

9 settembre 2011

Cara Cristina Comencini,
non le scrivo questa lettera per costituirmi, non considerandomi colpevole di nessun reato. Mi preme solo dirle, in tutta serenità, che sono uno di quei giornalisti che, alla proiezione stampa veneziana del suo film Quando la notte, si sono fatti più di una risata. Non stavo cercando di fuggire dalle mie emozioni, come si leggeva nel suo rimprovero a noialtri: le chiedo solo gentilmente di non dirmi quando devo ridere e quando piangere. Faccio questo mestiere da un po’ di anni, non scrivo per una fanzine del Signore degli anelli, mi reputo sufficientemente avveduto da azionare il dispositivo della risata (foss’anche involontaria) laddove la situazione lo richiede, e le assicuro non succede spesso. Non mi dica che è mancata l’immedesimazione: non ho mai sofferto di depressione post-partum, è vero, né sono stato abbandonato da mia madre da piccolo, è vero, né mi sono rotto la gamba cadendo in un crepaccio altoatesino, è vero, ma se è per questo non ho neanche mai fatto marchette per la strada, e se dovessi rivedere ora per la trentottesima volta Un uomo da marciapiede mi metterei a caragnare lo stesso. Non è nemmeno questione di pregiudizio: non penso a lei come figlia di, moglie di, sorella di, donna, madrechelavora, femminista 2.0, bionda naturale, magra naturale; penso a lei innanzi tutto come regista di brutti film con brutti copioni. Credo solo che, in un concorso in cui figurano delle robe meravigliosissime firmate Cronenberg e Sokurov, il suo film faccia l’effetto di una Clio a una corsa di Formula 1, di una Kinder Fetta al Latte davanti a una sacher di Demel, di una… insomma ci siamo capiti. Non leggerò le interviste che rilascerà alla fine della Mostra (perdoni la franchezza, ma pur non amando il presidente Aronofsky mi auguro non le assegni un posto nel palmarès): non voglio saperne di altri micheleplacidismi, marcobellocchismi, nemoprophetainpatrismi, a-noi-italiani-a-Venezia-ci-trattano-malismi. Volevo solo dirle queste poche cose, e adesso la saluto: vado ad arruolarmi per la Guerra di Secessione, così poi le mie emozioni di fronte a Via col vento saranno pienamente giustificate.
Con immutata disistima,
M.C.


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