Non è un paese per dreamers

Era tutto lì. L’avevo lasciato quanti anni fa?, non so. L’ho ritrovato ieri sera, su uno schermo diventato improvvisamente grande. Tutto, lì. Il conformista di Bertolucci ha tutto, anche i difetti. Ieri qualcuno mi ha detto: a volte è un set allestito perfettamente, ma senza tensione drammatica; a volte non ci credi; a volte schecca. A volte dice tutto. Dice tutto Trintignant, prendi la sua faccia e scrivici sopra quel che vuoi, guardalo stretto nella morsa del ballo di chi è cieco davvero e di chi vede tutto e però sta al buio. Dice tutto la Sandrelli, che mica mi ricordavo c’aveva la parte scritta così bene, con la sua follia inconsapevole e geniale costretta dentro quel piccoloborghesume che non si merita. Dice tutto Gastone Moschin, il milanese che vuole ammazzare non solo il sabato. Dicono tutto i colori di Storaro, e la confessione consegnata alla pruderie pretesca, e i matti all’Eur, e la foto di Stanlio e Ollio attaccata alla vetrina parigina, e il morbido Delerue là sotto. Dice tutto quel qualcuno che dice: «Vorrei vedere come cade un dittatore». Dice che sono ancora tutti lì, a non accorgersi che le teste di chi li ha illusi della loro normalità sono già cadute.

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Una Risposta to “Non è un paese per dreamers”

  1. giorgio Says:

    c’eravamo tanto……….illusi!

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