Archive for luglio 2011

«Qui Radio Oslo», il format che non avremo mai

26 luglio 2011

Se stanotte, diciamo verso le tre, avete sentito qualcuno cacciare un urlo, ero io che aprivo Repubblica.it, leggevo l’assai sobrio titolo «L’ira della folla contro Breivik» e aprivo la galleria d’immagini correlata: una lunga cordata sì soberrima di giovani, vecchi, famiglie, rose strette nelle mani, bambini sulle spalle, non certo una gita a Gardaland ma neanche, a dispetto di quel che suggeriva il solito titolista in stage, un linciaggio di piazza contro il più mostro dei mostri, che tutta la nazione ha comunque riconosciuto come tale. E niente, poi si capisce perché di là c’è una composta democrazia, da noi l’amministrazione cafonal; di là un primo ministro che sembra dire «qui ci si rialza più tolleranti di prima o si muore», da noi le rubriche di Giuliano Ferrara dopo il tiggì; di là – nonostante il più mostro dei mostri, che tutta la nazione ha comunque riconosciuto come tale – la civiltà, da noi Borghezio.

A hundred times

24 luglio 2011

Mi hanno detto: «Ora anche la tua generazione ha la sua icona morta». Avrei voluto dire che noialtri saremmo cresciuti meglio degli attuali trenta-quarantenni anche senza bisogno di certi janisjoplinismi di fine luglio. Avrei voluto dire che non era perché era mia coscritta; né perché era la più brava di tutti; né perché avevo appena scoperto di conoscere tutte le parole di tutte le sue canzoni, e mica lo sapevo; né perché era baraccona vera, altro che marketing, altro che Lady Gaga; né perché dietro quella qualsivoglia overdose c’era un suicidio tragicamente casuale; né perché tutti già ne scrivevano, tutti insieme, sul social network, gli stupidi giornali nostrani avrebbero detto «un undici settembre della musica»; né perché in pochi minuti avevo messaggiato e emailato a tanti, e m’avevano messaggiato e emailato in tanti. Non ho detto niente, ho solo pregato che la cena finisse presto. Dovevo correre a casa a controllare che su iTunes ci fosse tutto, a riascoltare cose, rivedere video, versare altre lacrime che non si sarebbero asciugate da sole, cercare altre parole con cui dire addio.

[Comunicazione di servizio]

23 luglio 2011

Dopo tre anni, l’immagine nella testata qui sopra ha deciso di scomparire. Il “re della mezza porzione” non me ne voglia: la scelta della nuova è semplicemente dovuta ad uno dei tanti disservizi di WordPress (fortuna non c’è un servizio clienti, almeno che io sappia). Ma, se avete avuto di tanto in tanto del tempo da perdere su queste pagine, sapete che non è casuale.

La differenza tra giornali italiani e giornali stranieri sta tutta nella ricerca delle fonti, o anche: cavalcare il più peloso sensazionalismo e trovare solo un pizzaiolo che «ero al lavoro, probabilmente tra i vari lavori che… in cucina… insomma non ho sentito la bomba»

23 luglio 2011

(full coverage – sì, come no – qui.)

I segreti (ancora più segreti) della casta

19 luglio 2011

La casta si prende i resti delle macchinette del caffè.
La casta parcheggia nei posti riservati agli handicappati.
La casta aveva una paghetta settimanale più alta della vostra.
La casta ha il doppio dei Punti Fragola su tutti i prodotti.
La casta vi fa pagare lo scatto alla risposta.
La casta non c’ha la tariffa notturna sul taxi.
La casta trova sempre 5 euro nelle tasche dei jeans.
La casta ha il 30% ovunque.
La casta ha l’affitto bloccato dal ’97.
La casta sa dove sono piazzati tutti gli autovelox.
La casta ha sempre il secondo drink gratis.
La casta se vuole alza il tetto e si fa la mansarda.
La casta vi ha rubato lo scudetto.
La casta non timbra il biglietto sul tram.
La casta trovava sempre “una sorpresa su cinque” negli ovetti Kinder.
La casta vede in 3D anche i film normali.
La casta non fa la raccolta differenziata.
La casta vuole fare alla romana quando voi avete preso solo una margherita e una birra.
La casta non ha mai problemi col digitale terrestre.
La casta supera sempre la prova del palloncino.
La casta metteva la Smemo vicino al foglio per non farvi copiare il compito di matematica.
La casta non si deve fare la ceretta.
La casta non paga le spese di spedizione di Amazon.
La casta becca sempre i pezzi che vuole ascoltare nelle shuffle songs dell’iPod.
La casta ha l’aria condizionata dappertutto.
La casta è già in vacanza al mare – e soprattutto ha superato la prova costume.

(per il resto, ci sono i blog – aspetta che cerco di non ridere – seri.)

We’re rat-fuckin’, o anche: rivedere il film sul Watergate nei giorni dell’hackgate

18 luglio 2011

«… and I thought what we had was so hot that any minute CBS or NBC were going to come in through the windows and take the story away.»

«All non-denial denials. They doubt our ancestry, but they don’t say the story isn’t accurate.»

«I can’t do the reporting for my reporters, which means I have to trust them. And I hate trusting anybody.»

«The money’s the key to whatever this is.»

«I’d cut the words “her tit” and print it. This his is a family newspaper.»

«The caption reads, “When you’ve got ‘em by the balls, their hearts and minds will follow.”»

«If you’re gonna do it, do it right. If you’re gonna hype it, hype it with the facts

«And if we’re wrong, we’re resigning. Were we wrong?»

(altre cose qui.)

Quella convinzione – di Povia, e di Galan, e mia – di avere la verità

14 luglio 2011

Dopo che a Sanremo passò L’Eutanasia by Povia, ricordo che con tutti i membri del mio assai snob gruppo d’ascolto mi guardai dritto negli occhi, in cerca di risposte. Stabilito che tutto sommato la canzone era pro Eluana (permettetemi di semplificare, per favore), ci fu prima incredulità, poi sollievo, quindi, senza vergogna alcuna, un entusiastico alzare di palette con dei gran sette, e otto, e nove. E niente, pensavo che – in quanto a bioetica – l’imbarazzo di assegnare a quel tamarro schifoso una media così alta sarebbe rimasto giustamente un gesto unico e insano, che non si sarebbe mai più ripetuto in futuro. Volevo guardare dritto negli occhi e ringraziare certi membri della nostra opposizione tutta, che oggi mi consente invece di alzare una bella paletta per – lo sto per dire – quell’altro tamarro schifoso di nome Galan.

Un film parlato (è una citazione colta)

12 luglio 2011

Non vi parlerò di Harry Potter Gran Finale Grande Evento Gran Soleil (forse anche perché ancora non posso). Vi dirò solo che all’anteprima di ieri sera, in una sala in cui la gente si ostinava a non spegnere i cellulari, il Noto Critico nella poltrona accanto alla mia (firma un dizionario: non è il primo che vi viene in mente, dunque resta solo l’altro), con pantaloncini corti e occhialini 3D portati come la Regina Elisabetta, ha sbottato: «Imbecilli! Siamo il popolo con più cellulari al mondo… E solo perché nessuno sa stare solo». Lungi da me fare della psicosociologia 2.0. Solo pensavo che, se non m’avessero fatto spegnere il telefono, quello che il Noto Critico andava dicendo sarebbe stato uno status perfetto.

Those French. They hate us, they smoke, they have a whole relationship with dairy products I don’t understand – o anche: ha fatto più danni il bacio alla francese

5 luglio 2011

Dobbiamo parlarne ancora per molto? Dobbiamo scomodare editorialisti, opinionisti, elzeviristi, filosofi col ciuffo bobo e il doppio cognome? Dobbiamo cascare con tutte le scarpe in quell’è così francese che ha già rovinato decine, ma che dico centinaia, di copioni statunitensi? Dobbiamo far finta di avere tra le mani un romanzo di Tom Wolfe, quando invece stiamo leggendo un brutto (ce ne sono di belli?) Piperno? Dobbiamo tentare altri paragoni giudiziari, che là sono equi e qua sbattono I Poveri Innocenti in galera? Dobbiamo credere al complotto di Sarkò, che per ragioni di comparative advertising ora si fa fotografare con la mano sul pancione di Carlà? Dobbiamo vergognarci con gli amici stranieri per il nostro presidente che va a mignotte ma sperare nella riabilitazione di quell’altro solo per ragioni di presunta allure – vuoi mettere la cena da settecento dollari col brunello rispetto alle strimpellate di Apicella? Dobbiamo far finta che, fuor da ogni moralismo, uno nella sua posizione semplicemente non deve fare quel che ha fatto lui con la prima cameriera che gli è entrata in camera? E poi, anche solo per par condicio: dobbiamo accettare che si sprechi tutto ‘sto inchiostro per Dominique Strauss-Kahn quando nessuno ha pensato a uno straccio di talk pomeridiano dedicato ad Alessandro Haber?


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