La ballata di Rasoterra, o: e di affidarli al boia fu un piacere del tutto mio

Ci stava uno, al paese mio, che tutti chiamavano Rasoterra. Le ragioni di questo soprannome non vanno evidentemente spiegate. Rasoterra –piglio da ragioniere, tessera di partito in tasca, qualche poltrona racimolata negli anni – se ne andava in giro per la città a lamentarsi della sua amministrazione. Quando stava in giunta, la colpa era dei fannulloni degli uffici tecnici; quando veniva lasciato fuori, dei poteri locali corrotti. Da giovane, faceva chiasso nei gruppi extraparlamentari per uccidere i padri; raggiunta l’età della pensione, puntava l’indice sulle nuove generazioni sempre davanti al computer e senza voglia d’impegnarsi. Rasoterra non era cattivo: era solo molto basso. Forse anche a causa sua sono stato uno dei pochissimi a non indignarsi più di tanto, in queste ore, delle solite boutade del solito Brunetta; delle sparate sulla peggio gioventù precaria e del dietrofront, fino agli sbracati pianginismi di oggi. In questi casi non è meschinità: è solo deficienza fisica; è colmare un gap, è che il surriscaldamento di un momento diventa subito tracotanza, in quei pochi centimetri. L’ho capito vedendo il Renatino scappar via dalla folla che lo insultava. Sicuro d’aver ragione, pensando d’essere diventato «giudice finalmente, arbitro in terra del bene e del male – e allora la mia statura non dispensò più buonumore». Fuggendo basso, a testa bassa, come un Rasoterra qualsiasi.

(Ogni riferimento a fatti e persone reali non è casuale: è semplicemente romanzato.)

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Una Risposta to “La ballata di Rasoterra, o: e di affidarli al boia fu un piacere del tutto mio”

  1. gracekellykitchen11 Says:

    Mi è piaciuto il riferimento a De Andrè.

    Quello che mi stupisce profondamente è che una persona qualsiasi avrebbe capito che fuggire a testa bassa ed insultare sarebbe stato del tutto fallimentare sotto il profilo dell’immagine pubblica, come mai non è stato non dico più intelligente, ma almeno più furbo?

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