Dov’è la vittoria?

Fin dalle primissime ore del primissimo pomeriggio di ieri, è stato tutto un cercare a chi assegnare la vittoria. Ma soprattutto a chi no. È la vittoria di Di Pietro, ma non di Bersani. È la vittoria di Mani Pulite, ma non dei panni sporchi del presidente. È la vittoria di Fukushima, ma non di Chernobyl. È la vittoria di Mentana, ma non di Minzolini. È la vittoria di Celentano, ma non dei Pooh. È la vittoria dei girotondi, ma non di strega comanda color. E intanto il “popolo” – la notizia è che in questo paese ancora ce n’è uno, pensa te – andava avanti, legittimamente godeva della vittoria che sentiva legittimamente sua sul social network, unico spazio depoliticizzato e senza scorie da talk show ma politicamente attivissimo, Farmville ormai si mobilita più della fattoria orwelliana. Il “popolo” si tappa le orecchie davanti alle conferenze stampa e si prende la piazza che può. E mentre il maiale cattivo andava in bigiotteria, io cercavo di assegnare il premio “frase del giorno”. E niente, alla fine la scelta cadeva su Sallusti. Che, lo sguardo fisso in camera di un ostaggio di Al Qaeda, diceva che mica si può festeggiare per l’abrogazione di qualcosa. E mica potevi stargli a ricordare illustri precedenti. Mica gli potevi dire che è solo la paura che a breve, se va avanti così, verrà abrogato pure lui. E in cambio, forse, gli resterà giusto una collanina.

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9 Risposte to “Dov’è la vittoria?”

  1. gracekellykitchen11 Says:

    Tutto dipende da cosa viene abrogato…. 🙂

    Io ero felice perchè a prescindere dal risultato, finalmente dopo secoli si è raggiunto il quorum… e poi anche per il risultato, ovvio.

  2. Giorgio Tedesco Says:

    festeggiare il fatto che il potere è sempre loro…. mah… secondo me è una libertà/felicità illusoria…

  3. rachele la giusta Says:

    più che una collanina gli resta un… collarino!! eh eh

  4. giorgio Says:

    retoricamente, da novello pensionato, mi vien da dire che hanno vinto le nuove generazioni, in barba a tutti e a tutto, sono ritornati in campo e ora devono giocarsela……….la partita.
    d’altronde hanno……….tutta una vita davanti.

  5. sonounitagliano Says:

    Pienamente d’accordo, scritto una cosa del genere poco fa ma estesa anche alle elezioni comunali. Mi ricordano un film di Franco e Ciccio dove, dopo le elezioni, ogni strillone gridava “Avanza” seguito da un partito diverso e uno alla fine gridava “Avanzeno tutti!”. 🙂

  6. cerchidifumo Says:

    Il referendum è uno dei pochi mezzi costituzionali che ha il popolo per esercitare una democrazia diretta.
    I perdenti sono quelli che non si sono presentati alle urne, quelli che sono solo in grado di lamentarsi se il paese fa schifo ma poi non fanno niente per cambiare le cose (come degnarsi per lo meno di andare a votare).
    I vincitori sono sia quelli che hanno crocettato il si e quelli che quelli che hanno scelto no.

    Non c’è una vera vittoria è stata solo una scelta democratica su tematiche importantissime per le sorti della comunità.

  7. Paola Says:

    Sono solo felice che gli Italiani si stiano ridestando dal torpore in cui erano sprofondati. Stavo per perdere tutte le speranze…invece…
    Se fossimo un altro Paese, già oggi il “grande capo” avrebbe dovuto rassegnare le dimissioni, ma siamo in Italia. Non chiediamo troppo!!!

  8. Giorgio Tedesco Says:

    I giovani hanno vinto?! Cos’è che hanno vinto?!
    Hanno ancora oggi vinto una “non comprensione”. Vogliono cambiare il mondo senza alzarsi da facebook o facendo un flashmob di qua e di là. Come lo si cambia il mondo? Cambierà mai il governo se non è più il governo che decide, ma famiglie che stanno dietro la scena? Cambia pagliaccio che per la pensione e prestigio si mette a 90. Cambia la scenografia di uno stesso teatrino da quattro soldi. E sto referendum ha cambiato la battuta in bocca all’attore di turno. Non ha cambiato le sorti dell’Italia. Esteriormente si, è cambiato, ma chi viene dopo non sarà diverso da chi c’è ora. Il sistema è esattamente lo stesso.
    Il futuro non è in mano ai giovani se i giovani percorrono la stessa strada di sempre, lo stesso sistema, ma con diversi valori. Ecco cambiano solo i valori senza che cambi la meccanica di come questi valori si muovono. E siccome questa meccanica non vede i bisogni della persona, saremo sempre schiacciati, sempre nulli, sempre con dei sogni, sempre con l’illusione che il voto sia una libertà di scelta. Ma è una libertà dentro un piccolo e buio cortile dalle sbarre di ferro.

  9. Neuro Says:

    @Giorgio Tedesco:
    L’utopia è come l’orizzonte che si vede in lontananza.
    Faccio due passi verso di lui, lui si allontana di due passi.
    Allora io mi avvicino di tre passi, ma lui si allontana ancora.
    Ma allora a cosa serve l’utopia? A camminare.

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