La dolce Catherine e l’ingannevole Nicole, o: come (non) cambia l’educazione sentimentale delle ragazze di provincia – e pure il concetto di «harem»

Capita, nello stesso giorno, di rivedere quella meraviglia che s’intitola Dolci inganni e di leggere l’intervista a Minetti Nicole su GQ del corrente mese. Due educazioni sentimentali, una fittizia e una vera; probabilmente tutt’e due fittizie. Il film di Lattuada finisce con Catherine Spaak quindicenne che – fatto l’amore per la prima volta con un uomo di vent’anni più vecchio – guarda dritto in macchina: ha perso l’innocenza, o forse no; l’intervista inizia con Minetti ventiseienne che guarda dritto dalla cover: ha perso l’innocenza, o forse non l’ha mai avuta. «In Italia se non arrivi vergine al matrimonio chi ti si piglia?», dice più o meno – con vari aggiramenti di censura – una compagna di scuola alla Spaak; «La vita si evolve: quello che c’è stato (o non c’è stato) è quello che doveva accadere (o non accadere) in quel momento», dice Nicole della relazione con un tal signore di cinquant’anni più vecchio. Dolci inganni uscì nel ’60 tondo, sfiga ha voluto che un altro e più memorabile film con «dolce» nel titolo vedesse la luce lo stesso anno. Dallo sguardo di Spaak a quello di Minetti, cinquant’anni d’Italia prude, moralista, attratta da ninfettismi coatti e humberthumbertismi assai paraculi, virtù svendute al chiacchiericcio collettivo e bigotto. Spaak aveva la tigna di scoprire, capire, diventare grande, e anche una sommessa vergogna: tiene gli occhi bassi per dei secondi che sembrano lunghissimi, prima di alzarli alla macchina da presa; Minetti ha la tigna di chi vuole arrivare in alto, e quello sguardo lì resta, non si abbassa, e lei non si abbassa, non crolla: gli occhi puntano dritti l’obiettivo, sfidano vittoriosi «il mix di cattiveria e invidia che c’è in giro». Dolci inganni è un capolavoro sottovalutato, una ricognizione e uno sfottò di un’Italietta gretta, provinciale, pelosa, in fondo un po’ ciellina; l’intervista a Minetti il ritratto di un’Italietta che si sopravvaluta e resta invece gretta, provinciale, eccetera: sognava le stanze del potere e si ritrova fotografata con addosso delle camicette Guess.

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