Milano lontana dal cielo, tra la vita e la morte, continua il tuo mistero

Qualche mese fa, un amico romano di passaggio in città guardava la fauna che s’avvia in Ticinese – ragazze coi sacchetti bianchi e turchesi di Mariza Tassy, ragazzi che «sto andando a fare un colloquio in Tortona per una nuova rivista di design», sciure sulle loro Rossignoli – osservando: «A Milano son tutti un po’ più fighi, tutti un po’ più stronzi, tutti vestiti un po’ meglio, ma con quell’aria di finta inconsapevolezza che mi manda ai matti». Non è questione di understatement: è che il milanese ha bisogno di togliere tutto, per dimostrare che invece è tanta roba. Lo stesso vale per la sua città: il milanese deve avere la sicurezza di poter dire che fa schifo, per amarla davvero. Ci ripensavo leggendo le parole del neosindaco Pisapia a proposito di Vendola. Un Masaniello venuto nella roccaforte «espugnata» e pronto ad «abbracciare i nostri fratelli rom», a riscattare «incubi» e «volgarità» dei «sepolcri imbiancati» nazionali, a portare la breccia di Pisapia dritto a Palazzo Chigi. Tutto ciò che c’è di più lontano dall’antiretorica meneghina. Se è vero che il Giuliano ha vinto anche grazie all’ironia dei nuovi cumenda e dei nuovi fighetti, ben contenti di votare l’avvocato rosso pur di dimostrare che gli estremisti erano gli altri, allo stesso modo la tenuta del nuovo vento di sinistra che soffia da Lambrate a San Siro può essere garantita solo da questa comprensione del carattere milanese. «In una città che non si conosce è meglio parlare meno». Sottotesto: meno urla, meno sparate, meno impennate immaginifiche. È la città che non avrebbe mai permesso dieci anni di veltronismo buonista, questa; la città che vuole sentirsi laburista, non rivoluzionaria; la città con la sua imprendibile morale, ma senza moralismo. Non è questione di sobrietà. È che il milanese ha già finito di festeggiare, in quella piazza che esplodeva senza gridare. Si torna al lavoro, ci si vede per l’ape, si parte per il ponte. La sicurezza un po’ stronza è che questa città da amare e da odiare sarà comunque una città migliore, adesso.

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2 Risposte to “Milano lontana dal cielo, tra la vita e la morte, continua il tuo mistero”

  1. giorgio Says:

    complimenti,sei sempre sul pezzo e poi francamente di preti pugliesi che ci vengono a fare la predica non ne abbiamo bisogno e per palazzo Chigi nessun dubbio: don LUIGI

  2. martina Says:

    ma, speriamo solo tu abbia poca ragione!! e milano vada agli ape coi rom, per una volta, come auspica vendola (ma sai che bello? me l’immagino bene: un po’ fra kusturica e de sica) come al solito, forse retorico, certo, ma molto piú universale – e certamente meno provinciale – dei milanesi di cui parli (parte di loro, mi permetto di dire) di ponti (chi se li puó permettere) e sacchetti di marisa taxi.
    l’altro giorno sembrava che la piazza (che peraltro gridava! non so se si notasse) venisse da un altro pianeta, il pianeta milano di una volta, forse.. non so..
    speriamo solo tu abbia poca ragione!! un abbraccio

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