Ovvero: come non imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba

Abbiamo tutti visto una quantità sufficiente di film (spero) per sapere che il problema non è tentare l’affondo finale, il coup de théâtre, il match point. Né tantomeno farlo quando si ha a disposizione l’ultima battuta, se credete che sia maleducazione compratevi un qualunque manualetto di sceneggiatura, quelli che gli scrittori italiani di ultima generazione non hanno mai sfogliato, per capirci. È solo che bisogna essere capaci. Bisogna crederci. E invece Letizia, mentre scandisce goffamente «il reato di… furto… di un… veicolo… che… sembri… che sembrava… doveva essere… un veicolo… per… il sequestro… e il pestaggio… di un giovane», è un pessimo villain e niente, non ce la fa a convincere l’Academy. Sembra… sembrava… doveva essere… solo a metà tra Dr. Strangelove e Bree Van De Kamp ubriaca. La prossima volta niente j’accuse: un cesto di muffin.

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Una Risposta to “Ovvero: come non imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba”

  1. telebolla Says:

    E poi c’è quel gesto di dare la mano che potrebbe funzionare, anzi sarebbe perfetto: “vedete, lo stronzo è lui che non è capace di dare civilmente la mano all’avversario”.
    Purtroppo si vede che lei sa che di aver fatto una carognata e si sente in colpa ed esita, il braccio trema.
    Questa è una dilettante, ci fosse stato Berlusconi staremmo a parlare di Oscar.

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