Voi oggi mi odiate perché mi amate ancora

Nell’anno in cui presentò Buongiorno, notte, Marco Bellocchio, in un corridoio del Casinò del Lido, mi chiese: «Scusi, sa dov’è il bagno?». L’anno scorso qualcuno di molto vicino a lui mi raccontò, a cena, di una sua sfuriata a proposito dello schedule della giornata in cui avrebbe presentato Sorelle Mai. Venezia mi sa di Bellocchio, e di settembri rosso shocking, e forse a lui succede lo stesso. A Bellocchio daranno quest’anno il Leone alla carriera. Ha fatto dei film molto belli e dei film molto boh. Ha anche fatto il film italiano più bello degli ultimi dieci anni (credo siamo ancora in tempo per dirlo). Bellocchio nasconde dietro la psicologia la sua scarsa simpatia. In fondo fa bene. C’è ben poca ironia nella reazione alla notizia del Leone, ma soprattutto si capisce una cosa: il suo sogno era vivere per davvero quella scena di Habemus Papam; era poter replicare al «Perché lei è il più bravo» di chicchessia con un bel «Che condanna, me lo dicono sempre tutti». Gli dà sui nervi doversi accontentare di una pur dorata pensione.

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