Perché un assassinio

Non è il mondo senza Osama che ci si è presentato davanti agli occhi in questi giorni. È il mondo che torna a parlare di Osama, in un’epoca in cui di Osama sembrava non esserci più traccia. Le tracce non si trovano nei rifugi pakistani, né nei rinnovati discorsi da bar, dove scappa giusto qualche «È morto il bastardo». Le tracce, dieci anni dopo, si trovano, anzi si affidano ai social network. Osama è rinato nelle fan page, negli spam, nei like. Obama, presidente dell’era zuckerberghiana, ha deciso di non mostrare le foto perché non c’è niente per cui schiacciare il bottone «Mi piace», forse. Ha deciso che in rete non dev’esserci altro posto per Osama, sennò ce ne sarebbe troppo, i mash-up dei fittizi Black Hawk Down cortocircuiterebbero insieme ai veri screenshot. Quello che può lasciarci Obama è un voyeurismo rovesciato: guardare la foto del Presidente che guarda, e affida la sua vita a quei quarantacinque minuti; del segretario di stato Hillary che trattiene un sussulto; del vice che sgrana un rosario, dicono dalla West Wing. È un film di stanze private, dispacci che devono restare classified. Di parallax views. È un film che avrebbe dovuto fare Pakula, e invece, ahinoi, lo girerà la mano pesante della Bigelow.

Annunci

Una Risposta to “Perché un assassinio”

  1. Amilcare Says:

    Molto bene.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: