Archive for maggio 2011

P-Day After

31 maggio 2011

Dal tavolino accanto, a colazione. Al ristorante, a pranzo. Avvocati, architetti, sciure, sciuri, gente per strada, così. Gli estremisti comunisti gay che hanno invaso Milano, insomma. E che parlano, il giorno dopo.

«Più che per Berlusconi godo tantissimo per quegli sfigati di Casini e compagnia… Avete visto che non vi caga nessuno, adesso? Vi decidete a trovare un lavoro vero, adesso?»

«La Moratti cacciata da gente come Giulia Maria Crespi. Due che potrebbero giocare a bridge insieme al circolino del Rotary, e invece come si fa, con quella cretina, ha fatto male tutto quello che ha fatto, la Rai, il ministero, quella porcata del furto dell’auto…»

«Ho chiesto l’Unità in edicola alle dieci e l’avevano finito.»

«Va bene, ora il problema sarà la giunta. Va bene, hai ragione. Va bene. Ora però mi lasci festeggiare, per favore?»

«È tutt’un salire sul carro del vincitore, adesso. Il problema è che il vincitore è Vendola.»

«Mi stupisco che questa presa della piazza tipo Egitto o Libia sia avvenuta solo ora. Ma è che i milanesi sono così. Sono pigri, si crogiolano nel loro dorato menefreghismo, è come se fosse tutto un lungo, noiosissimo aperitivo, dicono che Milano, cosa vuoi, è quello che è. Poi lo sanno che non è così, e infatti poi guardali, tutti a trascinarsi in piazza con le bandiere rosse.»

«Ma in che senso avete festeggiato anche in Canada?»

«Ma mi hai visto con o senza mio figlio? Perché prima sono andato in piazza da solo, poi sono andato a prendere il bambino all’asilo e c’ho portato pure lui.»

«Persino Gheddafi sarebbe stato un sindaco migliore della Moratti.»

«E adesso affacciati al balcone, Tettamanzi! Manda a cagare i ciellini una volta per tutte!»

«Se vinceva la Moratti sì che tornavano le Brigate Rosse. Io per primo avrei offerto casa mia come covo.»

«Ma adesso tutto cambia. Vero che cambia?»

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P-Day

31 maggio 2011

Dalle due del pomeriggio alle due di notte, dall’Elfo al Duomo, tra linee telefoniche bloccate, batterie scariche, e molta roba arancione.

«56. Cauti.» (ore 14:28, il primo sms, quello che mi fa passare l’ansia)

«Ma qui ci sono tutti i migliori!» (P., quando mi vede arrivando all’Elfo)

«La domanda vera è: ma c’è tutta ’sta gente con vestiti arancioni nell’armadio?»

«Ma è arrivato e non l’abbiamo visto o è entrato da dietro?» (sms che lamenta l’entrée defilata del Pisapia all’Elfo)

«Ciao, sono in Buenos Aires, nel senso di Argentina.» (Matteo)

«Salvini, l’unica riflessione che devi fare è che sei un coglione!» (parlando al maxischermo)

«Vabbè. D’accordo. Ciao. È la rivoluzione.» (in corteo verso Piazza Duomo)

«E ora partirà la politica delle tre C: Collettivo, Cineforum, Comizio.» (Stefano)

«Come dicono i Dik Dik…» (Lella Costa)

«Cioè, abbiamo vinto e ci tocca vedere i comici di Zelig? Se perdevamo che ci davano?»

«Ma non mi uploada niente!» (Io)

«Attenti ai portafogli, che stasera è pieno di zingari.» (Nicola)

«… i sepolcri imbiancati e le loro trame…» (Nichi Vendola)

«Ma ora Pisapia me lo leva l’esercito da sotto casa, vero?»

«Ma non mi uploada niente!» (Io/2)

«Milano ha scelto. E ha fatto la scelta giusta.» (l’amico “ministro” Divi, sul palco di Piazza Duomo)

«Ricky Gianco, gli Stormy Six… Claudio Lolli non l’hanno chiamato? C’aveva pure la canzone su Zingaropoli…»

«Ecco, sta facendo coming out.» (alla frase di Pisapia: «D’ora in poi dovete starmi accanto, davanti, dietro…»)

«Sedatela. Non ha nessuna intenzione di mollare quel palco, lo sapete vero?» (parlando di Lella Costa)

«Vabbè, niente, c’ho la pelle d’oca alta così.»

«Ma la Dandini non era romana? Ma cazzo c’avevamo ‘sta fortuna, per una sera…»

«Madonna che tenero Pisapia, ha pure la “erre” caprina.»

«Quanto sta rosicando Veltroni. No, dimmelo.»

«Ma non mi uploada niente!» (Io/3)

«Ed è subito dance hall salentino.»

«Son qui anch’io. Guardando il Duomo sulla sinistra. È tutto arancione.» (l’ultimo sms della giornata, dalla stessa persona che m’aveva mandato il primo)

E poi niente, probabilmente continua, per ora mi viene solo in mente che era tutto molto figo.

È come questa città, d’un tratto prima la perdi e poi la rivuoi (o anche: vorrei che questi giorni in attesa che si ballotti non finissero mai)

26 maggio 2011

«Pisapia got twenty-two hundred hits within two hours?» «Thousand.»

25 maggio 2011

Ho sempre trovato piuttosto idiota l’assioma da salotto di sinistra 2.0: Obama ha vinto grazie a Facebook (e social network affini). Per questo ora trovo altrettanto idiota che il Giulianone Pisapia passi esclusivamente per il candidato, ma che dico l’eroe della rete. È vero, così sembra, a guardare il fiorire di loghi arancioni in tutti gli anfratti del web, foto del profilo che cambiano, inviti ad eventi di critical-biciclettate, spritz elettorali, flash mob improvvisati. Lo trovo idiota perché non voglio cadere in tranelli del tipo: certo, succede solo perché hai tutti amici comunisti, tu; o, peggio: certo, gli piace vincere facile nell’internèt solo perché la Letizia è contemporanea quanto Ombretta Fumagalli Carulli. Lo trovo idiota perché non siamo qua a eleggere il sindaco di Farmville: è solo che è più facile che il rompimento di coglioni generale si manifesti in un luogo in cui si è invitati a rispondere alla domanda «Che cosa pensi in questo momento?». Con gran toccamento di genitali – ché al ballottaggio mancan poche ore, e non c’è più niente su cui scherzare – quel che la gente pensa mi pare evidente. Mi pareva evidente pure alle due di stanotte, quando sotto casa è passata la urlante e mai spossata massa critica di cicilisti, e non mi è stata mai tanto simpatica, e per una volta avrei volentieri inforcato la bici. (Quanto alla foto del profilo, quella l’ho cambiata già.)

Gius, più noto come mostro di Loch Ness

23 maggio 2011

Per chi non è nato, cresciuto, vissuto da fuori sede, stagista, trasfertista in Lombardia, i ciellini sono una leggenda metropolitana al pari degli alligatori nelle fogne di New York. Puoi dirgli: ti racconto la strisciante, reiterata, pelosa presenza del Movimento (così si fanno chiamare, cercando di far leva sul tuo inconscio lato girotondino) fin dai tempi dell’asilo nido, ma non ti crederanno. Potrai girargli cronache di medici che nelle corsie d’ospedale danno delle assassine a donne che vogliono abortire, e ti daranno del complottista da quattro soldi. Potrai parlargli di presidenti di regione e congregazioni di vergini, e ti guarderanno come se stessi dicendo che la notte Bruce Wayne diventa Batman. Per questo il video che oggi tutti van postando è preso al pari di una ricostruzione folkloristica, come i finti centurioni fuori dal Colosseo. Ed è come se li sentissi borbottare, quei forestieri: ma certo, ora questi milanesi ci faranno credere di aver visto sguazzare nell’Idroscalo il mostro di Loch Ness. Anzi, il suo embrione.

E frequenta i circoli

20 maggio 2011

Stanotte ho fatto un incubo. Un talebano-verde facinoroso e violento che era della Rifondazione Comunista, cioè di quelli che volevano rifondare il Comunista, portava a Milano la droga senza se e senza ma. E poi Milano non era più Milano, era il Leoncavallo, anzi no, era diventata uno cento mille Viale Jenner, e c’era una manifestazione nel centro, e non soltanto nel centro. E per fortuna mi sono svegliato. E sono uscito di casa, e Milano era quella di sempre. Ho preso una multa per l’Ecopass, e allora ho noleggiato una bici, e la pista ciclabile finiva di colpo proprio davanti a un grande immenso bellissimo cantiere di Ligresti, e poi sono andato a vedere una bella mostra su Marta Marzotto, e lì nessuno mi ha detto che uno spinello non fa mica male, e ho tirato un sospirone di sollievo. (Il resto del mio incubo qui.)

Di quella sera—Che c’è di strano, siamo stati tutti là

17 maggio 2011

E oggi, a Milano, nessuno parla più. I giornali si sfogliano in silenzio, te li chiedono al caffè dal tavolino a fianco, borbottano «Certo era meglio vincere al primo turno» e poi tacciono, per paura di dire troppo, per non farsi prendere dall’ansia. Qualcuno, ossessivamente, si chiede chi sia questo Giuliano giunto in città come il papa straniero, e vuole che non se ne vada più. Qualcun altro si ferma a guardare i manifesti frutto dell’attacchinaggio notturno, «Grazie, Milano», e vorrebbe rispondere, e invece tira dritto, ci penseremo dopo queste due settimane, madonna quanto son lunghe due settimane. Se uno esulta troppo, ce n’è un altro pronto a dirgli «Stai zitto, cosa dici, abbassa la voce, non è mica tempo di festeggiare». C’è gente presa da labirintite d’immaginario: Vecchioni vince a Sanremo, il Giuliano stacca la Letizia di sette punti, e poi incrocia gli occhi e le gambe e caracolla a terra. C’è un silenzio incredulo, si taglia come la nebbia, e invece c’è il sole. C’è una mano collettiva che da qualche ora si allunga a prendere la città, ed è lì, tutti adesso la vedono, è questione di un attimo, e no, cazzo, fa troppa paura. Tra due settimane, è vero, ora stiamo tutti molto calmi, aveva ragione quello. O forse avevano ragione quegli altri. Milano tace perché se la sono ripresa gli estremisti, i terroristi, i brigatisti, soprattutto i drogati. Un bel 48% di drogati. E stanno lavorando nell’ombra. Han spiombato i covi di piombo. Si son chiusi in cantina, a preparare la rivoluzione. Ma no, lo so che ho ragione io. La rivoluzione è lì, cazzo. È di tutti, cazzo. La vedo, cazzo. Dai Giulianone, andiamo a festeggiare. Ma stai zitto, cosa dici, abbassa la voce. Tra due settimane, ho detto.

Milano, sono tutto tuo. Letizia no, non mi rinchiude più

16 maggio 2011

Dopo tutto quel casino sui veìcuoli, i giuóvani e i pestàggiui, ce ne vuole a darsi di fatto dell’estremista dicendo che per vincere al ballottaggio bisognerà parlare ai moderati. Dopo la campagna elettorale che (non) ha fatto, ce ne vuole a usare impersonali a nastro del tipo «si è sbagliato, si è parlato poco della città, si è stati rapiti dagli alieni che hanno messo la mia faccia sui manifesti». Ma la poco lieta Letizia stasera aveva un’altra preoccupazione sul volto, e soprattutto troppe borse. Per questo ha esordito davanti a flash e telecamere con un secco: «Avete finito con le foto?». Come se fosse stata strappata a una partita di bridge con le Dame di San Vincenzo che credeva di aver già vinto. Come se si fosse interrotto per sempre quel ritornello che aveva in testa, e che credeva sarebbe andato avanti per sempre: «Milano, tu non trattarmi mai così». (Continua. Tra due settimane.)

Come sei bravo, Terrence Malick. Ma, in fatto di senso della vita, continuerò a preferire Bonolis

16 maggio 2011

Come sei bravo, Terrence Malick, a spiegarci, nel tuo ultimo film, tutto: la vita, la morte, Dio, l’estinzione dei dinosauri, la fotosintesi clorofilliana, la tettonica delle placche, la crisi del settimo anno, il quarto segreto di Fatima. Come sei bravo, Terrence Malick, a riprendere i sassi, le meduse, i cromosomi, i cavalloni, i termitai, gli stormi di piccioni, la lava dei vulcani indonesiani, la cascata delle Marmore, le api e i fiori. Come sei bravo, Terrence Malick, a mischiare Edipo e Giobbe, lo spot dell’Enel e il National Geographic, il product placement dei Levi’s e l’ultima campagna dell’ultimo eau de toilette. Come sei bravo, Terrence Malick, a usare specchietti come Brad Pitt e Sean Penn per noi allodole che altrimenti mica ci andremmo al cinema a vedere ‘sti video di Piero Angela. Come sei bravo, Terrence Malick, a confonderci così bene da farci scambiare la nostra crisi di panico di fronte all’ennesimo geyser per sentimento panico dell’ennesimo geyser. Come sei bravo, Terrence Malick, ma non offenderti se ti trovo sopravvalutato, sai giusto quel tantino. Non offenderti se – nell’anno in cui uscirono La sottile linea rossa e Salvate il soldato Ryan – io, che avevo sì e no finito le elementari, litigai con mezzo mondo perché tifavo per il secondo. Sai, Steven Spielberg sarà più zarro di te, ma anche tanto più simpatico. E soprattutto la morale dei suoi film non è: abbracciamoci tutti, purché su una spiaggia di sabbia candida benissimo fotografata.

Non è mai troppo tardi per farsi un’infanzia felice, avremo tutta l’eternità per stare in pace

14 maggio 2011

Poi, finito il concerto, su una terrazza che guarda i loft di via Tortona, ci si trova a discutere su La messa è finita. E allora quel dialogo che devi andare a ripescare perché non lo ricordi esattamente – «Stavo pensando all’amore universale: esisterà veramente? Voi preti cosa ne pensate?» «Noi preti pensiamo di sì. E io anche» – è uno dei modi per definire quello che si è visto qualche ora prima? Era l’ecumenismo di una messa cantata e infinita? Era amore vero? Il big bang, e l’elemento umano, e tutte quelle immagini – ché con Lorenzo va così: in testa ti trovi libellule sopra gli stagni e le pozzanghere in città e lucciole che tornano a Roma, e mica l’avresti mai detto – sono più che un ritornello? E cos’è l’ora che si sceglie? Votare per il candidato giusto? Sono tribù che ballano, nel Nord Africa della non sempre bella vita, nelle piazze nostre e straniere coi loro incroci possibili? Sono battiti di ali di farfalla a far ballare la fashionista anoressica e l’anonima cicciona benignamente accolta sul palco? Il designer con le scarpe borchiate e il novenne al suo primo concerto? È questa la notte dei desideri? E allora, l’amore universale esisterà veramente? Lorenzo pensa di sì. E io, ieri sera, anche.


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