Mr. Smith non va a Montecitorio

Frank Capra girò Lo stato dell’unione otto anni dopo Mr. Smith va a Washington, sette dopo Arriva John Doe, i due film senza i quali non sarebbero esistiti i Kennedy, e Clinton, e Obama, e pure Reagan, via. Lo stato dell’unione è la sua ultima occasione per parlare di robe di politica dal punto di vista di quella che oggi Repubblica.it chiama «la società civile». Prendi un imprenditore che decide di entrare in politica (un altro), mettilo davanti alla Casa Bianca, e in un film di Capra non ti dirà che vuole studiare una legge per piazzarsi lì ma: «La facciata dev’essere riverniciata». E il problema è proprio questo. Che, rivisto oggi (no: ieri), saltano agli occhi tutte le differenze. Prima fra tutte: un conto è se la società civile è composta da Spencer Tracy e Katharine Hepburn, un altro se ci vendono Pancho Pardi. E poi: va bene, è retorico, ma scritto da uno che aveva sceneggiato I gangster di Siodmak e Palcoscenico di LaCava, mica da Nichi Vendola. E poi ci si lamenta dello stato dell’Unione (un’altra): il problema è che a questo Paese mancano registi e sceneggiatori.

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