ET, l’extraterrestre

La notizia della morte di Elizabeth Taylor mi è arrivata via mail. Ero con un’amica. Mentre io cercavo di elaborare il lutto, scoprivo che l’amica non aveva praticamente mai visto un film di ET. Non preoccupatevi: la riempirò nelle prossime ore di Virginie Woolf, posti al sole, estati scorse, giganti, visoni, gatte sul tetto che. Ma non è questo il punto. È che ET era l’esempio più classico di quella cosa che suona più o meno «la sua fama la precede». ET era famosa per tutti punto. Era famosa per le sciure per via dei suoi amori, e chi (non avrebbe voluto essere) come lei; per gli sciuri perché è stato un oggettino sexy come nessuna a quel tempo, e forse neanche mai più; per le ragazze fèscioniste e non fèscioniste di oggi perché è stata il cane di Charlotte York; per i maschietti cresciuti negli anni Ottanta perché era l’amica di Michael Jackson. Per me è stata soprattutto «I disgust me. You know, there’s only been one man in my whole life who’s ever made me happy. Do you know that?», e forse lo è stata anche per lei stessa, ET. Ma anche questo non è il punto.

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