Libera informazione in liberi cicce-e-brufoli

Il problema non è tanto Giuliano Ferrara che offre il suo solito crogiuolo di panze e di pinze al Tg1. Né le sue guasconate, la sua presunta indipendenza, il leporellismo travestito da «io sono libero, voi siete servi», il credere di lanciare chissà quali provocazioni che fa più tenerezza di un film di Tinto Brass. Prendete un qualunque suo intervento degli ultimi [inserire numero a caso] anni, cambiate la data, fate dei mash-up, sarà sempre la stessa musica. Il problema non è neanche lo sguardo sperso della giornalista strizzata dentro quella camicia e quel gilet. Il problema, come sempre, sono i toni, e la loro mancata comprensione. È la domanda «Ha detto che non risparmierà nessuno tranne il Santo Padre: ma dobbiamo crederci?». È lì che si capisce che Minzolini e i suoi non troveranno mai il punto. Ferrara non farà mai del male a chicchessia. Ferrara si racconta rispondendo a un (auto)ritratto-tipo. Ferrara voleva solo essere una velina, una di quelle che «Ma quale dieta e palestra: io mangio di tutto!». Quello è il senso ultimo delle sue sparate. Solo che il datore di lavoro del Santo Padre l’ha penalizzato fin dalla culla.

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