Gentrificate, gente, gentrificate

Ho comprato Freedom l’estate scorsa, in un aeroporto chissà dove, ho iniziato a leggerlo avidamente, poi l’ho piantato non perché non mi piacesse (anzi) ma perché son diventato un pessimo lettore. Ma tutto ciò quando me l’avete chiesto. Ora, l’intervista a Franzen in cover sul Venerdì di ieri è interessante per almeno quattro motivi. Il primo: i Grandi Scrittori Americani se ne fottono dei giornalisti italiani che li vanno a intervistare e poi scrivono attacchi “emozionali” sul loro essersi tolti le scarpe, sul loro scambiare lo scazzo che chiunque avrebbe all’ennesima intervista per «smorfie un po’ impressionanti, segno di estrema concentrazione», eccetera eccetera. Il secondo: noi leggiamo Tolstoj quando ancora non abbiamo dato nemmeno lo scritto della patente, i Grandi Scrittori Americani lo mettono nei loro grandi romanzi, da grandi. Il terzo: i nuovi short cuts, insomma l’America oggi, passano inevitabilmente per la gentrification; una mentalità, direbbe qualcuno, a cui Franzen dedica un intero libro. Che dovrebbe leggere pure Elisabetta Canalis. (Ah, dimenticavo il quarto: ora riprendo Freedom. Ma anche questo, quando me l’avete chiesto.)

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