«Ho letto la Bibbia, lì ci sono tutti i sintomi della depressione»

Inutileaddire, diceva il nonno di un’amica, che non ho commentato il molto poco big issue “Caimano chez Dandini”. Un po’ perché se c’è una cosa che non mi frega della tivù, è il divano rosso. Un po’ perché ho già litigato con diverse persone, a suo tempo, sostenendo che Il Caimano non era il gran film che doveva essere, che va bene le profezie e i tribunali, e va bene che prima e dopo Moretti nessuno, ma la contemporaneità lesbo-posticcia non si reggeva, per non dire della scena mélo Orlando-Buy-finestrinidellamacchina con Damien Rice – che poi l’avevano messa due anni prima in Closer, con esiti ovviamente più felici. Ma non è questo il punto. Il punto è l’ultima cover dell’Espresso, che molto sportivamente spoilera su Habemus Papam. E che mi sono messo a sfogliare dopo mesi. E c’era tutt’un nuovo parco redattori, e nuovi opinionisti, e nuovi critici. Per dire, dentro Escobar (non è un calembour) – e non avrei mai detto mi sarebbe mancata la povera Lietta. Il ricambio generazionale, già. L’unica nuova generazione che non deve nascere, in questo Paese, è quella degli *autori*. Voglio solo Moretti. E ora vado a rivedermi Il Caimano, va’.

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