Natale in India non è un cinepanettone – Capitolo 2: 48 ore e due o tre cose che ho imparato

Sono tutti Peter Sellers in Hollywood Party.
Gli indiani vogliono portarti a vedere tutti i luoghi, ma soprattutto tutti i laghi.
I camerieri indiani si premurano di chiederti ogni due minuti: “Non è troppo piccante, vero?“. Anche la colazione è piccante, vero.
Ogni due pagine di magazinegiornalelibercolo ci sono Aishwarya Rai e Abhishek Bachchan. Poi dite a me che esagero coi Brangelina.
Il must have del momento è il paraorecchie mimetico.
Al top della scala sociale ci sono i veg astemi. Ma adesso anche i bramini bevono (e per giunta in chiesa).
La compagnia aerea e la birra locali hanno lo stesso nome, e sanno di curry.
La Brianza al confronto è un posto senza dossi.
Va forte la zampa d’elefante, in tutti i sensi, i luoghi, e i laghi in cui mi stanno portando di nuovo.
Le mucche si sentono molto sacre, ma col clacson si spostano. (A questo proposito, mettere in agenda “rivalutazione immediata di The Darjeeling Limited“).

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2 Risposte to “Natale in India non è un cinepanettone – Capitolo 2: 48 ore e due o tre cose che ho imparato”

  1. IcoFeder Says:

    Mi ha molto colpito a proposito di vacche indiane…
    http://www.france24.com/fr/20101221-trafic-vaches-sacr%C3%A9es-Bangladesh-inde

  2. Pier Says:

    il treno per il darjeeling valido, validissimo, colonne sonore di qualità, bello anche il corto all’inizio dove tutti vorremmo sposare natalie portman

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