La gentrification spiegata da Toto Cutugno

D’un tratto, mi è venuto in mente quando a scuola mi spiegarono la gentrification. Ci pensavo prima, mentre scrivevo di un film un po’ insulso ma caruccio, diretto da quel figo di Stephen Frears, tratto da una roba divertente pubblicata dal Guardian, ambientato in un verde Whatevershire, amiamo l’Inghilterra. E ci pensavo ieri, mentre, in un centro sociale trasformato in luogo di degustazioni radical-fighette, parlavo col dentista diventato viticoltore, e madonna quanto è buono ‘sto dolcetto, e questo è il podere che ho ereditato da mio nonno, e ormai il pecorino è diventato di moda, e anch’io vorrei, un giorno. E insomma, in questo paese, dove tramontano le silicon valley e non si riesce neanche a organizzare un expo che non sia roba da palazzinari, il punto è ancora uno soltanto: «Voglio la rugiada che mi bagna» (A-ah. A-ah.)

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Una Risposta to “La gentrification spiegata da Toto Cutugno”

  1. Claudia Says:

    Ecco, questo è quello che penso da quando è uscito due di due, e tutti i miei amici (allora studenti universitari) lì a dire ma quanto erano alternativi e che sì, anche loro volevano trasferirsi in una cascina in toscana a fare caciotte.

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