Rule number 2: Don’t take credit until someone actually says they like what you did

Più che la presunta esistenza delle foto (solito immaginario macguffin opera del solito genio), la prova che il bungabunghismo esiste te la dà il concordare un’intervista con [inserire nome di divadivettastarstarletta a caso]. Una cosa cominciata una settimana fa e passata per uffici stampa, agenti, «le ho dato il tuo numero, pensavo ti avesse chiamato lei», pagine lasciate aperte in redazione che devono essere chiuse, «ti telefona lei mercoledì sera», bestemmie varie, «no, aspetta, dice se possiamo fare giovedì», minacce di produttori, «allora, mi ha assicurato che sabato in tarda mattinata è libera». Che mi ci mancava solo di presentarmi in questura, a ‘sto punto.
E alla fine ieri sera – dopo aver deciso di lasciar perdere, e aver mandato l’sms definitivo – accendo la tivù, e Bocchino sta spiegando a Renzi perché in Italia non può esserci una politica, ma che dico una società melting-pot («Noi non eravamo una landa desolata come gli Stati Uniti»). E capisco che il bungabunghismo c’è, e ha vinto. Hanno vinto quelle che ti tengono sulla corda per un’intervistucola qualsiasi. E capisco che niente, devo spegnere tutto, mettermi la giacca e andare in questura. Così, per portarmi avanti.

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