48 ore in Italia (edizione breve)

Tutti a dire ma non esiste, ma che roba, ma che vergogna, ma insomma lui non può, ma insomma lui c’ha troppe puttane in ballo, ma poi tutti ‘sti divorziati che fanno i paladini del matrimonio, per poi rendersi conto, visto com’è andata, che sarebbe stato molto meglio se l’avesse aperta Berlusconi, quella cosa sulle famiglie.

Tutti a dire ma hai visto Pompei, ma che scandalo, ma qui la cultura va a catafascio, ma insomma se in Italia non si riparte da lì da che cosa, per poi rendersi conto che all’opposizione c’è voluto un giorno intero (con, diciamo, almeno tre telegiornali disponibili?) per chiedere le dimissioni di Bondi. (La prima che ho visto è stata la Melandri su Facebook, per dire.)

Tutti a dire ma era fatto per il grande pubblico, ma hai visto gli ascolti, ma se no si lascia la tv in mano ai Vespa e ai Minzolini, e poi c’era lo scrittore perseguitato, e poi c’era il premio Oscar, e diavolo si parlava di mafia, di politica, di diritti degli omosessuali, di tagli alla cultura, roba che ormai è tabù, in questo Paese, per poi rendersi conto che – se parlare di mafia significa giusto dire bravo Falcone, se parlare di politica significa dire che la secessione è una brutta cosa, se parlare di diritti degli omosessuali significa proporre il giochetto del frocio che dice frocio in tivvù, se parlare di cultura significa estorcere a un grande inconsapevole maestro che la musica gli ha curato il tumore – insomma, se le cose stanno così, con tutte le nobili intenzioni della nobile causa, allora vuol dire che del grande pubblico non ci si fida. Perché al grande pubblico gli si può proporre pure cose più complesse, vedi anche solo il regolamento del Grande Fratello.

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4 Risposte to “48 ore in Italia (edizione breve)”

  1. Guia Soncini » Archivio del blog » La prima che ho visto è stata la Melandri su Facebook, per dire Says:

    […] e mi mettessi a dirigere un giornale, il primo editorialista che metterei sotto contratto sarebbe Mattia. Tags: anche nientePermalink – Categoria: East […]

  2. Domiziano Galia Says:

    Apposta perché del grande pubblico non ci si fida, che si fanno le liste. Non ci si fida ed a ragione. Ciò nonostante, mettici la retorica che vuoi, ma che Saviano non sia stato intenso non si può dire. Dimmi tu chi altro, in Italia, in tv. Paolini. Poi? Non è una provocazione. Vorrei una risposta. Che magari mi sono perso qualcuno che meriti.

  3. Aelthas Says:

    Hai ragione. Purtroppo. Ma quel che condanna l’Italia non e’ tanto la politica, quanto i giornalisti, di ogni fazione e di ogni colore. Da Feltri a Travaglio, sono loro che forgiano gli italiani, non i vari Berlusconi e Bersani. E se c’e’ molta gente che si vergogna non di essere italiani, ma degli italiani, beh allora la colpa e’ di chi li forgia, non di chi li rappresenta.

  4. numa Says:

    evviva guia direttrice e mattia editorialista.

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