Le macchie umane e gli omini bianchi

«Ma scegliere di prolungare lo scandalo perpetuando la protesta?»

C’era un tempo – ieri l’altro – in cui l’impeachment era di sinistra, io ci avevo pure scritto un tema in quarta ginnasio e non mi ero mai sentito tanto liberal. C’è un tempo – oggi – in cui vien giù il teatro ad ogni colmodeicolmi, ma in che paese viviamo, ma che vergogna, ma insomma i diritti civili, ma qui ci vogliono le dimissioni, ma qui ci vuole Vendola presidente a scatola chiusa, mobbasta coi festini e le puttane, e tutti che espatriamo, tutti in Erasmus civico, no ma stavolta davvero, stavolta è troppo. E possiamo pure discuterne, c’avete ragione, d’accordo, ma levatevi quell’aria di finta indignazione dalla faccia, lo capisco che volete essere senza macchia, ma almeno risparmiatemi gli inviti ai gruppi più autogol della Storia («Meglio gay che Berlusconi», che è come dire: io mica posso buttarmici da solo, giù dalla torre). C’era un tempo – ieri l’altro – in cui la versione dei fatti te la forniva Philip Roth, e potevi pure litigarci. C’è un tempo – oggi – in cui finisce che sei d’accordo con Guzzanti (l’altro), e metti le camicie in lavatrice col rossetto sul colletto, sperando che la macchia resti.

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