Archive for luglio 2010

Risvegliarsi ormai per me non ha senso senza te

31 luglio 2010

Era lì che si lamentava da un casino, dai, l’avete visto tutti.
Era chiaro che non ci stava più dentro.
E tanto poi lo sapevamo che sarebbe finita così.
Lui che viene lasciato, anche perché se no se ne andava mesi fa.
Sempre meglio lasciare che essere lasciati, ma tanto lui non l’ha mai capito.
Cioè, lui di lasciare non è mai stato capace. Mai.
Lui era quello che voleva fregarci tutti, e accettava certe cose che boh.
E adesso dirà in pubblico che sta bene, anzi benissimo.
Alzerà la voce per non farsi sgamare.
Dirà che ha già trovato qualcun altro.
E tutti gli crederanno.
E io lo so, però, che tutti i giorni ripenserà a questi sedici anni.
E sarà lì a pensare perché è finita così. Che, in fondo, siamo stati una così bella coppia.

Some enchanted evening, che ora non c’è più

29 luglio 2010

Si dà il caso che il migliore a scrivere negli ultimi anni si chiami Peter Cameron. Si dà il caso che ieri sia andato a vedere l’anteprima di un film che uscirà chissà quando per l’unica ragione che è tratto da un suo romanzo (non il più bello; il più bello è Un giorno questo dolore ti sarà utile). Si dà il caso che libro e film si intitolino Quella sera dorata (molto più pertinente il titolo originale, che te lo dico a fare: The City of Your Final Destination), e ci sono Anthony Hopkins (quanto lo odio, quanto è bravo) e il più grande caso di cessafiga della storia, e cioè Charlotte Gainsbourg, e a dirigere c’è James Ivory molti (molti) anni dopo Camera con vista e Quel che resta del giorno, e pure La figlia di un soldato non piange mai, che abbiamo visto in tre e invece era bellissimo. Non staremo qui a fare il giochino del quanto sono belli i libri e quanto sono deludenti i film. Penso solo a Cameron che guarda la polvere sulla pellicola, il suoi personaggi rimasti senza le sue parole, lo schermo da riempire, così, per colmare i vuoti e i silenzi.

Pete posò gli arnesi e si avviarono sullo sterrato. Senza parlare. Due persone possono spostare la propria attenzione sul paesaggio in un modo che, se simultaneo, può diventare un sostituto efficace e soddisfacente della comunicazione.

Coccoina

28 luglio 2010

È l’oggetto della mail che mi ha mandato l’amica 1 stamattina, per dire.
L’amica 2 dice invece che è saggio chiudere l’Hollywood a fine luglio: son tutti al Billionaire.
L’amico 1 dice di fare un salto nei bagni di un liceo milaneseromano qualunque, che non c’è Belén da mettere in prima pagina, ma non c’è più neanche l’erba di una volta.
L’amica 1 scrive anche che nessuno pippa, è solo un complotto contro Berlusconi.
L’amico 2 dice che alla fine Carlà è sempre la più avanti di tutte, che già da un pezzo è sul pezzo e in un pezzo cantava «tu es ma came, plus dangereux que la blanche colombienne», e nessun gip le ha mai chiesto niente.

A me l’unica cosa che piace di questo grande scoop estivo sul fatto che a Milano giri la coca, è aver scoperto che non era sbagliato imporre l’obbligo dell’antibagno.

«Per tutta la vita mi ero chiesta come sarebbe stato da questa parte dello schermo»

27 luglio 2010

Rose purpuree. Commedie sexy. Tutti dicono.
O anche solo: geni a passeggio.

(E comunque, sappiate che d’ora in poi non parlerò d’altro.)

How can I repay you for saving me—and my hardwood floor

27 luglio 2010

Che siamo chiusi in una scatola nera, stella. Nessuno ci aprirà

26 luglio 2010

Solo per dire che ho (ri)visto tutto Twin Peaks, ora che mi sono ritrovato con un cofanetto dentro casa, ora che gli incubi di Laura Palmer incellophanata che hanno scombinato la mia generazione come Vermicino ha fatto con quelli appena più grandi ci hanno dato tregua. Solo per dire che non sono più disposto a negoziare su David Lynch. A chi mi dice che nelle sue strade perdute ci si perde davvero e non si capisce niente. A chi chiede che cavolo vuol dire la scatola di Mulholland Drive, i conigli di Inland Empire. A chi sostiene che alla fine il più bello è The Elephant Man solo perché fila via dritto. Un mondo di nani e giganti, donut e caffè nero, velluti rossi e libri blu, demoni e doppelgänger, logge bianche e logge nere, è un mondo bellissimo. E poi, uno che ha inventato Dale Cooper, insomma Kyle MacLachlan, insomma il volto senza cui non sarebbe esistita la storia dei serial, be’ vale più della (presunta) risoluzione di qualunque (presunto) mistero – che non sia quella cosa che si chiama follia, su cui si può giusto stare in dolce equilibrio, prima che Bob venga a prenderti.

Ti lascio tutti i miei progetti, le mie vendette e la mia età

22 luglio 2010

Il problema non è il sindaco en travesti. Il problema non è che l’antimafia e l’Expo sono due facce due razze. Il problema non è che i nuovi marciapedi di corso Buenos Aires manco sul lungomare di Gabicce, per non dire che col sole che spara diventi cieco. Il problema non è che anche i più insospettabili – manager che in teoria chissene dell’arredo urbano – son pronti a inforcare penne per petizioni contro l’invasione dei parcheggi (tipo in piazzale Lavater). Il problema non è che la nuova Regione non sarà la nostra Potsdamer Platz. Il problema non è piazza Sant’Ambrogio che laddove c’era la città ora c’è l’erba (no, la steppa).
Il problema è che poi ti dimentichi di tutto, quando vedi Milano, bellissima, d’estate, mangiando un gelato che ti cola sulle mani.

Cose che tornano, cose che restano, cose che abbiamo visto, cose che non abbiamo trovato

21 luglio 2010

(thanks to Divi.)

Per non vedere le mie mani più veloci, né il mio vestito più vecchio

20 luglio 2010

Il problema non sono tanto le primarie. Di candidati sindaci, candidati premier, candidati amministratori di condominio, whoever. La cosa interessante è che ormai son diventate lo sport preferito del centrosinistra con e senza trattino. «Ma tu lo voti Nichi Vendola, vero?», diceva un’amica ieri sera, tra l’altro mentre si discuteva di nomi inglesi per nascituri italoamericani, che erano primarie decisamente più avvincenti. Il problema è decidere per cosa candidare chicchessia. Quale piattaforma programmatica, si direbbe nella lingua di cui sono fatte le mozioni. Dove, come, le cinque W che ci insegnavano alle medie nell’ora di inglese insomma. Se no sono primarie così per dire, preventive e insieme però anche last minute, e quello meglio giocarselo quando hai un sacco di ferie e ancora nessun programma (non elettorale; parlo come sempre, banalmente, di me). Le uniche primarie che andavano fatte, seriamente, in questo paese, erano quelle per Sanremo 2011. Che, alla fine, meno male che almeno lei c’è.

Le tue parole fanno male/3

19 luglio 2010

Tra commessi di Euronics.

«Ma perché non dici rol? Perché lo chiami giorno di ferie, quando tutti diciamo rol?»


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: