I fondamentali del lavoro (edizione Festa della Repubblica 2010)

Brindiamo alla Repubblica.
A questa generazione mancano i fondamenti. I fondamentali. Il «fondata sul lavoro».
Viverealdisopradellepropriepossibilità.
«Il Partito Comunista è arrivato quasi al 40% per cosa, che oggi chi si ricorda cos’è la dignità del lavoro…» (Amico 1)
Una volta le famiglie mettevano da parte i soldi per mandare i figli all’università.
Oggi le famiglie mettono da parte i soldi per mandare i figli all’outlet a comprare il Moncler.
«Come aprire otto ristoranti e vivere felici.» (titolo di GQ)
Gli italiani fanno fatica.
Mio cugino si sbatte dalla mattina alla sera.
Gli italiani non fanno fatica.
Quel tizio che fa il muratore ha in garage una Porsche comprata usata. La tira fuori solo il sabato pomeriggio.
«Roma non è come Milano. La prima domanda che ti fanno a Roma non è: cosa fai?» (Amica 1)
Non è più tempo di obblighi. Di obbligazioni, come è tradotto nei romanzi di Tom Wolfe.
«L’Ordine dei Giornalisti è il più grande male del mondo dopo il nazismo e i cinesi.» (Amico 2)
Ilavorichegliitalianinonvoglionopiùfare.
«Aveva ragione quella: non si è mai troppo magri o troppo ricchi.» (Amica 2)
Brindiamo ai lavori che abbiamo *scelto* di fare.
«L’ho incontrata, dice che le resta poco da vivere. Ci ha fatto sognare, ora ha una pensione di 510 euro.» (Linfo Banfi su Laura Antonelli, Corriere della sera)
6 euro di mancia mi sembrano abbastanza.

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Una Risposta to “I fondamentali del lavoro (edizione Festa della Repubblica 2010)”

  1. Prina 2.0 Says:

    http://francescoprina.blogspot.com/2010/06/democrazia-un-sentimento-che-ci-deve.html
    In un periodo come questo dove vi è una grande crisi di convivenza democratica è bene fare una riflessione partendo proprio dalla nostra Costituzione che ha permesso al nostro paese di progredire diventando uno dei più importanti al mondo. I nostri padri ci hanno regalato con grandi sacrifici quella libertà che noi viviamo tutti i giorni con la Repubblica; la Democrazia non è uno stato che si raggiunge una volta per sempre ma è un’utopia che ci deve pervadere

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