Archive for giugno 2010

Il problema è che tutto preso molto sul serio. Il problema è che David Fincher è il tipo che nelle interviste dice: «I have demons you can’t even imagine.»

26 giugno 2010

È pur sempre il paese di Mamma Mia, insomma

25 giugno 2010

A parte che c’è la crisi, ma ti fanno lo scontrino anche sotto l’ombrellone.
A parte che mentre vedi la partita in spiaggia, sullo schermo si riflettono i culi delle cubiste.
A parte che al porto ti passa davanti Jean-Paul Gaultier, con una maglietta marinara di Jean-Paul Gaultier.
A parte che a un certo punto lo vedi, esiste, il famigerato trikini.
A parte che sui lettini stravincono Jeffrey Deaver, Elizabeth George, Jodi Picoult, e io resto col mio Tom Wolfe e le onde.
A parte che l’insalata greca vince sull’alito pesante.
A parte che la nave Costa Crociere è il vero ecomostro.
A parte che accanto a te, al ristorante, ci sono ragazze rosse ex Grande Fratello, ex ginocchia di Silvio, e l’Italia è questa qua.
A parte che io sono per i paesaggi da cartolina.

Siamo noi che scriviamo le lettere. Siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere

21 giugno 2010

Cara compagna, caro compagno.
No, troppo ideologico.
Cara amica, caro amico.
No, troppo social network.
Cara democratica, caro democratico.
No, troppo partitico.
Cara tesserata, caro tesserato.
No, troppo Terza Internazionale.
Cara elettrice, caro elettore.
No, troppo menagramo.
Cara/o [scegli tu tra] ex ds, ex margherita.
No, troppo the way we were.
Cara nativa, caro nativo.
No, troppo riserva indiana.
Dear fellow citizen.
No, troppo veltroniano.
Cara estinta, caro estinto.
No, troppo realistico.
Cara, caro.
Così.
Semplice.
Pulito.
Ecco però, lo sapevo.
Ho finito la pagina, e sono solo all’intestazione.

Le tue parole fanno male/2

18 giugno 2010

Alla cassa di Grom.

Amico #1: «Per un po’ ho fatto il glass collector…»
Amico #2: «Eh?»
Amico #1: «Quello che raccoglie i bicchieri in discoteca.»
Amico #2: «Ahhh…»

Gli indizi non mancano. Dunque. Senz’altro. (o: Dell’arrampicarsi sugli specchi. No, sui rosoni)

17 giugno 2010

«The Blues Brothers è un film cattolico? Gli indizi non mancano, in un’opera dove i dettagli non sono certo casuali. A iniziare dalla foto incorniciata di un giovane e forte Giovanni Paolo II nella casa dell’affittacamere – dall’accento siciliano e vestita di nero, dunque cattolica – di Lou “Blue” Marini. Senz’altro cattolico, come Alan “Mr. Fabulous” Rubin, di origine polacca, e come soprattutto i fratelli Jake ed Elwood Blues».
(L’Osservatore Romano)

I prossimi saranno i Monty Python di Every Sperm Is Sacred.
Lì gli indizi non si contano.

Una scritta al neon, Valeriona che sculetta, il fidanzato in colonna sonora: e il cinema, d’un tratto, non è più morto

15 giugno 2010

Tu non potevi ritornare / pur non avendo fatto niente / ma chi si può paragonare / a chi ha sofferto veramente

15 giugno 2010

È bello non leggere i quotidiani per giorni (machedico: settimane), e poi aprirne uno a caso, e scoprire che il tal Marini è ancora vivo, e va dichiarando cose molto contemporanee del tipo: «Il Pd è quasi un monocolore Ds. Gli ex popolari facciano fronte». (Poi qualcuno mi dirà perché il quotidiano interessato non lo linka nel suo apposito sito. Va bè.) E non sai se applaudire lui o il titolista, per il «quasi», per il «monocolore», per «gli ex popolari», per il «fronte». E non hai cuore di leggere, e però poi lo fai. E scopri che ad ogni «Gli ex Ds devono staccarsi con più decisione da parole d’ordine superate e non più condivise dalla maggioranza del popolo italiano» (il tema “popoloitaliano” fa così concorrente del Grande Fratello) corrisponde un «Noi [gli ex popolari] ci siamo nel partito. Il punto vero è che non c’è consapevolezza e concordanza tra queste nostre presenze».
Ma del resto, quale contemporaneità aspettarsi. Siamo pur sempre il paese in cui l’allenatore della Nazionale a Cassano e Balotelli ha preferito Emanuele Filiberto e Pupo.

Biancoformaggino rossopomodorini verdepiselli

14 giugno 2010

Non so se tifare per un paese la cui massima espressione di patriottismo delle ultime ore sono i tramezzini radiofonici di Benedetta Parodi.

Verrà il giorno, tra molti decenni, in cui un regista italiano avrà scritto e diretto cose per cui potrà fare simili affermazioni

10 giugno 2010

Da una vecchia intervista a Mike Leigh, recuperata grazie a quella grande invenzione chiamata rete.

«The last thing my characters are is stereotypes because they are far too specific and idiosyncratic, like we all are, to be able to qualify in a million years as stereotypes.»

«One develops a strange parallel existence that is not to do with oneself but is defined by some journalists. In my case, I’m supposed to be this – how does it go exactly? – “melancholic soul given to brooding silences”. I’ve long since stopped worrying about how I’m portrayed in the press because ultimately it’s not that important. Everyone who knows me knows I do what I do with the greatest integrity.»

«I’ve gotten off a plane at JFK and the immigration guy has gone, “Oh, Secrets & Lies, great film.” Then I can get into a London taxi, as I did just the other day, and the driver’s gone, “So, what do you do then?” And, when I tell him, he’s like, “Sorry mate, means fuck all to me.”»

Ho visto ieri Another Year, e sono pronto a dire che è il film dell’anno. Ma tanto voi ormai non vi fidate più, io lo so.

Signore e Signorini

9 giugno 2010

Al direttore di Chi e per conoscenza al direttore del Corriere della sera.

Signor direttore,
in relazione al servizio pubblicato su
Chi n. 23 del 9.6.2010 pag. 68 «Clio Napolitano Austerity, una giornata da pendolare», desidererei evitare che si innescasse una qualche leggenda metropolitana: è vero che qualche volta prendeo l’autobus, e qualche altra il taxi, e che passeggio e faccio commissioni senza scorta, ma è vero anche che posso usufruire di una normale auto della Presidenza.
Colgo l’occasione per precisare, sempre in relazione allo stesso servizio, che non ho conosciuto mio marito all’Università di Napoli, come si può dedurre dalla mia età, da voi gentilmente ricordata, e da quella di mio marito a tutti nota, tenendo conto che ambedue abbiamo concluso i nostri corsi di laurea nel termine minimo previsto dai regolamenti universitari, che era allora di quattro anni.
Cordialmente,
Clio Napolitano


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