Finiremo in quel caffè di Porta Ticinese (un giorno, forse)

Parliamo di Milano. Parliamo di Milano al cinema. Parliamo di tre film usciti da poco, diretti da registi milanesi (o diventati tali).
Io sono l’amore, Guadagnino. Vi diranno che è la Milano griffata. La borghesia industriale, e Villa Necchi, e Carlo Cracco.
Happy Family, Salvatores. La Milano omaggiata. Notturno meneghino con Chopin, e i Navigli, e Cucchi, e le lampade di carta di riso a Chinatown (sì, ciao). Vi diranno «Milano è la cosa più bella del film». Ecco, appunto.
Cosa voglio di più, Soldini. La Milano che nessuno fa vedere. No: la Milano dell’intellettuale della cerchia dei bastioni che guarda fuori, scopre le periferie, le tende verdi alle finestre, e pensa «come sono poveri, non possono neanche amare».
Non so quanto sia facile raccontare Milano, oggi. Neanche difficile, però. Un aperitivo fatto come (e dove) dio comanda. Un cantiere dell’Expo. Un medico ciellino. Una bicicletta rubata la seconda volta che l’hai usata. Via Padova. Una sera al Plastic, che deve sempre chiudere e poi per fortuna non chiude mai. «A Milano non c’è mai niente da fare.» «Milano è bellissima.»
La cosa più milanese vista al cinema negli ultimi anni è la maglietta di Francesco Mandelli, aka Il Non Giovane, in Generazione 1000 euro. C’è scritto «L’importanza di abitare in Corvetto». Il milanese del centro, però da loft, però snob, però pop, però cinico, però tudovehaifattoilliceo?, però. Un milanese, al cinema, lo sa quando Milano è vera.

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4 Risposte to “Finiremo in quel caffè di Porta Ticinese (un giorno, forse)”

  1. Claudia Says:

    Vivo da un anno e mezzo a milano, e ho scoperto che non è brutta come la si dipinge.
    E’ bella soprattutto nei giorni senza auto. E’ bella se la giri in bicicletta, di notte, in centro. Nelle giornate di sole è bellissima. Ci palazzi eleganti, anche in via padova, che da sempre è un quartiere. Ci sono giardini nascosti (con fenicotteri o meno), parchi poco sfruttati, viuzze affascinanti.
    E poi ci sono le brutture: brutti palazzi, manifesti appiccicati ovunque, costruzioni improbabili che in comune pensi siano ciechi, o sadici. E ancora muri taggati, strade sporche, quei baracchini putridi lungo i marciapiedi già troppo stretti di corso buenos aires, i cartelloni giganti sopra i palazzi in porta venezia….Sembra quasi che a milano ci si diverta a rendere la città brutta. Eppure non lo è.

  2. bt Says:

    sono d’accordo con claudia, sulla bellezza nascosta di Milano, che io ho scoperto solo dopo che ci sono andata a vivere! e adesso che ci torno ogni tanto per trovare gli amici vado a ritrovare gli angoli più amati..come il naviglio di san marco che si vede in happy family

    grazie a mat che parla del cinema di milano…anche se volevo semmai da lui maggiori info sui posti che si vedono in “cosa voglio di più” , non puoi aiutarmi a capire la zona? piango a ripensare al film…che musica! mi vengono i brividi a rivedere il promo

  3. Guia Soncini » Archivio del blog » E in mezzo al film [manco più] c’è la partita di pallone, col quarantenne che non sa quanti anni ha, e la poetica del viaggio e della fuga Says:

    […] foto di reportage africani dicendo «Come sono belli questi bambini poveri…» Per dirla con Mattia, «la Milano dell’intellettuale della cerchia dei bastioni che guarda fuori, scopre le periferie, […]

  4. f Says:

    perdono, ma corvetto non è periferia?

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