Archive for maggio 2010

Le tue parole fanno male

28 maggio 2010

Alla cassa del bar, dopo aver pagato due caffè.
«Mi fa lo scontrino?»
«Cosa ci devi fare, lo scarichi?»

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Italo Bocchino stands still (e non è un problema di decoder)

28 maggio 2010

Alla fine, dopo una serata passata a parlare di traffico, è andata che sono tornato a casa e c’era ancora Annozero. C’era Santoro che forse non aveva mai detto me ne vado (anzi: mi si nota di più se, eccetera). Travaglio che forse non aveva mai bisticciato con Santoro. Di Pietro coi suoi «Che c’azzecca?». Vauro – non ho capito perché in barella – e le sue vignette. E Italo Bocchino. Forse era la Raitivvù prima del digitale terrestre. Forse era la registrazione di una vecchia puntata. Poi mi sono distratto un attimo, ho cambiato canale, ho mangiato troppo gelato, ho rimesso sul Due. E c’era Monica Setta, tutta di viola vestita (no: coordinata). E parlava – neanche a braccio – della «sessualità malata dei bamboccioni» (?!). La Cucinotta in “quota antropologo”: «Se i giovani sono bloccati è colpa dell’informazione, i tg danno solo brutte notizie». Allora la Setta si rivolge a Bocchino, lo stesso Bocchino di prima: «È colpa dell’informazione? Bocchino, può commentare lei, che viene proprio ora da Annozero». Allora non era niente di analogico, era tutta una diretta. E non dite che l’Azienda non cura i suoi prodotti, che non premia chi ha pubblico e fa cassa. È solo che la Setta si sta riscaldando per il prossimo talk di approfondimento politico, con Sandro Mayer al posto di Travaglio. Purché in viola, si capisce.

Fantozzi, o chi per lui, è sempre stato il più grande di tutti

26 maggio 2010

La dieta mediterranea, e altri miti da sfatare. Nella pila di riviste non lette accanto al cesso si trovano sempre capolavori perduti.
«Il grasso di maiale fa più danni alle coronarie della cocaina. Penso a certe mamme assassine. Alle cofane di tagliatelle che portavano a tavola. Tutti quelli della mia generazione sono malati di cofanismo. Nelle scuole dovrebbero insegnare dietetica al posto della religione. Nel 2100 ci saranno agenti speciali all’entrata dei ristoranti per pesare i ciccioni e umiliarli davanti a tutti. Temo per la moglie di Obama, è una bella donna, ma fra dieci anni voglio vederla.» (Paolo Villaggio)

Voglio trovare una sintassi a questa storia

25 maggio 2010

Ho seguito poco (diciamo pure: per niente) l’Assemblea del Piddì del weekend. È andata un po’ come per gli incassi al cinema: c’era il sole, e la gente ha disertato le sale. Mi scrivevano messaggi del tipo «si stanno facendo i pompini a vicenda», e tanto mi è bastato. Poi ieri mi è arrivata via mail la relazione del segretario (la comunicazione powered by Sant’Andrea delle Fratte). Ho letto giusto l’attacco. «Cari amici e compagni, la domanda centrale per me è una sola. Sappiamo metterci all’altezza del nostro compito? Sappiamo metterci in sintonia von i problemi del nostro paese e organizzarne la riscossa? Per quante sfumature possiamo usare per interpretare le recenti elezioni regionali, il fatto incontrovertibile è che non siamo ancora riusciti ad interpretare il disagio e l’inquietudine profondi che il paese vive e che si esprimono piuttosto in disamoramento o in radicalizzazione impotente».
Organizzarne la riscossa. Sfumature. Recenti. Fatto incontrovertibile. Il disagio e l’inquietudine. Disamoramento. Radicalizzazione impotente. Forse gliel’hanno scritto gli sceneggiatori di Lost. Mi chiedo solo che cos’altro siamo disposti a perdere. Oltre ai ghostwriter e alla sintassi, si capisce.

È solo una guerra tra fighi (a chi mi chiede di commentare la bufala di Brad Pitt for president)

25 maggio 2010

I demoni di oggi si vedono in un tv Full HD

24 maggio 2010

Se non capite nulla di elettrodomestici, non mettete mai piede in un negozio di elettrodomestici – so che ora si dovrebbero chiamare con nomi tipo “mediastore”, ma che pretese. Se non capite nulla di elettrodomestici, non mettete mai piede in un negozio di elettrodomestici perché vorreste comprare tutto. A me è successo sabato. Sono uscito con un po’ di roba, ma ho dovuto lasciare a malincuore robot da cucina, forni a microonde, vaporelle, macchinette nespresso (aiutatemi a dire: che meraviglia). E soprattutto loro, i totem del culto di una nazione. Li hanno messi in una stanza tutta per loro, un po’ buia, un po’ privé. Sono la cosa più bella che abbia mai visto. I tv. Così, al maschile, perché i negozi di elettrodomestici hanno il loro lessico famigliare. Pure lo stupido Avatar mi sembrava stupendo, in quei tv. E mi sarei persino fermato tutto il pomeriggio a vedere quel film con Gwyneth Paltrow e Ben Affleck che – non mi ricordo chi dei due – restano vedovi per colpa di un incidente aereo, che passava in un altro di quei tv. Immaginatevi la doppietta di Milito. Le lacrime di Mou. In quei tv.
Il giorno dopo, dodici ore di maratona teatrale (c’è scritto così) dei Demoni (accento sulla “o”), il romanzo più politico, non il più bello, di Dostoevskij. Niente Full HD, solo parole, nichilismo, qualche sedia in scena, mamma-mia-la-Russia-di-ieri-sembra-l’Italia-di-oggi, tanti intervalli per fortuna. Ho salutato il regista, uno per capirci che in poche ore fa sold-out al Lincoln Center, mentre alla fine saliva su una macchinetta grigia. Tu chiamale, se vuoi, riconciliazioni. Mi sono ricordato di quando – ero molto giovane – leggevo di Stavrogin e Alësa, sulla linea verde del metrò.
Però che meraviglia che sono, quei tv.

No sweeping exits, no Hollywood endings

20 maggio 2010

Siamo spiacenti, il cliente da lei chiamato non è al momento lasciabile

20 maggio 2010

Nove di mattina, metropolitana affollatissima. Accanto a me – cioè: attaccato a me – c’è un tipo che sta mollando la fidanzata al cellulare. «Tu restavi da me due giorni alla settimana, massimo… Io mi sono impegnato molto di più… Ma non dire stronzate… Quindi sarebbe colpa mia?… Di questo abbiamo già parlato l’altra sera… Io non vedo altre soluzioni…». Non è questione di moralismo, né di ricamare sul tema sexandthecityesco “Mi ha lasciato con un post-it”. Purché uno non mi urli nelle orecchie di prima mattina, può fare quel cavolo che gli pare. Mi sono solo tornate in mente le parole di un *intellettuale* intervistato qualche settimana fa, che non voleva parlare del suo ultimo *progetto* al cellulare. «Certi argomenti meritano il telefono fisso.» (Almeno.)

La messa non è finita, o: registi italiani che hanno ancora qualcosa da dire

19 maggio 2010

Ce lo meritiamo (ancora) Alberto Sordi

19 maggio 2010

A tempo perso, leggo con l’occhio sinistro My name is Virzì, biografia di quel regista di cui sapete penso tutto il bene possibile, scritta così così ma piena di cose. Si sa che il povero Furio Scarpelli aveva deciso che poteva essere Virzì il suo “più uno” per ricostituire la coppia con Age (sort of), e insomma comincia a portarlo con sé per Roma e le sue «conventicole» (i puristi sanno che viene da un film di Virzì), tra scrittori e scribacchini giovani e vecchi, e a un certo punto incontrano Alberto Sordi, per parlare di un tale film da fare insieme.
«Furio e io ci incrociammo spesso con Sordi. Era una geniale carogna che ci faceva molto ridere. Durante la discussione della scaletta sembrava distratto e intronato, ma poi improvvisamente uscivano dalla sua bocca cose formidabili, cattivissime. Si divertiva a tirar fuori il suo lato di bacchettone reazionario, non gli stavano simpatici gli omosessuali, gli stranieri, le donne, ma in particolare ce l’aveva con i “ggiovani”. E quando faceva una battuta pestifera contro i “ggiovani”, guardava proprio me. Furio, che era uomo di sinistra, non gli ha mai perdonato di avere infilato ne Il tassinaro un omaggio a Giulio Andreotti. Aveva scritto lui la sceneggiatura e la scena con lo statista democristiano non c’era. Era tutta farina del sacco di Sordi.»
Flashforward. Ieri mi hanno letto la formazione della Nazionale. Senza Balotelli, senza stranieri. (Pure senza Cassano, vabbè.) Le pari opportunità sono roba da (auto)marketing. E sul morire democristiani, be’ dite qualcosa voi, ché io non intendo chiudere un qualsivoglia post con quella battuta.


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