La lotta alla mafia batte sempre sul Due

Mentre i giornali si occupano, guardandosi più o meno l’ombelico, di Roberto Saviano (editrici figlie-di che pubblicano lettere alla faccia dei loro “bestselling author”, sedicenti intellettuali che si passano la palla della libertà di espressione), il Paese Reale assiste al più grande gioco di ruolo sulla mafia che si sia mai visto in prime-time. Ieri sera, all’Isola dei famosi, si scoperchiava una certa Cupola, governata dalla super-boss Sandra Milo (lo giuro), a sua volta organizzatasi in una diarchia con una subdola arrampicatrice (ex velina) e munita di un braccio armato (rugbista). Roba molto ben scritta, che non si vedeva in tivù dai tempi del commissario Cattani. In studio, un concorrente eliminato (ex tronista) faceva il pentito, e sosteneva di essere stato prima connivente e poi vittima della Cupola di cui sopra. La Ventura Simona diceva che questi sono i mali del nostro Paese. Clima di omertà e pizzini, per capirci. «In Italia sono tutti mafiosi», mi diceva un attore – che tra l’altro ha fatto Romanzo criminale – qualche giorno fa. Non è vero. Come scrive l’autrice della lettera sopra linkata, è solo un altro «bell’esempio di dialettica democratica».

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