Wisteria Lane, Italia

L’altro giorno guardavo una vecchia puntata di Desperate Housewives, quella in cui arriva una nuova coppia di vicini e piazza una stravagante fontana nel giardino. Il problema sta nel fatto che per loro è uno stupendo pezzo d’arte contemporanea, mentre le signore bon-ton di Wisteria Lane pensano che strade e giardini debbano mantenere il loro assetto tradizionale. Si organizzano elezioni per eleggere il presidente di una di quelle associazioni di quartiere che piacciono tanto agli americani. Da una parte i paladini della tradizione che non vogliono negoziare, dall’altra quelli che scorgono rigurgiti di fascismo: «Prima arrivarono per le fontane, e voi non avete detto niente. Poi arrivarono per le casette sugli alberi, e voi non avete detto niente…». La questione finisce in un modo che non vi sto a raccontare. Il fatto è che si parlava di “conformismo”, parola che non sentivo da un pezzo, credevo che l’arte (senso lato) avesse vinto. Questo fino a stamattina. Quando nelle cronache ho trovato le battute dell’episodio dell’altro giorno. Si parla di «valori non negoziabili», «ecatombe progressiva», «attenzione verso ogni singola verifica elettorale». Si parla di conformismo, non si capisce bene rispetto a che cosa. L’importante è chiudere le fontane dentro le case. Far restare un Paese intero una bigotta associazione di quartiere.

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