HBO, ovvero How to Be Outstanding (e rendere superbo anche il trash)

C’era più di un buon motivo per scambiare quasi quattro ore del mio già scarsissimo sonno con la miniserie americana di cui a un certo punto tutti hanno parlato, qualche anno fa, e cioè Empire Falls. C’erano il Pulitzer vinto prima dal romanzo e i Globes e gli Emmy vinti poi dal film, ovvero la più grande concentrazione di premi sopravvalutati mai vista; c’era la donna più bella che io abbia mai incontrato, nella vita (Robin Wright, ora non più Penn); una delle coppie più belle che il cinema abbia mai incontrato, in cent’anni di storia (Paul Newman e Joanne Woodward); il cast indie che non ti aspetti (Ed Harris, Helen Hunt, Philip Seymour Hoffman, e soprattutto quel genio di Dennis Farina); una storia di Potere e Passioni e Provincia, ovvero quei temi che hanno fatto grande il mélo americano, da Via col vento a Il gigante a Come le foglie al vento, insomma tutte quelle cose così che oggi non si fanno più. C’era, soprattutto, la produzione Hbo.
Grande prologo, con la storia della cittadina di Empire Falls dall’arrivo dei coloni che spazzarono via gli indiani e portarono «Christianity and other European diseases» ai giorni nostri di misera riconversione industriale. Poi tutto sbraca in modo così consapevole da diventare bellissimo: la Woodward che fa la supercattiva (!), la di lei figlia storpia che cerca l’amore, i buoni che si ammalano/muoiono tutti di cancro, il povero orfanello che fa una strage stile Columbine, il flashback patinato per raccontare i segreti di famiglia, i tamarri che organizzano il ricevimento di nozze in palestra, l’adolescente che diventa pazza e per guarire si mette a dipingere in riva al mare. Sbraca così tanto da diventare quello che si dice trash superbo. C’è anche il dialogo del secolo. La figlia quarantenne: «People can change, and I’m changing.» La madre settantenne: «You’re not changing, Janine, you’re just losing weight.»
Del resto, cosa aspettarsi dal network che si è inventato Sex and the City, e Six Feet Under, e I Soprano, e Angels in America. Lo disse anche il seriosissimo David Cronenberg, quella volta: «It’s harder to get your movie financed. That’s why a lot of good filmmakers are doing television. They do HBO movies.»

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