Cose turche/3 (playlist)

Piccole cose da fare a Istanbul, alla rinfusa. Niente del genere moschee, palazzi, musei, per quelle usate il Beadeker. Forse da questi appunti capirete un paio di cose. Che questo è un posto fantastico, e che ho decisamente mangiato troppo.

Un giro (ma che dico: una vita intera) all’hamami, all’hammam, insomma al bagno turco, la cosa più stupefacente da fare da queste parti. Si comincia dal cinquecentesco Çemberlitas, che è il più storico e glorioso, e ha pure uno shop dove fare razzia di teli e saponi per poche lire. Poi passare al Cagaloglu, chiamatelo pure il posto dei sogni. Tra i clienti celebri vanta gente morta come il kaiser Guglielmo II e Florence Nightingale, gente che credevo morta come Chevy Chase, ma va soprattutto orgoglioso di Cameron Diaz e Kate Moss, che qui ha fatto un servizio dov’è tutta spalmata sui marmi più, si presume, un ciclo di massaggi. È inserito tra i 1,000 Places to See Before You Die, uno di quei «New York Times bestseller» in cui si dispiega il genio yankee.

Un panino col pesce fritto (e l’insalata si spera fresca, e la cipolla cruda). Sfidate tutte le diete e i microbi e avvicinatevi a uno di quei barconi che beccheggiano sotto il ponte di Galata. Ci sono centinaia di turchi che affondano i denti in questa cosa divina, pescata chissà dove, fritta chissà come. Ci si augura solo che i filetti finiti dentro il sandwich non arrivino dalle lenze che pendono dal ponte lì accanto. Ma il pacchetto bontà+tipicità del tutto vale più di qualunque fisima.

Un salto all’Arasta Bazar, il Gran Bazar tanto lo vedrete in ogni caso. È una piccola via di botteghe dietro la Moschea Blu. Vende la solita paccottiglia più qualcosa di molto bello e molto caro. Io ho comprato solo qualche piattino orrendo, da due lire (letteralmente), di quelli dove qui si serve il çay, e cioè il tè. Ho pure incrociato Almodóvar in cerca di una pipa (mah). L’ho ribeccato il giorno dopo a cena nel tavolo accanto al mio. Il Destino potè più dello snobismo, e ora sulla guida di Istanbul ho un fantastico «Per Mattia, mila baci, Pedro».

Un caffè alla Istanbul Modern, solito loft, solita riqualificazione urbanistica, alla fine ne è venuta fuori questa specie di Tate. La collezione chissà com’è, io l’ho saltata. Ma la vista sul Bosforo dalla terrazza del caffè «affascinante e di tendenza» (chi scrive e soprattutto chi traduce le guide?) è impagabile, e più cheap-and-chic di uno di quei giri sui barconi.

Le baklava di Karaköy Güllüoglu, pasticceria oltre il ponte di Galata. La baklava è quella sfoglia piena di miele a cui, come se ciò già non bastasse, aggiungono farciture leggere del tipo noci, pistacchi e cioccolato. Vi dico solo che ne avrò mangiate una decina, e non lo farei per molte altre cose, oggigiorno.

(Magari continua)

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