Archive for dicembre 2009

Cose con cui finire l’anno

31 dicembre 2009

«So we drove on toward death through the cooling twilight.» Mi sono messo a rileggerlo così, per caso, nell’inglese più bello del mondo.

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Cose turche/3 (playlist)

31 dicembre 2009

Piccole cose da fare a Istanbul, alla rinfusa. Niente del genere moschee, palazzi, musei, per quelle usate il Beadeker. Forse da questi appunti capirete un paio di cose. Che questo è un posto fantastico, e che ho decisamente mangiato troppo.

Un giro (ma che dico: una vita intera) all’hamami, all’hammam, insomma al bagno turco, la cosa più stupefacente da fare da queste parti. Si comincia dal cinquecentesco Çemberlitas, che è il più storico e glorioso, e ha pure uno shop dove fare razzia di teli e saponi per poche lire. Poi passare al Cagaloglu, chiamatelo pure il posto dei sogni. Tra i clienti celebri vanta gente morta come il kaiser Guglielmo II e Florence Nightingale, gente che credevo morta come Chevy Chase, ma va soprattutto orgoglioso di Cameron Diaz e Kate Moss, che qui ha fatto un servizio dov’è tutta spalmata sui marmi più, si presume, un ciclo di massaggi. È inserito tra i 1,000 Places to See Before You Die, uno di quei «New York Times bestseller» in cui si dispiega il genio yankee.

Un panino col pesce fritto (e l’insalata si spera fresca, e la cipolla cruda). Sfidate tutte le diete e i microbi e avvicinatevi a uno di quei barconi che beccheggiano sotto il ponte di Galata. Ci sono centinaia di turchi che affondano i denti in questa cosa divina, pescata chissà dove, fritta chissà come. Ci si augura solo che i filetti finiti dentro il sandwich non arrivino dalle lenze che pendono dal ponte lì accanto. Ma il pacchetto bontà+tipicità del tutto vale più di qualunque fisima.

Un salto all’Arasta Bazar, il Gran Bazar tanto lo vedrete in ogni caso. È una piccola via di botteghe dietro la Moschea Blu. Vende la solita paccottiglia più qualcosa di molto bello e molto caro. Io ho comprato solo qualche piattino orrendo, da due lire (letteralmente), di quelli dove qui si serve il çay, e cioè il tè. Ho pure incrociato Almodóvar in cerca di una pipa (mah). L’ho ribeccato il giorno dopo a cena nel tavolo accanto al mio. Il Destino potè più dello snobismo, e ora sulla guida di Istanbul ho un fantastico «Per Mattia, mila baci, Pedro».

Un caffè alla Istanbul Modern, solito loft, solita riqualificazione urbanistica, alla fine ne è venuta fuori questa specie di Tate. La collezione chissà com’è, io l’ho saltata. Ma la vista sul Bosforo dalla terrazza del caffè «affascinante e di tendenza» (chi scrive e soprattutto chi traduce le guide?) è impagabile, e più cheap-and-chic di uno di quei giri sui barconi.

Le baklava di Karaköy Güllüoglu, pasticceria oltre il ponte di Galata. La baklava è quella sfoglia piena di miele a cui, come se ciò già non bastasse, aggiungono farciture leggere del tipo noci, pistacchi e cioccolato. Vi dico solo che ne avrò mangiate una decina, e non lo farei per molte altre cose, oggigiorno.

(Magari continua)

Cose turche/2

29 dicembre 2009

I dervisci rotanti che canta Battiato sono un’esperienza molto più massacrante che mistica. Come finire in un covo di ciellini nell’Alta Brianza, con la differenza che qui non ci sono appalti di mezzo. Dicono le sagge (?) guide: è una cosa da fare assolutamente, e da fare solo con Les Arts Turcs, agenzia con gli uffici (parola grossa) che affacciano su Santa Sofia e che ti manda alle cerimonie vere (parola grossa/2). In realtà è solo per dire che l’accordo si è così svolto. Il nostro agente, a proposito dello scacchiere internazionale: «A me non interessa quello che dice il governo italiano o francese, o tutta l’Europa. Il mondo è cambiato. Le potenze sono cambiate. Io lavoro con i paesi che hanno il petrolio. E sto imparando il russo.» Il nostro agente, a proposito degli italiani: «Qui da me viene sempre Jovanotti… (ndr: me l’hanno detto anche in un albergo in Mali; o tutti millantano, o io e Lorenzo facciamo gli stessi viaggi, con esiti differenti). Gli ho detto: “Jovanotti…?! Ramazzotti!”, e lui mi ha guardato male. Poi ho capito che voleva davvero vedere i dervisci. Che è un italiano vero. Un uomo che cerca la verità.»

A Istanbul ti chiedono sempre di Berlusconi. A Istanbul ti vogliono vendere le miniature-ricordo delle moschee. Hanno moltissime guglie, pardon minareti.

Cose turche

26 dicembre 2009

La cosa meno europea che ho visto in queste prime ore turche e’ la tastiera da cui scrivo, una qwerty ovviamente senza accenti, e con in piu’ la variante ‘local’ che bisogna stare attenti a digitare la i col puntino, che qua e’ un altro carattere. Lo stesso ‘İstanbul’ si dovrebbe scrivere cosi’. Colpa mia che ho lasciato il macbook a casa, perche’ poi scopri che l’unico paese dove negli alberghi bisogna pagare il wi-fi e’ il nostro, appunto. Istanbul – io pero’ lo scrivo senza puntino, non me ne vogliano i turchi – non e’ piu’ caotica di una qualunque citta’ italiana genere ‘mediterraneo’. Ha quegli angoli arabo-tamarri che pero’ dici: in questo posto sul Bosforo ci potrei passare la vita. I negozi e i ristoranti dietro le grandi moschee sono una meraviglia (c’e’ pure un certo Aytek, e i milanesi possono intuire la mia reazione davanti all’insegna). La provincia restiamo noi, e quasi quasi a poter tornare indietro c’era da fare il tifo per l’Expo a Smirne. (Sul provincialismo italico, vedi anche l’ultimo Ammaniti, Che la festa cominci, anche se, come immaginavo, non e’ un granche’.)

And I feel like I just got home

26 dicembre 2009

La vigilia con gli amici, e Madonna in tivù.
Una quaterna che è valsa una fiaschetta da whiskey.
Il giorno di Natale ostaggio di bambini e carboidrati.
L’ultimo di Nick Cave, che ancora non è nell’iPod.
La festa del 25 sera, che metti Heart of Glass e qualcuno te la toglie.
Il vodka tonic, e poi scopri che c’era il gin.
L’ultimo di Ammaniti, che Pippo mi ha regalato perché sono snob.
La valigia fatta a metà, a casaccio.
L’adattatore universale, regalo della vita.
L’aereo per Istanbul alle sette e quarantacinque.

A Christmas Carol/2

24 dicembre 2009

(Qui)

Lo dovevamo capire da quella siepe

23 dicembre 2009

Che l’infinito, comunque lo si intenda, è sopravvalutato. Mi hanno appena regalato il cd, e la prima canzone è già inno. Di tutto. Anche del Pd.

A bug’s life

23 dicembre 2009

«La creazione di una grande compilation, così come una separazione, richiede più fatica di quanto sembri»

22 dicembre 2009

Parafrasando Hornby, eccola, La Famigerata Classifica. E ho persino avuto l’accortezza di mettere film usciti esclusivamente nel 2009. (Per questo manca lui.)

1. Two Lovers
2. Basta che funzioni
3. Up
4. Lasciami entrare
5. Gran Torino
6. 500 giorni insieme
7. Valentino – L’ultimo imperatore
8. Ti amerò sempre
9. Il mio amico Eric
10. Una notte da leoni

Pensare local

21 dicembre 2009

Da un comunicato stampa appena arrivato: «[…] la proiezione in anteprima per Milano di un’edizione del capolavoro di John Ford Sentieri selvaggi ridoppiato in dialetto lombardo-ticinese: operazione di un’associazione del Canton Ticino condotta con la massima professionalità e che ha già riscosso grande successo in altre città della nostra regione.»

(grazie a Gabriele)


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