«All right, I’m ready for my close-up»

Sappiatelo: ho intenzione di chiudere questo post dicendo che questo è il film dell’anno (sì, d’accordo, insieme a questo, e questo). Non credo serva neanche argomentare troppo. L’ho visto a Venezia un anno fa e la sala piena di critici che solitamente non stanno nelle mutande per film curdi su poveri cristi che non riescono a passare il confine e che invece partecipavano, ridevano, empatizzavano con le vicende della più grande primadonna mai vista, roba che al confronto Norma Desmond era un’educanda, be’, già era un miracolo. Oggi Valentino presenta il film a destra e a sinistra, non si tiene, dice «non è la prima volta che recito: ho già fatto me stesso nel Diavolo veste Prada», e tanto basta per levarsi il cappello. In realtà il documentario è bello davvero. Non è un film sulla moda. È una storia over the top raccontata come una vicenda quotidiana, di amore e di lavoro, e di pensione, per quanto dorata. E poi, con un cast così, non c’è neanche bisogno di I.A.L. Diamond ai dialoghi. C’è il compagno devoto ma intelligente con cui il nostro parla in un lezioso e comicissimo francese, ovvero Giancarlo Giammetti, una specie di Scotty di Brothers and Sisters con molti anni e molto tanning in più; e il villain che trama nell’ombra, e cioè il serpentino Matteo Marzotto, che come tutti ha capito che fare il cattivo paga, e ora non buca un red carpet. Ci sono vestiti molto belli e pacchianate da moda romana, carlini a cui spazzolare i denti e star di cui lisciare il narcisismo. C’è Valentino, che è forse l’essere più assurdamente simpatico mai visto. La scena in cui sfancula tutti perché vogliono aggiungere due code di strass a un vestito è roba che Mankiewicz avrebbe messo in Eva contro Eva. È un film sulla crisi di un sistema («You can imagine Marzotto telling me “you have not to do this, you have not to do that”?») ma anti-crisi, nel senso che non lo si può guardare pensando alla recessione corrente. Ah, certo, metto le mani avanti e poi mi dimentico. Valentino è il film dell’anno.

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Una Risposta to “«All right, I’m ready for my close-up»”

  1. betta Says:

    è vero lui è un grande…ho visto la sua intervista a che tempo che fa…ed è così, si mostra senza orpelli….poi stanotte ho anche sognato i suoi carlini, non chiedermi perchè!! io il film lo devo ancora vedere..ma già lo adoro…quando dice che vuole tutti ai suoi piedi…fantastic!!!

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