Archive for ottobre 2009

Servizio Clienti Pd

30 ottobre 2009

Ieri, a un mese esatto dall’acquisto della macchina nuova, mi ha chiamato la filiale italiana della Casa Madre (francese) per chiedermi se va tutto bene, se sono soddisfatto, se ci sono problemi, eccetera. Quelle cose per cui ti senti consideratissimo, e va a finire che rispondi «pienamente soddisfatto» a qualunque cosa, foss’anche il grigio topo dei tappetini. Comunque. Potrebbe farla anche il Pd, questa cosa della telefonata. Le primarie sono state domenica scorsa e, come dice il saggio, i tempi della politica sono lunghi. Facciamo dopo Natale, allora. Una telefonata del tipo: «Buongiorno, qui è il Servizio Clienti Pd, la chiamo per sondare il suo grado di soddisfazione dopo il voto che ha espresso il 25 ottobre». Nessuno risponderà «No grazie, non mi serve niente», perché un partito eccome se serve. Le domande che hanno fatto a me a proposito di servosterzo e tenuta di strada vanno benissimo. Al momento dell’acquisto le hanno spiegato bene come funziona? Ha riscontrato problemi o differenze rispetto a quello che le avevano promesso? Consiglierebbe a un amico di rivolgersi a noi? Basta non barare. Io ero così contento della chiamata che alla signorina al telefono non gliel’ho mica detto, che una guarnizione del tetto ha già iniziato a cedere.

Poi uno dice le toghe rosse

29 ottobre 2009

Chiamatemi Claudia Mori

28 ottobre 2009

Al Grande Fratello è partita la caccia al trans. Capisco che l’argomento in questo momento tiri (no jokes, pliz), ma chiedo sin da ora di sospendere tutti i dibattiti sulla discriminazione, sulle pari opportunità, sui diritti delle persone, in questo paese. Si diceva ieri tra amici (parlando di Marrazzo, di cui io invece non parlerò) di quanto ogni società debba dolorosamente scontare anche momenti di sofferenza culturale, per cambiare. Io nella sofferenza che viviamo ora dalle nostre parti non leggo nessuna possibilità di cambiamento. Vedo un paese che si esprime nell’intolleranza e nel maschilismo, dove il premier solidarizza col governatore per questioni di letto (extraconiugale) e dove capita che i massimi quotidiani nazionali, quando parlano di una donna a proposito del posto fisso, nel titolo non mettano solo “precaria” ma anche “single” (sul Corriere, settimana scorsa). Il mio discorso è moralista e peregrino? Io non credo, e infatti ci tornerò sopra. Sarò pedante. Sarò un po’ come Claudia Mori a XFactor, che infatti sta simpatica solo a me. Ho già comprato un set di parrucche.

You Will Meet A Tall Dark Stranger

27 ottobre 2009

a) è quello che sogna il Pd, alla vana ricerca di un Obama nostrano.

b) è quello che pronosticò a Marrazzo una maga di Trastevere nell’estate del 2004, qualche mese prima che si candidasse alle Regionali.

c) è l’oroscopo della settimana di Rutelli, che convergerà nel Grande Centro con Magdi Allam.

d) è il titolo del prossimo Woody Allen, quello con Banderas (son già lì).

«Ho visto un sacco di roba strana in vita mia»

26 ottobre 2009

qtIeri sera, mentre mi arrivavano gli update sulle primarie, eravamo in otto a casa di un’amica. Dei presenti, solo in due avevamo votato, e tutti e due per Marino. Gli altri sapevano delle primarie, sì, certo, che discorsi. Sapevano dei tre candidati, e delle loro differenze, e anche dell’urgenza di avere un serio partito di opposizione, in questo paese, e però a votare non c’erano andati. In generale, contestavano al Pd il fatto di non aver lanciato in questi anni nessun messaggio tale da incentivare ad andare ieri al seggio, versare 2 euri (richiesta sgradita ai più) e contribuire ad indicare il nuovo segretario. Diciamo che la media anagrafica dei presenti era 28 anni. Diciamo che il voto di queste primarie è stato decisamente poco giovane, any sense. (Diciamo anche che un voto più giovane avrebbe forse premiato di più la mozione Marino, ma lo mettiamo tra parentesi.) Auguri, e tanti, a Bersani, perché il suo lavoro dovrà partire proprio da questo buco generazionale. Gli daremo una mano. Il ricambio (in testa nel contest delle parole più abusate dell’anno) deve essere innanzitutto elettorale, i vecchi iscritti che votano di default non ci saranno più domani, e i più giovani, come quelli che erano con me ieri sera, non trovano per ora ragioni per farlo. Poi sono tornato a casa, e ho acceso la tivù, e nessuno parlava di Pd e di primarie, e c’era solo Tarantino tutto maciullato e senza un occhio in un film del suo amico Rodriguez, e diceva: «Ho visto un sacco di roba strana in vita mia». E sono andato a dormire.

Meet the Obamas

23 ottobre 2009

(Va detto che è la foto con cui Annie Leibovitz può pagarsi i debiti.)

obamas

Nell’attesa

23 ottobre 2009

spaziobiancoCi vogliono 50 giorni per scoprire se la bambina nata prematura di Margherita Buy ne Lo spazio bianco sarà destinata a vivere o morire. Per questo mio vizio di politicizzare sempre tutto – o per via di una certa noia che mi ha preso a metà film – mi sono convinto che quella bimbetta fosse il Pd, a cui però ci sono voluti più di due anni per non capire ancora nulla del suo destino. Del resto, il tema (non solo del film) è sempre l’attesa, e con l’attesa non possiamo farci nulla, hai voglia ad ingannarla. Oggi esce invece Lebanon (una traduzione in effetti era molto difficile), che ha vinto quest’anno il Leone d’oro. Racconta di tre soldati israeliani chiusi dentro un carrarmato durante la guerra in Libano. C’è quello che pare destinato a comandare, quell’altro che ha un po’ di esperienza ma non è molto convinto, il terzo che è più giovane e inesperto ma con grande senso umano. Anche per loro si tratta di vivere o morire. Io però stavolta non ho detto niente: siete voi, vi sento, che state facendo paragoni con le primarie del Pd. (Comunque pure lì, parentesi, mi sono abbioccato. Quest’attesa mi ha stufato.)

10 buoni motivi per votare Ignazio Marino

22 ottobre 2009

Ultimi giorni, affrettatevi! Primarie del Pd domenica 25 ottobre, a soli 2 euro! (E dal 23 ottobre siamo anche qui.)

10. Perché avrebbe accettato un serio confronto a tre con gli altri candidati. Che non fosse, s’intende, solo roba come l’intervista finto-gggiòvane delle Iene. (A proposito: studiate ragazzi, perdio! è ovvio che oggigiorno qualcuno, prima o poi, vi chiederà qualcosa su Lady Gaga.)

9. Perché è una persona normale. D’accordo, non è così normale fare trapianti di fegato ai babbuini, nella vita, ma il medico è una professione più comprensibile per la maggior parte degli elettori che trent’anni di poltrone, o poltroncine, o poltronissime (o seggiole delle Frattocchie, che oggi van giusto bene per i mercatini del vintage).

8. Perché è nato sotto il segno dei Pesci, e d’accordo che io sono di parte, ma le stelle dicono che Urano quest’anno è in buona, però non può fare tutto da solo.

7. Perché queste primarie, per questo Partito, sono l’ultima occasione per (soprav)vivere, come cantava qualcuno, e la posta in gioco non è meno alta che nel giro precedente. (A scanso di equivoci: la canzone citata è anche quella col ritornello che fa «Uno come te / io non lo troverò mai più / uno come te», e non è riferita a nessuno il cui nome inizi per W.)

6. Perché questo deve diventare un partito “for dummies”, semplice, trasparente, che lo voti e poi sai cosa ti aspetti. (Cosa che non è avvenuta le tornate scorse per piccole cose che vanno dalla legge sul conflitto d’interessi ai Pacs, tanto per dirne un paio.)

5. Perché quando uno dice Ignazio Marino non spuntano all’improvviso pacchetti di 20.000 tessere, come è successo a qualcuno, da qualche parte. Marino lo votano le persone, non le correnti, e – come canta qualcun altro – non è un piccolo particolare.

4. Perché il (ri)cambio non è solo quello dei calzini.

3. Perché la contemporaneità è un valore che manca in questo Paese, dove il modello è ancora il gagà degli anni ’50 che sogna il boom e corre dietro alle sottane. E Marino è il più contemporaneo dei tre candidati: sta alla politica italiana come Tutti pazzi per amore sta alla nostra fiction.

2. Perché è il momento di prendere una posizione ferma e chiara sul lavoro (senza lasciare che sia la Marcegaglia a rispondere sul tema posto fisso, così, per dire); sull’economia (senza più le assenze al voto contro lo scudo fiscale, per dirne un’altra); sull’immigrazione (senza lasciare più che subito dopo questa parola venga in mente “Gianfranco Fini”, nel gioco delle associazioni di idee); sulla laicità e i diritti (senza le fregole sul diritto al dissenso di certi deputati); sull’ambiente (senza più i “ma” a proposito di nucleare, che nel caso di alcuni altri candidati non finisce nemmeno nel programma).

1. Perché ve lo dico io, che discorsi. (E pure il Gabibbo.)

«È finita l’epoca del posto fisso»

20 ottobre 2009

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I calzini turchesi

19 ottobre 2009

calziniSono diventati da un paio di giorni il nuovo tormentone del Pd. A parte che mi immagino l’assistente di Franceschini quando lui (o chi per lui) gli ha detto di procurargliene un paio, da sfoggiare poi in una zoomata del Tg5. Comunque. Io non so se l’indignazione si manifesta a colpi di calzini (finora associavo “indignazione” e “calzini” solo per ragioni olfattive, ma è un’altra storia). Credo, lo dico da sempre, che il Pd abbia grande bisogno di uscite anche simboliche, e questa poteva essere una di quelle. Il problema però è che i messaggi non arrivano mai. Stamattina alla radio parlavano tutti dei calzini turchesi, è vero, ma come segno dell’incapacità cronica della sinistra di essere alla moda. Il “caso Mesiano” – perché sempre e solo di “casi” si tratta – scivolerà via molto in fretta. Ieri a pranzo io l’ho visto il Tg5, dopo mesi senza incrociarlo. Le notizie vere – per enfasi giornalistica e durata dei servizi – erano il matrimonio tra il tartufo d’Alba e la mozzarella di bufala (giuro), e un signore che insegnava come approcciare per il verso giusto i cavalli (ri-giuro). Lo zoom sul calzino del SegreDario è passato sotto silenzio. Io, comunque, metto sempre calze a righe tutte colorate. Su quelle di oggi c’è anche un filo di turchese, casomai servisse a qualcosa.

PS: Comunque ultimamente sempre di calze si tratta. Ieri ho anche visto quello spot. Brutto è brutto, ma parlare di vilipendio all’Inno nazionale, suvvia.


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