Ultimo spettacolo

supervarietàIeri sera, dopo il tiggì, son capitato sul più bel programma della tv nazionale, che è Supervarietà. C’era Mina, ovviamente, che faceva la “bacianda” nelle braccia del “baciatore” Amedeo Nazzari. Poi Sandra Mondaini e Raimondo Vianello, che erano due geni, e battibeccavano – in pieni anni ’50 –perché lei aveva rifatto casa con tutte le diavolerie moderne, tipo pareti di vetro «che spezzano l’ipocrisia e ci uniscono in un abbraccio universale». Poi Lino Banfi cantava Quando quando quando in latino, ovverossia Usque usque usque. E poi Carlo Dapporto che raccontava barzellette, non bellissime per la verità, ma meglio di quelle di Totti; e Luciano Salce che provinava una scosciatissima Lory Del Santo e le affidava la parte di Otello; e Renato Pozzetto, altro genio assoluto, nei panni e negli scaldamuscoli di un aspirante ballerino che voleva essere Raffaella Carrà. E Nino Frassica il mio preferito, e Renato Zero in palandrana alla Barbra Streisand, e Simona Marchini, che non dovevamo dimenticare così. Oggi nessuno apprezzerebbe (per non dire: capirebbe) la maggior parte di quegli sketch. Non Lory che vuol fare il Moro di Venezia, né la “bacianda” Mina, figurarsi Quando quando in perifrastiche attive (ed era Lino Banfi!). Oggi il metro di misura è il didietro di Belén e il davanti dopato di Berlusconi. È quel film passato ieri a Venezia di cui chiunque in rete ha linkato il trailer. Leggo che l’Economist ha fermato le rotative per pubblicare la notizia delle dimissioni di Boffo, «vittima del premier italiano». Da noi a quell’ora c’era probabilmente Teo Mammucari. In tv, si capisce.

PS: Prometto che quest’anno vedrò XFactor. Almeno un po’. Comunque.

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5 Risposte to “Ultimo spettacolo”

  1. augusto Says:

    Dovremmo guardare intorno a noi, osservare capire….. ed agire rilanciando concetti di attiva solidarietà.

    Dimentichiamo 1816 il suo bibliofilo e i suoi troppi complici, ricordiamoci invece, di quanti AGISCONO positivamente:
    Emergency, Libera ed altri ancora ed aiutiamoli concretamente, oppure rassegnamoci ad una continua vittoria della sottocultura oggi imperante.

  2. Rossano Lambertini Says:

    A me, quando sento parlare di Berlusconi come “grande comunicatore”, viene da ridere. Con 5 televisioni (che sono quelle con cui si infoma circa il 90% degli italiani, la stampa e Internet sono
    per pochi) a disposizione (e Mentana papabile per il TG3…) in grado di enfatizzare o sminuire, secondo opportunita’, qualsiasi evento, anche il mio cane (che non ho…) diventa un grande comunicatore. La prova sta proprio negli effetti, come dire, collaterali. Le Tv di Mediaset (e la Rai a ruota, ca va sans dire…) non portano acqua al loro proprietario solo con la “politica” nei TG (cosa che, per carita’, fa’ eccome…), ma soprattutto con l’abbassamento della qualita’ dell’offerta televisiva (con cui, tra l’altro, gli inserzionisti pubblicitari vanno a nozze). Uno degli effetti, per dirla con Eugenio Scalfari, e’ la scomparsa di quell’elemento essenziale della vita democratica che e’ l’opinione pubblica. Mattia Carzaniga, scrive due righe sul suo blog che riportiamo qui di seguito.

    …e qui ho linkato per intero il tuo bellissimo pezzo.
    Sul nostro blog del circolo PD dello storico quartiere di San Giuliano a Rimini (il piu’ bel blog di partito d’italia…, vero?) troverai altre tue citazioni (sempre correttamente corredate di credits…)

  3. Supervarietà « Cheto in un cantuccio attendo in quiete Says:

    […] Settembre 4, 2009 at 10:14 am (Informazione) D’estate, rai uno,  vecchi spezzoni di televisione d’altri tempi: mina una volta su tre, raffaella c. le restanti due. Ma mattia carzaniga ha un’opinione diversa, condivisibile, qui […]

  4. Limo Says:

    Anch’io lo guardo Supervarietà. E mi piace molto, ma proprio come “operazione nostalgia”, perché molti degli spezzoni non fanno né ridere, né tengono compagnia, né sono di particolare livello culturale. Sembrano nati apposta per riempire il pre-serale di 40 anni dopo. Possiamo dire che “vedevano avanti”?

  5. Tommaso Tognotti Says:

    Ritengo il Supervarietà un programma squallido il cui unico scopo è di contribuire a fossilizzare il paese in una realtà provinciale, fatalista e bassamente materialista. Mentre “i giovani” si fanno fare il lavaggio del cervello davanti a programmi come Amici, Big Brother, e simili, quelli di una certa età si dilettano nell’osservare vecchi cantanti e attori (molti dei quali esageratamente sopravvalutati) lasciarsi andare in show e sketch ridicoli che propongono i soliti deprimenti messaggi: “che bella l’Italia”, “evviva il vino e le belle donne”, “c’è sempre un modo per farla franca infrangendo le regole”, etc. etc. Messaggi che – anche se attraverso forme diverse e più “moderne” – continuano a caratterizzare la cultura televisiva dell’Italia contemporanea. Quindi o “Supervarietà” o Big Brother il risultato è lo stesso: il paese non si smuove dal suo provincialismo, dalla sua mancanza di una cultura capace di far crescere una società al pari degli altri paesi europei o sopra.
    Cosa ancor più squallido è tuttavia il dover pensare che la TV sia l’unico mezzo crescita culturale di questo paese ieri come oggi. Io ho smesso di guardarla da tempo e spero che tanti altri facciano altrettanto, se non l’hanno già fatto.

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