«That’s where I sail»

tedMi è sempre sembrato uno che faceva il suo lavoro, Ted Kennedy, l’ultimo dei bros. (maschi) ad andarsene. Non aveva quella luce dei fratelli, ma è diventato uno dei senatori più amati d’America. Si occupava (bene) di sanità, scuola, lavoro. Non era del tipo «I used to be the next president of the United States», e infatti perse la nomination nella corsa democratica alla Casa Bianca contro Jimmy Carter (“il più grande mostro della Storia”, secondo i Simpson). Non filava con Marilyn, né con Jackie – almeno così pare – ma era un Kennedy, e nell’armadio (mica tanto) aveva lo scheletro di un’amante affogata dopo un incidente (lui guidava) in un posto dal nome improbabile (Chappaquiduick: jokes e parodie si sprecano). Era il prezzo da pagare per vivere a Camelot. Dicevano che era quello che in famiglia scampava ad attentati e tragedie varie. Era l’ultimogenito di casa, ed è diventato il patriarca. Ultimamente lo avevano preso un po’ in giro, perché era grasso (girava il nickname Jabba the Hutt), per i suoi tanga in spiaggia (questo resta inspiegabile), per quelle cose che finiscono su Tmz. Poi, il cancro. Poi, quel gran bel discorso alla convention di Denver. Obama gli voleva bene. A me è sempre sembrato uno che faceva il suo lavoro.

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